Iron Fist – Stagione 1 2


Iron Fist - Stagione 1La macchina da guerra Marvel-Netflix, che felicemente aveva portato a termine la prima stagione di Daredevil, si è con il tempo rivelata sempre meno in forma, e con Iron Fist i problemi esplodono in tutta la loro potenza.

Sia messo subito in chiaro: Iron Fist non è quel disastro annunciato dalla critica americana che a pochi giorni dalla messa in onda aveva creato non poco panico tra spettatori e membri del cast (lo stesso Finn Jones ha dovuto abbandonare Twitter dopo una serie di polemiche non proprio felici). Eppure è innegabile che di fronte a questo prodotto, che pure ha riscontrato un ottimo successo – è la serie che ha incuriosito il maggior numero di spettatori nella storia di Netflix –, le due case di produzione dovrebbero riflettere attentamente: se infatti non c’è più tempo per The Defenders, la serie che prevede l’unione di tutti i quattro supereroi del piccolo schermo, e di cui speriamo di poter parlare in toni entusiastici, è evidente che in previsione delle prossime serie e delle prossime stagioni si debba ripensare la struttura produttiva.

Iron Fist - Stagione 1Il problema è sempre quello: quando qualcosa funziona, la produzione tende a riproporla finché non se ne esaurisce la forza propulsiva; d’altronde è quello che sta accadendo alla Marvel in ambito cinematografico e che ora sta soffrendo un’evidente fase di stanchezza (eccezion fatta per Guardiani della Galassia che ha avuto la possibilità di muoversi in modo indipendente). Quella stessa stanchezza che ha dato vita a prodotti mediocri è ora approdata anche alle produzioni Netflix-Marvel.

Il problema di Iron Fist, infatti, non è che sia brutto: è che è mediocre. Non c’è niente che faccia gridare allo scandalo, ma di contro non c’è assolutamente nulla di cui essere felici. A partire da quella prima stagione di Daredevil la qualità è sembrata via via scivolare verso il basso: Jessica Jones avrebbe meritato qualche episodio in meno, Luke Cage è noioso, Daredevil stagione 2 ha una seconda parte che vede la propria qualità crollare vertiginosamente. Negli ultimi tre casi, poi, in generale si è voluta raccontare una storia che non regge la bellezza di tredici episodi, perché avrebbe potuto essere narrata in molti meno. Ciascuna di quelle serie, però, aveva un proprio fiore all’occhiello, una ragione per cui valeva davvero la pena seguire la serie. Iron Fist non è certo ai livelli di Luke Cage in quanto a noia, ma non è supportato nemmeno da una struttura narrativa forte (che lì era un racconto dalla prospettiva black). Il risultato è una serie mediocre che passa quasi del tutto anonima.

Iron Fist - Stagione 1Non possiamo che partire dal protagonista, che dovrebbe riuscire a reggere il peso di un’intera serie sulle proprie spalle; ebbene, nonostante Finn Jones ci metta tutto l’impegno possibile, il suo personaggio oscilla tra l’essere insopportabilmente ingenuo ed essere ingenuamente insopportabile. Senza una reale evoluzione tra l’inizio della stagione e la sua conclusione, Danny Rand non trasmette mai quello che dovrebbe: nonostante ci racconti più e più volte le violenze subite che avrebbero forgiato il suo carattere, sembra essere solo poco più di un bambino che si affeziona alla prima persona che si degna di fargli un sorriso, la cui ingenuità, lungi dal rimanere una caratteristica bonaria, diventa qualcosa di intollerabile. Non sembra imparare nulla dalle molte cose che gli succedono e l’unico turbamento del suo animo riguarda la scelta se uccidere o meno la persona sospettata di aver assassinato i suoi genitori, costantemente “istruito” dai personaggi secondari, siano essi positivi o negativi. Danny Rand è incostante, debole, totalmente privo del necessario fascino e del carisma di cui un protagonista dev’essere dotato: e se con il pilot avevamo avuto qualche sensazione positiva nei suoi confronti, ben presto siamo costretti a renderci conto che da Danny non riceveremo nulla più di una mediocre storia di vendetta e di costanti e clamorose manipolazioni.

Iron Fist - Stagione 1Non aiutano nemmeno le storie parallele: la saga dei Meachum è a tratti imbarazzante e, quando non lo è, è scarsamente interessante. La storia che si sviluppa intorno a loro sarebbe stata potenzialmente molto efficace ed ha i suoi momenti migliori grazie a Ward, di cui riusciamo a seguire la discesa verso la malattia mentale in un modo abbastanza credibile (sebbene magicamente sparita nell’ultimo episodio, sembrerebbe). Una colossale delusione è invece il personaggio di Joy che pure aveva cominciato la stagione in modo assai intrigante, proprio perché lontana dallo stereotipo dell’ex fidanzatina del protagonista dal cuore tenero. Joy ha dimostrato di avere un’anima imprenditoriale forte e di una certa ruvidezza, fino a dei livelli di pura cattiveria e meschinità; eppure tutto questo sembra essere dimenticato fino al finale che la riguarda, con il solo scopo di gettare le basi per la seconda stagione. Di lei si perde traccia perché la si trasforma in una bambina che si accontenta solamente di riavere suo padre, cieca nei confronti degli evidenti problemi dell’uomo.

Iron Fist - Stagione 1Il padre, appunto: Harold è il villain della stagione, anche se il suo ruolo è a tratti preso da Madame Gao (la cosa migliore della stagione) e Bakuto che assolvono il ruolo di nemici più o meno duraturi. Harold, pur nella sua non originalità (il cofondatore che uccide il socio per i propri loschi affari e che subirà la vendetta del figlio di quest’ultimo), avrebbe potuto dire qualcosa in più di quello che ha detto. Il suo ritorno dalla morte ha significato scatti d’ira di grande violenza e la volontà di conquistare il potere ma senza quella follia omicida che sembrava prospettarsi dalle prime avvisaglie. Il problema è che, ancora una volta, viene detto molto più di quanto mostrato e lo spettatore non ha idea di come fosse Harold prima di morire; certo non doveva essere uno stinco di santo, se ha fatto uccidere almeno quattro persone, tra cui un bambino, pur di perseguire i propri fini. Non è quindi chiaro quanto dovremmo vederlo cambiato rispetto a prima, quanto diverso fosse dal ricordo che i suoi figli si portano dietro: sappiamo, ma non vediamo ed è impossibile riuscire ad entrare in contatto con una storia del genere.

Iron Fist - Stagione 1La trama generale, poi, è talmente confusionaria che è davvero difficile starle dietro. Tutti i cambi di scena, gli intrecci tra i Meachum e la Mano si sviluppano in modo meccanico e a volte non proprio chiarissimo: perché la Mano avrebbe avuto il bisogno di tenere Harold in vita, quando avrebbe potuto provare a corrompere i nuovi dirigenti? E comunque, perché tanto interesse proprio in Rand, quando tante altre compagnie avrebbero potuto svolgere un ruolo non dissimile? Questo, ovviamente, apre al problema principale della prima parte della stagione, che ha concentrato la propria attenzione sul lato corporativo, francamente di una noia imbarazzante. Tutta la lotta interna alla compagnia è poco funzionale e lo si capisce subito dal fatto che appena la trama entra nel vivo diventa una parte completamente avulsa dal resto. Se ne perde interesse e lo stesso Danny, che pare abbia lasciato il monastero per riappropriarsi della propria vita, improvvisamente decide che vendicare i propri genitori sia più importante – e, nonostante quello che dice Madame Gao, purtroppo a volte gli aerei cadono tra le montagne senza che si debba immaginare un complotto. Forse più clamoroso di tutto il resto, però, è il parlare sempre e solo di K’un-Lun senza mai mostrare il luogo mitico in cui Danny è stato istruito. Se ne capisce la volontà di sfruttarlo per la seconda stagione, ma ha davvero senso insistere così tanto su qualcosa che desta l’interesse dello spettatore, senza però mai condurlo lì? Ancora una volta la serie racconta ma non palesa.

Iron Fist - Stagione 1E se la Hogarth non viene intaccata nel suo fascino da un racconto che spesso e volentieri è zoppicante, Claire ha in più di un’occasione qualche scivolata verso una petulanza ossessiva da donna saggia e navigata che non si capisce fino in fondo. È ben comprensibile il suo ruolo di collegamento tra tutti i Defenders, ma non è mai altrettanto chiaro perché non abbia cercato il loro aiuto nel risolvere il problema della Mano – che interessa anche Daredevil – o perché non sia stato dato più tempo a Rosario Dawson per esplorare il suo personaggio e la sua evoluzione, che sembra sempre uguale a se stesso. Va meglio con Colleen che, pur non brillando particolarmente per originalità (ancora una volta), si dimostra il personaggio secondario più interessante e credibile: la scoperta della sua affiliazione alla Mano ribadisce che questa serie identifica bontà con ingenuità per la facilità con la quale vengono costantemente raggirati i personaggi positivi, ma è indispensabile per costruire un percorso di crescita del personaggio, percorso di cui paradossalmente è privo il protagonista.

Iron Fist - Stagione 1C’è un altro ambito importante in cui Iron Fist delude: quello dell’azione. Daredevil, ad esempio, è ricordato anche per il combattimento nel corridoio o lungo le scale, due momenti che sono rimasti impressi nella mente dello spettatore per le straordinarie scelte registiche che si sono rese protagoniste. Se con Jessica Jones e Luke Cage non potevamo attenderci altrettanto, data la natura dei superpoteri dei due eroi, ben più spettacolarità ci saremmo dovuti attendere da Iron Fist, il cui protagonista è un grande esperto di kung fu, un’arte marziale incredibilmente scenica. Anche qui, però, il risultato è mediocre: non solo dobbiamo attendere il decimo episodio per avere una scena di combattimento che sia degna di esser chiamata tale, ma si tratta comunque di qualcosa che non colpisce né travolge per bellezza. Questo è un innegabile peccato perché in mano ad un regista d’azione di maggior spessore si sarebbe potuto creare uno spettacolo assai più affascinante. Certo non è stata d’aiuto la selezione di Finn Jones, evidentemente legnoso nei movimenti e, in questo, del tutto inappropriato per il tipo di personaggio che intende rappresentare. La presenza degli stuntman è così intuibile in alcuni momenti che farsi trasportare dall’azione è pressoché impossibile.

Iron Fist - Stagione 1Possiamo parlare, dunque, di fallimento? Obiettivamente è difficile salvare questo prodotto. Non perché sia brutto, lo ribadiamo ancora una volta: certa critica americana ha senza dubbio esagerato, forse perché a differenza di Jessica Jones e Luke Cage, al quale è stato perdonato tantissimo, non c’è nessun tema sociale alle spalle del racconto che potesse destare qualche interesse in una critica più approfondita. Questo Iron Fist nasce come prodotto di mero intrattenimento e non si può nascondere che abbia dei passaggi interessanti o riusciti; in generale, però, siamo di fronte ad una serie che nella televisione di oggi non ha più senso di esistere, soprattutto se vuole vantarsi degli abiti che la Marvel e Netflix si sono impegnati a donare ai propri serial. Iron Fist è una serie mediocre, un tassello necessario per vedere The Defenders ma niente più di questo.

Voto Stagione: 5 ½

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.


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2 commenti su “Iron Fist – Stagione 1

  • Alex

    Non sono d’accordo.

    Primo, il protagonista è un grande esperto di KUNG FU, non Karate.

    Secondo, la serie è leggera, non impegnativa e divertente. Esattamente quello che mi aspettavo e che volevo. Ci sono alcuni episodi STUPENDI, tra cui ‘Black Tiger Steals Heart’ – notare il riferimento alla scuola Shaolin Wahnam (e.g. IMDb vote 8,4-10 !).

    Recensione NON condivisa.

     
    • Mario Sassi L'autore dell'articolo

      Prima di tutto ti ringrazio per la segnalazione della svista.
      Black Tiger Steals Heart è sicuramente l’episodio più riuscito della stagione, finalmente il primo con una scena d’azione degna di essere chiamata tale e con una serie di interessanti novità in ambito di trama e personaggi. Ciò non toglie che la media dei tredici episodi resta, a mio avviso, abbastanza mediocre e con un finale che non si sposta da questa posizione. Un’occasione persa che, come dicevo nella recensione, non significa però che non si lasci guardare!