
Non c’è da far mistero, né tantomeno può essere facilmente negato, che questa prima parte della decima stagione sia stata, sino a questo quinto episodio, ampiamente al di sotto delle aspettative. E questo non perché si sia alle prese con degli episodi in sé deludenti: al massimo li si può tacciare di mediocrità; il problema principale è che non aggiungono nulla all’arco narrativo del Dottore. Non solo non divertono particolarmente né sanno raccontare in profondità personaggi o temi, ma trasmettono un’idea di riempitivo e di stanchezza che non può che lasciare perplessi. Se a questo aggiungiamo la consapevolezza che siamo all’ultima stagione per Peter Capaldi ed il suo Twelve, allora una sensazione di generale delusione è innegabile.
Non tutto è, però, da mettere sotto accusa: alcuni elementi funzionano e questo episodio, che presenta una maggiore generale armonia strutturale, ne è la più evidente dimostrazione.
Space, the last frontier.

Ci sono dei problemi in questo episodio: per quanto capace di intrattenere si ha costantemente la sensazione che si sarebbe potuto sfruttare al meglio alcune sezioni narrative ed abbandonarne delle altre. In particolare, l’episodio lancia tutta una serie di spunti che non vengono colti, oppure vengono sfruttati in modo troppo esiguo per funzionare davvero. L’idea che una compagnia venda l’ossigeno ai propri dipendenti è un modo brillante di trattare temi che esulano del mero sfruttamento comico, ma si tratta comunque di uno spunto che non ha il giusto tempo per evolversi; così anche per i personaggi secondari, a cui viene costruito un background che per ovvi motivi di tempo ed importanza non trova sviluppo di alcun tipo. Allo stesso tempo, però, continua a dedicarsi energia alla costruzione dell’hype su cosa possa esserci dietro il vault, lasciandoci sempre più prefigurare una importanza capitale per quella che sarà l’ultima avventura del Dottore di Capaldi.
Death, where is thy sting?
Ciò che però funziona qui ancor maggiormente è quanto è stato già notato di buono negli episodi precedenti: la caratterizzazione del Dottore e di Bill. Per quanto riguarda quest’ultima, si trova nella sua semplicità il suo tratto più evidente. Arrivata dopo Clara, che aveva nei confronti del Dottore un ruolo un po’ troppo incisivo, con il rischio (talvolta realizzatosi) di soffocarne la figura, Bill risulta semplice, solare, diretta ma al contempo matura ed intelligente. Scevra del peso di dover essere il fulcro principale della trama, Bill può tornare a svolgere il ruolo più canonicamente riconosciuto ad una companion, ossia quello di ricordare al Dottore tutte le buone qualità della natura umana, di fungere da stimolo e da sfida senza però arrivare a dettarne il cammino. Infatti, è proprio questo nuovo equilibrio a funzionare alla perfezione; ed anche se Bill non dovesse riuscire ad imporsi nell’immaginario della serie – molto dipenderà se questa sarà o meno la sua unica stagione –, avrà comunque avuto il merito d’aver permesso a Twelve di mostrarsi al massimo della propria espressione.

Non basta questo episodio, però, a sciogliere le riserve su una stagione che rimane in sé non molto riuscita, soprattutto in virtù della tendenza di Moffat ad avere degli episodi introduttivi di grandissimo pregio (a discapito talora di una seconda parte meno centrata). Chiaro, potremmo essere davanti ad un cambiamento di ritmo che voglia favorire una seconda sezione narrativa più focalizzata su quello che sarà da ora fino alla fine, ma certo non sarà facile dimenticare questo inciampo iniziale. Bisogna dire, però, che il cliffhanger con cui l’episodio ci ha lasciato ha il sapore di qualcosa di nuovo, di un cambiamento che se anche dovesse durare una sola puntata avrebbe comunque il potere di dire moltissimo. Gli spunti narrativi che potrebbero infatti trarsi sono così numerosi che c’è solo l’imbarazzo della scelta.
“Oxygen” è dunque un buon episodio, una leggera risalita dopo le evidenti debolezze di questa prima parte di stagione; siamo però ancora molto lontani dalle vette a cui questa serie ha saputo abituarci. C’è ancora tempo e gli ingredienti principali ci sono tutti: con dei personaggi come il Dottore di Capaldi e la Bill della Mackie, e con una scrittura come quella di Moffat, non riuscire a creare una seconda metà di stagione all’altezza delle aspettative sarebbe davvero uno spreco.
Voto: 7
