Dopo il finale sorprendente della passata stagione, torna The Fall con l’ammaliante bellezza della sua estetica e il suo lento scivolare negli abissi dell’animo umano, ma anche con più di qualche punto interrogativo circa il proprio futuro.
Quel che è certo è che c’erano dei forti dubbi sulla prosecuzione della trama di The Fall, che sembrava aver esaurito il suo arco narrativo (perlomeno quello legato alle vicende di Paul Spector) nel corso della seconda stagione, salvo il cliffhanger che lasciava proprio il personaggio di Jamie Dornan in bilico tra la vita e la morte. L’impressione di questa premiere è che, sebbene la serie continui a brillare per la delicatezza con cui accarezza ogni dettaglio (pur essendo una puntata ambientata in ospedale il silenzio, i volti, le inquadrature trasudano tutta la raffinatezza a cui The Fall ci ha abituato), allo stesso tempo non abbia lasciato intendere la presenza di nuove idee che possano dare nuova linfa alla narrazione.
La puntata sembra infatti più un epilogo della precedente stagione, un episodio che, oltre a non avere proprio un nuovo inizio (ci sono forse un paio di timidi indizi), lascia ancora in sospeso i nodi del finale (le condizioni di vita di singoli personaggi). Se effettivamente consideriamo che ogni stagione si snoda per sole sei puntate, questo rappresenta il punto più debole e grave di questa premiere. Se da una parte era giusto dare un po’ di respiro dopo il cliffhanger del precedente anno, affrontando le conseguenze da esso derivate con la stessa perizia di dettagli con cui The Fall ha sempre amato raccontare i propri personaggi e la propria storia, dall’altra sarebbe stato giusto anche fornire lo spettatore di una direzione narrativa che qui invece si fatica a trovare, persa anch’essa tra i labirintici corridoi dell’ospedale.
Il ritmo è come al solito ammaliante, la bellezza con cui le esistenze di personaggi principali e secondari si intrecciano, si sfiorano, si toccano, raggiunge picchi elevatissimi, ma in generale si comincia a percepire una certa stanchezza anche in questo senso. Lo si evince nei segmenti onirici di Paul: mai The Fall si era lasciato andare troppo al sogno, rimanendo sempre invece fedele al minuzioso dettaglio del vero, facendo proprio del realismo quotidiano dei personaggi il suo punto di forza e marchio di fabbrica. Il segmento onirico, oltre all’estetica e alla dinamica un po’ facilona (il tunnel, la voce della madre da una parte, quella dei figli dall’altra), sembra invece voler spostare la serie su un orizzonte maggiormente improntato al drama mainstream che allo sperimentalismo.
In questo senso, funziona molto di più l’inserto finale di Stella ai piedi del letto di un’anziana malata, che gioca sul piano del simbolico pur rimanendo aderente al realismo della serie. A parte questo, lo show sembra avere per ora poca benzina, fatta eccezione per il morboso rapporto tra la protagonista e Paul (sottolineato dal collega Tom, con il quale il duo sembra idealmente già aver instaurato una sorta di immaginario triangolo), che però da solo è troppo poco per poter offrire materiale sufficiente e dare un proseguo al thriller che ci ha accompagnato già per due anni. Altra nota (sempre più) stonata è quella di Katie, personaggio ormai sempre più macchiettistico e anche qui improntato più al dramma spicciolo che non al contesto della serie.
La paura generale è che la serie (che sarà comunque l’ultima di Jamie Dornan, a quanto detto dai produttori), più che continuare per motivi artistici, stia cercando di sfruttare il potenziale dei due protagonisti esplosi proprio in questi ultimi due anni (Dornan con il successo di 50 Sfumature di Grigio, la Anderson rinata dopo le felici esperienze di Hannibal e del revival di X-Files che l’hanno riportata all’attenzione del grande pubblico). Dato il successo in termini di ratings (si è anche raggiunto un accordo con Netflix per la vendita in più di 200 paesi), il timore è che al momento si stia cercando di portare The Fall su un orizzonte più mainstream, alla ricerca di un compromesso tra sperimentalità e necessità di un drama più accessibile.
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