
Scream Queens si è posta, fin dal suo esordio, come la valvola di sfogo di Ryan Murphy: il prodotto perfetto per riversare sul piccolo schermo i suoi deliri glamour e postmoderni senza alcuna riserva o freno inibitore.
A giudicare dall’episodio d’apertura di questa seconda annata, “Scream Again”, lo show non sembra affatto intenzionato a cambiare direzione.
La trama della seconda stagione si apre in maniera quasi speculare alla prima: dopo essere state scagionate per i delitti del Red Devil, le Chanel cercano di riabilitarsi agli occhi della società lavorando come infermiere presso la C.U.R.E. (Caregivers United in Restorative Etiology), una clinica privata per malattie incurabili gestita dalla rettrice Munsch, ma l’incolumità di medici e pazienti viene minacciata da Green Meanie, un killer mascherato legato a un fosco omicidio compiuto nella clinica anni prima.

Le new entry del cast di quest’anno, John Stamos e Taylor Lautner, oltre a dare un ulteriore dose di verve demenziale alla serie, rivelano l’abilità di Murphy nel prendere icone del piccolo e grande schermo per dissacrarle totalmente, affidandogli ruoli tanto idioti quanto diametralmente opposti a quelli cui il pubblico è abituato ad associarli. Il primo, già abituato ad indossare il camice dai tempi di General Hospital e E.R., interpreta il dottor Brock Holt, medico laureato ad Harvard che ha perso la mano infilandola in un tritarifiuti, personaggio dal background oscuro e carico di riferimenti pop: la sua carriera da chirurgo stroncata da un “tragico” incidente allude alla genesi del Dottor Strange, personaggio a fumetti della Marvel, e la mano trapiantata dotata di vita propria non può che far pensare all’arto impazzito di Peter Sellers ne Il Dr. Stranamore.

La vera forza dello show, tuttavia, sta nella vena sovversiva con cui gli autori prendono generi e format televisivi della contemporaneità per dissacrarli in forma di parodia. La scarcerazione delle Chanel (la sequenza più divertente dell’episodio) fa esplicitamente il verso a Making a Murderer e a tutto il nuovo filone documentaristico che Netflix ha contribuito a rendere mainstream; la clinica privata e l’improbabile scoperta della cura per la paziente (una giovane affetta dalla sindrome del Lupo Mannaro) sono una chiara presa in giro di Dr. House, mentre il restyling finale della paziente ridicolizza lo spirito dei programmi TV alla Extreme Makeover.

Scream Queens riconferma tutto il suo potenziale comico e ribadisce la sua natura di divertimento senza pretese, stabilendosi come uno dei migliori guilty pleasure che la televisione ha da offrire.
Voto: 7

Concordo con la recensione, molto accurata. Tuttavia trovo che questa première, pur essendo consapevole nel fare il suo gioco, non abbia la stessa forza della precedente e in più punti risulti noiosetta. Forse è un effetto dovuto al già visto che in un episodio introduttivo come questo di certo pesa di più, quindi starò a vedere. Ma rimango un po’ delusa.