
Lo show targato FX è incorso in un problema insormontabile ed inaccettabile per un prodotto che si autodefinisce comedy (nonostante le derive drama che abbiamo potuto apprezzare): ha smesso di far ridere. Come ha dimostrato “Twenty Two” l’efficacia drammatica è rimasta inalterata, in grado di rappresentare con crudo realismo gli orrori e le difficoltà di una generazione. Ciò che sta venendo a mancare è l’ispirazione comica, della cui assenza è esempio perfetto “The Last Sunday Funday” in cui le vicissitudini recenti dei protagonisti sono lasciate momentaneamente in un angolo e il focus si sposta sulla caccia ad un bar clandestino.
L’episodio altro non è che la copia sbiadita ed inefficace dei due corrispettivi delle annate precedenti. Il problema va cercato nell’effettiva difficoltà di suscitare stupore quando, fin dall’inizio, si è puntato al massimo mettendo in scena l’assoluta autoreferenzialità e l’incapacità di intrattenere relazioni sane con il prossimo. Quasi di punto in bianco i modi per sorprendere, per creare quelle situazioni di straniamento, sembrano essersi esauriti. L’ennesimo atto di menefreghismo di Jimmy, la sottomissione di Paul ai desideri della moglie, la mancanza di interesse nei confronti della sofferenza di Edgar sono comportamenti a cui gli autori ci hanno abituato e sollevare l’asticella è un compito arduo.

“The Only Thing That Helps” è invece il non del tutto riuscito tentativo dello show di rifugiarsi nella propria comfort zone. Uno dei motivi per cui Jimmy, nonostante lo spazio concessogli, è il personaggio dalla costruzione meno solida è la mancanza di un background di spessore. Con il susseguirsi delle puntate, infatti, siamo venuti a conoscenza della depressione di Gretchen, della sindrome di Edgar e abbiamo potuto constatare l’abissale ignoranza di Lindsay: gli aspetti delle loro esistenze che li rendono “the worst” nella vita di tutti i giorni.

Il messaggio che ci passa You’re The Worst è quello di un’incomunicabilità dovuta, più che all’effettiva difficoltà nell’esprimersi, all’egocentrismo delle persone che sono troppo chiuse in se stesse per aprirsi agli altri e all’ascolto. Incapace di ascoltare e di esporsi se non per rinfacciare al padre le sue bugie, Jimmy fugge con le ceneri alla ricerca di una catarsi che non può arrivare; con il funerale riemergono soltanto le frustrazioni del passato e l’indifferenza che aveva mostrato fino a quel momento si scioglie in un pianto disperato e rabbioso. Le lacrime non possono essere liberatorie ed anche il gesto finale, il goffo tentativo di scagliare via le ceneri paterne, gli si ritorce inesorabilmente contro, ad indicare come la presenza ingombrante del genitore e della famiglia continuerà ad accompagnarlo per tutta la vita.

È molto triste esprimere un giudizio simile ma, dopo le vette della seconda stagione, lo show sembra condannare lo spettatore a vivere di ricordi e ad attendere i pochi momenti di una certa caratura in cui ancora riesce a prodursi. La speranza è che qualcosa possa cambiare, ma all’orizzonte non si intravedono sviluppi narrativi tali da restituire allo show la sua vivacità.
Voto 3×06: 5
Voto 3×07: 7+
