
In queste fasi finali, Broadchurch crea come un’eco con il suo passato riprendendo lo schema narrativo della prima annata, ma attualizzandolo in un presente completamente diverso, sia per l’entità degli eventi che tutti i personaggi si portano dietro come un fardello, sia per la struttura dell’indagine. Investigare su uno stupro – a maggior ragione se si pensa che possa essere seriale – si porta dietro una complessità d’approccio non indifferente: la vittima è lì, ancora in vita, persa in una sensazione di paura e disagio che ha il potere di espandersi, dilatando lo spettro narrativo fino a mettere in secondo piano la linea di detection per soffermarsi più dettagliatamente sulle concrete conseguenze del crimine che si cerca di risolvere.
La potenza di una serie come Broadchurch sta proprio nel riuscire a tessere insieme suspense e introspezione psicologica, analisi del crimine da un punto di vista strettamente investigativo e attenzione agli effetti che tutto ciò può avere in una persona, in una città. L’intero paese viene messo all’interno di un torchio, da cui fuoriesce tutto il marcio che si nasconde dietro a un perbenismo di facciata, a silenzi assordanti, a vite che scorrono senza linfa.
How is he allowed to control our lives like this?

Mettere a confronto il dolore di queste tre donne allarga ancora di più lo spettro d’indagine sulle conseguenze del reato, sull’entità dello spasimo che ognuno vive in modo diverso, e di conseguenza enfatizza come la sofferenza riesca a stagliarsi sul corpo di queste donne lacerando la loro più intima essenza.
Put things to rest. And live in the present. Please.

A nulla valgono le richieste d’amore di Chloe, o le esortazioni di Beth: Mark ha bisogno di trovare un varco personale per dare una cesura a una sofferenza che non gli permette di andare oltre.
Il confronto con Joe è uno dei momenti più intensi dell’intera serie: il dolore scorre prepotente tra le loro sofferte esistenze, mostrandoci vittima e carnefice entrambi imprigionati in un abisso. Per quanto le loro posizioni non siano solo diverse ma opposte, lo sguardo è lo stesso, il loro dolore ha la medesima macabra intensità; ed è proprio per sentirsi ‘migliore’ rispetto alla dichiarata codardia di Joe che Mark trova il coraggio di farla finita. Non pensa alle sue figlie, né tantomeno a Beth e alle conseguenze che la perdita potrebbe avere su di loro, pensa solo a quella stanchezza, a quell’inerzia che gli impedisce di essere un buon marito, un buon padre.

Broadchurch, in un modo e nell’altro, ci mostra come il dolore possa avere una marca intima e personale da dipanarsi in maniera completamente diversa da una persona all’altra: due genitori, un padre e una madre, che hanno entrambi lo stesso ‘diritto’ di sofferenza, affrontano la cosa in maniera quasi opposta, e, per quanto ci si sforzi di analizzare le cose con oggettività esterna, riuscire a comprendere davvero cosa attraversa le loro viscere è una missione impossibile. Ci resta addosso l’eco di una sofferenza assordante che, in qualsiasi modo si dipani, resta sempre attiva e presente.
Never works, being nice. I’m done with it.

La sottigliezza di queste sfumature è ancora più accentuata dall’interpretazione sempre perfetta dei due protagonisti, che riescono a mantenere la neutralità del loro ruolo narrativo senza perdere la loro intima umanità, assumendo quindi uno spessore tridimensionale, non cristallizzato nel cliché del detective disturbato e condannato da quell’alienazione consequenziale alla tipologia del proprio ruolo: Ellie e Alec sono un uomo e una donna che cercano con tutte le forze di andare avanti,soprattutto come persone e non esclusivamente come paladini della giustizia.

Importantissimi per l’economia della stagione, questi due ultimi episodi hanno anche il compito di portare la serie a un più alto livello di coerenza strutturale, dando una conclusione definitiva alla storyline da cui tutto si è generato: Joe confessa l’omicidio di Danny. In maniera inusuale rispetto alle consuetudini di genere, la verità non arriva da un’indagine o da un processo, ma da un intimo e privato confronto tra le parti, spostando così l’accento dalla risoluzione del caso alla rappresentazione del dolore. Broadchurch ha compreso e portato avanti una delle suggestioni potenziali del genere crime: la verità oggettiva ha mille facce, e spesso non coincide con la giustizia.
Voto 3×06: 8+
Voto 3×07: 7/8

Questa è forse la mia stagione preferita di Broadchurch. È un vero peccato che finisca. Ottima recensione, Francesca.
PS: Io forse avrei dato mezzo voto in più.