
Sin dagli esordi lo show si sviluppa intorno agli effetti generati dalla vicenda di Daniel: il suo dolore, quel senso di opaca confusione, quella perenne sensazione di smarrimento si riflettono in maniera speculare su tutti i membri della sua famiglia, per anni appesi al filo di un’ostinata speranza. Adesso, giunti a un epilogo un po’ diverso da quello sperato, il distacco da Daniel anziché limitare questa sensazione l’amplifica ancora di più: l’intera famiglia Holden-Talbot si ritrova costretta a riprendere un flusso di quotidianità a cui nessuno è più abituato, tutti dovrebbero tirare un sospiro di sollievo e provare a ripartire, ma è come se ognuno di loro, alla stregua di Daniel, fosse imprigionato in un limbo che non riesce a superare.

I’ve never wanted to farm pineapples in Paris in any decade. Why is that so hard to believe?

A sostegno e a complicazione di tutti questi dubbi, arriva l’offerta per il negozio, che scoperchia completamente il cumulo di rimpianti su cui da tempo Janet è solita adagiarsi. Ma le sue idee sono tutt’altro che chiare, e nel tentativo di condividerle con il marito finisce invece per incrinare i già precari equilibri su cui si fonda il loro matrimonio. Ted, infatti, non sa più come muoversi, non sa più cosa dire, si sente come intrappolato in un campo minato.

Il dialogo in macchina tra i due coniugi è l’emblema di come un’unione possa disintegrarsi dall’interno, senza far nessun rumore.
I don’t want to corner you, Tawney.

Teddy ha smesso di lottare affinché le cose restino uguali al disegno che si era fatto per il futuro; gli ultimi eventi lo hanno portato così lontano dal punto di partenza che non riesce neanche più a riconoscersi in quell’uomo che imperava a fianco della moglie nella foto all’ingresso di casa. Con profonda tristezza e attingendo a una forza lucida seppellita tra la rabbia, decide di dare addio alla sua vecchia vita; così consuma un’ultima cena tra i cimeli di un amore fallito, interrotta dall’esplodere di un allarme che gli ricorda di essere un estraneo nella propria casa, nella propria vita.
Tawney, per quanto la decisione del marito la metta nella comoda posizione di non dover addossarsi la responsabilità della scelta, è come investita da un senso di profonda solitudine, amplificato dalla morte di quel Mr. Zeke che le aveva ricordato il valore della condivisione e dell’amore su dovrebbe fondarsi un matrimonio. Per quanto abbia acconsentito al divorzio, non è in grado di comprendere cosa desidera, non sa se sentirsi libera oppure se intavolare una lotta per cambiare la situazione. Il flusso dei suoi pensieri gira a vuoto, la sua figura sembra imprigionata in un’immobilità che materializza quella sensazione di inerzia da cui Teddy ha bisogno di liberarsi.
Can’t save you, Daniel. I’m sorry. But I could hold you. If you’d let me.

Tuttavia, per quanto sia doloroso scontrarsi con quei ricordi che lo riportano verso traumi che sarà difficile cancellare, e sembri sempre più arduo buttarsi nel flusso di una quotidianità che non conosce neppure, comincia ad affiorare in Daniel una tenue volontà di prendersi cura di sé.
Il confronto con il gesto di Manny ha dissolto in un sol colpo tutta l’energia positiva conferita dal viaggio con Chloe dello scorso episodio; in quel frangente, oltre alla scoperta del gelato, Daniel si era messo di fronte a sensazioni inesplorate, che lo hanno indotto verso quella fugace sensazione di positività che non ha ancora imparato a conoscere. Si era elevato verso il primo scalino, ma una volta tornato a ‘casa’, i gemiti di Manny lo scaraventano di nuovo a terra.

Nonostante ciò, c’è in Dan una sottile forza, un impeto quasi impercettibile: sebbene sia di nuovo a terra, e le circostanze lo abbiamo riportato al punto di partenza, Daniel conosce, seppur non ancora profondamente, la sensazione che accompagna la risalita.
A parte il monologo della première, con cui mette a nudo le contraddizioni della sua anima, l’esordio di questa stagione finale ci presenta un uomo cristallizzato in un immobilismo emotivo; l’incontro con Chloe ha dato una piccola scossa, scuotendo quell’adolescenziale animo romantico che, per forza di cose, Daniel conserva ancora intatto.
In questo episodio arriva il cortocircuito: il passato si scontra con il presente e distrugge la rosea immagine di un ipotetico futuro, al lieve ottimismo segue una forte ondata di sconforto, a cui Dan non può non aggrapparsi con la tranquillità di chi sceglie la strada più nota. Ma adesso c’è qualcosa di diverso, abbandonandosi a quella sensazione che conosce così bene al punto da considerarla come una seconda pelle, si rende conto di non essere più solo: nell’abbraccio di Chloe e nella cura dei suoi coinquilini, Daniel intravede quella parte di se stesso che stava volontariamente lasciando andare via.
“Pineapples in Paris” è un altro splendido episodio che conferma la grande qualità di questa annata finale. Con la sua classica eleganza espositiva, Rectify costruisce un racconto capace di andare a toccare le corde più intime dei vari personaggi, incastrando la progressione narrativa in un fluire di sensazioni mai esplicitate, ma lasciate sospese nella pregnanza di un’inquadratura, di un’espressione, di un susseguirsi di immagini.
Voto: 8+

Davvero stupendo il modo nel quale stanno portando a compimento questa storia, che per me in questa ultima stagione (salvo che nel secondo episodio) merita il 9. Grazie comunque per la bella recensione Francesca.