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Girls – 6×10 LatchingYou had a fast car, I got a ticket to get us out of here… (Marnie)

Parlando di TV, non è facile capire quando ci si trova davanti ad un momento storico, che divida chiaramente il corso degli eventi in due, un dopo da un prima, sicuramente diverso e in alcuni casi migliore – come in questo. È difficile capirlo soprattutto all’inizio, quando tutta la serie di cambiamenti è ancora lontana dal succedere ma gli eventi si sono già messi in moto per creare qualcosa di straordinario.

Il 15 aprile 2012 può essere considerata una data storica, perché ha visto la nascita di Girls, dramedy di HBO, che si è conclusa ufficialmente con “Latching” cinque anni dopo; non è esagerato parlare di pietra miliare, ancora prima di dare giudizi di valore sull’opera: lo show di Lena Dunham non è importante perché bello, ma, pur essendo sempre stato uno show lontano dall’essere perfetto, sin dagli esordi era destinato a fare la storia della televisione moderna, senza neanche saperlo – o forse sì.

La Dunham sin da subito ha messo in cantiere un progetto ambizioso, quello di diventare la voce di una generazione, la sua, cercando di non prenderla tutta in esame, ma solo in parte; un compito estremamente difficile, perché se per raccontare le masse si può (o meglio ancora si deve) ricorrere a comportamenti largamente diffusi, riconoscibili da tutti e quindi stereotipati, per raccontare i singoli bisogna fare un’opera di cesello, che solo gli artisti sono in grado di fare. La creatrice e produttrice Lena Dunham incarna proprio questo concetto, quello dell’artista 2.0: se gli autori televisivi sono diventati i nuovi poeti, i nuovi cantautori, coloro a cui è affidato il compito di raccontare la vita in tutte le sue sfaccettature, anche se una per volta, Lena Dunham può fregiarsi a tutti gli effetti di questo titolo. Ma la Dunham, oltre a questo suo aspetto, fa parte come gli artisti del passato di un’elite culturale – ne faceva parte anche prima di dare vita ad Hannah Horvath –, la quale le ha permesso di creare lo show che l’ha resa un’icona globale. Il successo di Girls sta proprio in questo: il cortocircuito che si forma dall’incontro tra Lena Dunham e Hannah Horvath, tra un’esponente della cerchia culturale più alta del momento (fatta di occidentali, giovani, ricchi, eterosessuali e bianchi) e una delle critiche più efficaci proprio a questo gruppo di individui. Girls è una serie feticcio per questo tipo di intellettuali, mettendo in scena esattamente quel tipo di giovani costantemente connessi e altamente educati che non vedrebbero di buon occhio lo show.

Girls – 6×10 LatchingMa cosa c’è di particolare in una serie ambientata a New York che parla di quattro ragazze post-adolescenti? Questa descrizione potrebbe ricordare altri esempi di serialità di successo degli anni passati ed è interessante prenderli in esame per capire il terreno di gioco su cui si è voluta cimentare Dunham. Il primo caso è ovviamente Sex and the City: stessa città, stesso numero di personaggi principali, stesso canale televisivo, ma cambia la fascia demografica. Le quattro donne protagoniste sono affermate nel loro lavoro e quello che più vogliono è una stabilità sentimentale che vada di pari passo al ticchettio del loro orologio biologico. La seconda serie è Gossip Girl, ambientata in un mondo in cui nessuno è abbastanza vecchio per votare e in cui l’interesse principale è accrescere la propria popolarità. Girls si inserisce a metà tra i due, tra l’adolescenza e l’età adulta, in un mondo di mezzo fortemente contemporaneo, in cui i giovani finiscono il college e si scontrano con una realtà che non li aiuta e non li protegge più. Le ragazze di Girls sono eccessivamente istruite e disoccupate, credono di essere troppo per diventare assistenti, segretarie, cameriere, ma non sono abbastanza motivate da provarlo. Protagonista è quindi la generazione Y, i cosiddetti millennials, giovani nati dai primi anni ’80 ai primi anni 2000, e le quattro ragazze di Girls ne sono un ottimo esempio.

Girls – 6×10 LatchingTutto questo, benché assolutamente fuori dall’ordinario, non giustificherebbe da solo l’importanza che ha assunto lo show: perché, dunque, considerare Girls una serie storica? Lena Dunham, supportata dal produttore Judd Apatow, è riuscita a infrangere tutte le barriere imposte dai grandi network televisivi, traghettandosi dai film indie alla TV via cavo; l’idea che si possa fare televisione come diverse generazioni di giovani hanno fatto cinema indipendente o scritto romanzi di formazione sembrava difficile da realizzare, ma l’autrice ci è riuscita. Aver sfondato questa parete ha portato ad una vera e propria epifania per moltissimi altri autori televisivi, che hanno aiutato Dunham a creare un nuovo genere: Broad City, High Maintenance, Search Party, Insecure, Fleabag, Atlanta e Transparent sono solo alcuni esempi di serie che non sarebbero esistite se nel 2012 Lena Dunham non avesse avuto il coraggio di bussare alla porta di HBO con la voglia di creare un tone poem sulla vita dei millennials, che potesse raccontarne la crescita nel mondo di oggi. Accompagniamo Hannah, Marnie, Jessa e Shoshanna attraverso una fase molto particolare della loro esistenza, sei anni cruciali subito prima dell’età adulta nei quali si delinea quella che sarà la vita dell’individuo. L’unico scopo sembra essere quello di crescere, rispettando i propri tempi e limiti – atteggiamento tipico di tutti i personaggi che crea Dunham, eterni adolescenti, viziati e innamorati di se stessi. Arrivati alla fine, però, tutti devono fare questo passo, chi arrivando ad un buon livello di maturazione, chi aiutato dal destino.

Girls – 6×10 LatchingIl destino che ti cambia la vita è il quinto protagonista della stagione conclusiva di Girls (il sesto se vogliamo considerare New York un personaggio), che opera su Hannah in modo beffardo: la sua gravidanza è l’unica cosa che la forza a diventare adulta, che le dà una scossa tale da mettere in moto un cambiamento, non radicale (come si vede chiaramente nel finale), ma significativo; Hannah rimane sempre Hannah anche da madre, ma ora ha delle responsabilità a cui non può sottrarsi – ed è proprio questo che significa crescere. Non sorprende il fatto che anche in questo caso la maturità di un personaggio femminile sia misurata tramite una gravidanza, tema abusato negli anni passati, che ha interessato altre illustri donne telefilmiche (Miranda Hobbes, Mindy Lahiri, Rachel Green, Grace Adler). Ad un primo giudizio generale, non trovare un altro evento altrettanto importante nella vita di una donna fa sorridere, soprattutto in sceneggiature firmate da autrici apertamente femministe – o presunte tali; e questo non perché diventare madre sia una cosa da niente, ma perché sembra non si riesca a trovare qualcos’altro che riempia la vita allo stesso modo e che permetta di far compiere al personaggio quel particolare passaggio.
In questo caso il tema della gravidanza è strettamente legato al discorso pro life/pro choice che Dunham ha trattato nel suo Girls anche in passato. Non solo Hannah, ma altre due donne prima di lei hanno affrontato una riflessione sull’aborto: Jessa, nella prima stagione, avrebbe voluto interrompere una gravidanza che si è rivelata un falso allarme; Mimi Rose, nella terza, confida ad Adam di aver abortito senza neanche informarlo che era incinta; e per ultima Hannah, che affronta la gravidanza scontrandosi anche con l’opinione delle persone che le stanno intorno. Sorprendentemente Dunham fa fare alla sua creatura una scelta che nessuno si sarebbe aspettato e che sembra, se letta in modo superficiale, un passo indietro rispetto alle idee politiche e morali che l’autrice ha sempre avuto; in realtà le sposa in toto, sottolineando quanto il fronte pro-aborto non voglia l’estinzione del genere umano, ma veda questa pratica come una delle vie percorribili, una via dolorosa e definitiva, su cui ogni soggetto interessato deve poter riflettere in modo autonomo.

Girls – 6×10 Latching“Latching” si concentra sulle conseguenze di questa riflessione e sulla nascita di Grover, il figlio di Hannah e Paul-Louis (che ne sceglie il nome: “You know a name I always thought was cool for a boy was Grover“), in un breve epilogo, che non ha per niente il sapore di un finale di stagione, come invece aveva “Goodbye Tour“; il titolo del penultimo episodio sembra ironizzare sui finali di serie in generale, in cui tutti i personaggi tornano in scena per un ultimo inchino al loro pubblico, prima di tornare dietro le quinte e scomparire per sempre. La vena nostalgica con cui si chiudeva l’episodio è assente nel finale di serie, che sembra l’inizio di un nuovo capitolo, più che la fine di uno vecchio: è questo quello che Lena Dunham ci voleva comunicare, che la vita di Hannah non è finita, ma si è solo spento il riflettore che tenevamo puntato su di lei. Il suo trasferimento, il nuovo lavoro, i suoi impegni dal pediatra e tutte le altre mansioni tipiche di una mamma continueranno anche senza la nostra attenzione; probabilmente non vedremo mai Grover diplomarsi o i futuri risvolti amorosi di Hannah, ma va bene così, perché il messaggio principale è un altro: se Lena Dunham è riuscita a produrre uno show come Girls e Hannah Horvath ha saputo rimanere a galla tra precariato, relazioni amorose distruttive, disturbi mentali e una gravidanza senza padre, allora anche lo spettatore può farlo.
“Latching” apre il fianco a moltissime critiche, soprattutto da parte dei fan accaniti che aspettavano dei fuochi d’artificio per la fine e che in parte li hanno avuti proprio con quel tour d’addio al party di Shoshanna; chi poi si aspettava un happy ending non ha mai avuto nessuna chance di essere soddisfatto: da sempre è stato chiaro che a Dunham piacciono più le brutte realtà che le belle bugie, ed è per questo che il percorso di Hannah si chiude con le stesse insicurezze con cui si era aperto. Forse Hannah è un po’ più saggia di prima, come sembrerebbe dalle parole che rivolge alla ragazza a cui dona i vestiti, ma non lo è abbastanza da evitarle di spogliarsi per strada e farsi gli affari di perfetti sconosciuti.

Girls – 6×10 LatchingOltre a concludere tutto il percorso di Girls in modo intelligente, “Latching” cerca anche di mettere una toppa su uno dei problemi maggiori di tutto lo show: l’assenza di diversità. Dunham ha sempre dichiarato la sua volontà di raccontare un universo che conosceva bene, e anche che non sarebbe stata in grado di mettere in scena, per esempio, i problemi di un gruppo di ragazze di colore, troppo seri per essere raccontati senza cognizione di causa. Queste premesse hanno portato ad uno show poco multirazziale – con piccoli innesti saltuari di personaggi non bianchi – e miope anche sulla questione sessuale, prediligendo figure eterosessuali cisgender. Come per farsi perdonare di queste dimenticanze, Dunham ha voluto fondare l’epilogo del suo più grande show su tre fattori: la maternità da single di Hannah, la creazione della coppia di fatto Hannah/Marnie e la nascita di un bambino di colore. Le due ragazze diventano quasi una coppia che nasce ed esiste solo in funzione di Grover; il loro rapporto cambia lentamente durante tutto l’episodio, ricalcando i comportamenti classici delle coppie di sesso opposto. Anche il loro nuovo rapporto non potrà durare, così come era naufragato quello vecchio; Hannah si ritroverà per la seconda volta senza una figura di supporto, che la aiuti a crescere suo figlio. Anche il fatto che Grover abbia origini straniere da una parte strizza l’occhio al multiculturalismo, dall’altra riserva ad Hannah nuovi problemi da gestire e spiegazioni al figlio che probabilmente si sentirà in dovere di dare.

Girls – 6×10 LatchingNonostante questi problemi, che diventano dettagli di fronte alla totalità dell’opera di Lena Dunham, Girls è entrato nella storia perché ha sempre avuto la forza di andare avanti, con i suoi personaggi odiosi e magnetici – che sono sempre stati l’opposto di modelli da seguire; con il suo stile marcatamente hipster di chi ci sta provando (e a tratti anche troppo); con la sua irriverenza e lo spirito satirico; con la voglia di raccontare gli altri per dire qualcosa di se stessi; con l’obiettivo di dare una voce a chi ancora non si sentiva rappresentato da nessuno.

You had a fast car, I got a ticket to get us out of here… (Hannah)

Voto 6×10: 8
Voto stagione: 9
Voto serie: 9

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)


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Un commento su “Girls – 6×10 Latching

  • Travolta

    Questa ultima puntata ha completato la metamorfosi delle Girls oramai donne in tutto e per tutto .
    Una ultima puntata magari inaspettata ma per me a modo suo cruda e con le tematiche che hai elencato nella recensione ben in evidenza.
    Stagione conclusiva splendida.