
È dai tempi di Lost che è ormai sempre più chiaro quanto la scrittura di Damon Lindelof sia identificabile attraverso alcuni punti fondamentali, che vanno da un interesse per tutto ciò che potremmo definire “misticismo”, fino alla profondità più intima dei personaggi che mette in campo. Se, però, nella serie della ABC aveva dovuto mitigare questi suoi aspetti (con Lost si era alle prese con una serie più aperta a larghe fette di pubblico e con una trama ben più incisiva), con The Leftovers ha potuto infine liberare la propria scrittura – che è tutt’altro priva di difetti – e dedicarsi interamente alla natura umana anche nei suoi aspetti più dubbi ed intimi.
Il risultato di tutto questo ha condotto a due stagioni e mezza (mancano ormai solo due puntate) che rappresentano alcuni dei momenti più elevati raggiunti dalla serialità televisiva degli ultimi anni; e non sarà qualche lirismo di troppo, né qualche momento non perfettamente equilibrato, a rovinare l’esperienza che questa serie è riuscita a creare. Questo sesto episodio, in particolare, è rappresentativo di tutto il meglio che Lindelof, Perrotta e gli altri autori – Patrick Somerville e Carly Wray in questo caso specifico – sono riusciti a creare nell’annata televisiva attualmente in corso.
“Certified” è il miglior episodio di questa stagione, quello che riesce a portare a compimento un lungo percorso di vita nel più sincero dei modi ed ha saputo palesare quanto profondo sappia diventare l’abisso nel quale un essere umano può scivolare per la disperazione ed il dolore. Al centro della scena, dunque, vi finisce un episodio costruito su due livelli temporali – più un terzo, che occupa la parte che precede la sigla – che si legano in maniera strettissima tra loro per il ruolo rivestito da Laurie e ciò che ella rappresenta per tutti i personaggi coinvolti.
I don’t know.

Tutto questo, però, per quanto sia certamente utile per comprendere cosa avesse spinto la donna ad abbandonare marito e figli, non spiega affatto cosa si sia rotto dentro di lei. Nonostante da quel momento in poi si sia mossa per aiutare gli altri, per mettersi al servizio delle persone che ama, non è mai riuscita a colmare il vuoto che le è rimasto dentro. E così, come Virgilio conduce Dante attraverso l’Inferno ed il Purgatorio, permettendogli di commettere gli errori di cui necessita e prendere le decisioni che più gli aggradano, così Laurie accompagna Nora, Kevin e gli altri personaggi coinvolti lungo il proprio percorso personale, per abbandonarli però a pochi passi dalla meta finale, dove verranno guidati da qualcun altro.
– Why would he wanna do that job? Why would anyone?
– Because if he doesn’t, that ball is gonna go onto the field and it would be fucking chaos.

Per Nora la sola reazione è continuare con l’assurdo piano di seguire i dipartiti verso quel luogo nel quale si sarebbero recati. Ecco perché inizialmente nei confronti di Laurie è ancor più cinica del solito: ella teme che la donna sia lì per fermarla, ignara però che Laurie non ha più la voglia né la forza per quel tipo di battaglia. Il discorso finale tra le due donne è pieno di grande potenza emotiva: è il Caos contro l’Ordine, la necessità di fare qualcosa di apparentemente negativo pur di riottenere l’equilibrio di cui si sente dannatamente tanto il bisogno. Laurie è questo: la bussola disposta a sporcarsi le mani.
I’m not Thomas. I’m Judas. Doubting is easy because doubting costs you nothing. But Judas, he was surrounded by people going on and on about how special Jesus was. But he betrayed him anyway. Because he was sure he believed in something. And he acted on it.
Questo suo aspetto è reso ancor più evidente dal paragone che si crea tra lei e Giuda: a differenza di Tommaso, il quale aveva lasciato spazio al dubbio ma non si è mai mosso attivamente a riguardo, Giuda avrebbe invece perseguito il proprio scopo fino alla fine, avrebbe seguito le proprie convinzioni fino al punto di commettere quella che viene considerata la più grande atrocità della storia. Senza la necessità di riscrivere completamente tale figura, l’accostamento a Giuda (compreso il suicidio finale) è però funzionale a spiegare l’avvelenamento di tutti i presenti alla cena: Laurie ha bisogno di poter parlare da sola e a cuore aperto con Kevin, disposta a rischiare tutto.

Non c’è mistero, dunque, sul fatto che Laurie voglia accertarsi che quella scelta sia compiuta con pura sincerità da parte dell’ex compagno. Lui, però, non si è mai sentito tanto vivo quanto quando è morto: così può riassumersi perfettamente lo stato di indolenza nel quale è crollato e che lo ha condotto prima a svariati tentativi di simulare il soffocamento, poi a desiderare un figlio da Nora. Kevin si è svuotato e l’unico modo che ritiene ora possibile per ritornare in carreggiata è attraverso il nuovo sacrificio.
Non dimentichiamo di sottolineare, però, la bellezza di scrittura dell’ultimo dialogo tra i due: a distanza di anni ormai dal loro divorzio e dal dolore che si sono inflitti a vicenda, possono finalmente parlare a cuore aperto, senza più veli né silenzi. La scoperta del figlio perso in grembo, aggravata dalla crudele realtà di averlo letteralmente visto sparire tra i departed, ha contribuito a generare un solco profondo dentro l’ anima di Laurie e di conseguenza nel loro matrimonio. Kevin, però, è ora pronto al proprio percorso e non ha più bisogno della sua ex moglie per ritrovare la propria strada.
Don’t forget me.
Sebbene Laurie abbia assistito a tutto questo senza più quella virulenta volontà di combattere, come faceva un tempo, si è comunque voluta accertare che i percorsi scelti dalle persone che ama fossero i loro, quelli che convintamente potevano abbracciare e seguire. Se l’episodio si era aperto con il tentativo di suicidio di Laurie, si chiude con quello che è lo show down personale. Se dovessimo fidarci delle parole di Nora, Laurie avrebbe appena concluso la propria vita con quel suicidio che anni prima aveva rimandato: la frattura nella sua anima, la ferita che non si è mai rimarginata, sembra aver trovato solo ora la pace, dopo quell’ultimo frangente di amore famigliare che coinvolge i figli e che è servito a concludere il suo personale percorso. Laurie non ne può più ed il suo modo di andarsene è solitario, silenzioso, sofferto. Così come nelle scelte di Nora e di Kevin si è posta con gentile distacco, accompagnandoli in punta di piedi verso le loro mete personali, così ora se ne va, lontana da tutto e da tutti.

“Certified” è un episodio di grandissima fattura, il momento più alto raggiunto da questa stagione e indubbiamente uno dei migliori appuntamenti che le tre annate di The Leftovers siano riuscite a creare. La forza della puntata è l’aver legato in modo così originale ed efficace la vita di praticamente tutti i personaggi coinvolti, in una duplicità temporale che arricchisce e non confonde mai. L’esito di tutto questo è dunque un passaggio armonico in cui si inserisce la consapevolezza di non volersi mai prendere troppo sul serio (ecco spiegati alcuni passaggi di sincera comicità, che servono a spezzare quello che altrimenti rischia di essere un eccesso di pesantezza), ma allo stesso tempo capace di emozionare con l’aiuto di una scrittura efficace e di una musica quanto mai precisa e diretta.
Voto: 9 ½

È la miglior serie e non c’è storia … rischia ed è estrema … Ma rimane sempre nel suo limite di assurdo!!
Purtroppo non sono riuscito ad apprezzare appieno le sensazioni che volevano trasmettermi con questo episodio… Sarà che, pur amando alla follia l’attrice che interpreta Laurie, il suo personaggio non mi ha mai convinto troppo e il suo percorso mi è parso un po’ tirato per i capelli. La scelta finale del suicidio ci può stare, ma trovo che non vengano mostrate allo spettatore le motivazioni sufficienti per questo atto. Capisco che la serie è criptica ed enigmatica, ma se mi fai fuori un personaggio principale per suicidio un minimo di senso lo deve avere.
Anche il dialogo significativo con Nora, con quella metafora raffazzonata e didascalica del baseball mi ha fatto cadere le braccia. Adoro questa serie, soprattutto per il suo lirismo e per essere sempre al limite della stronzata (detta come va detta), pur riuscendo a rimanere nel limite. Ecco, in questo caso non è successo, a mio parere.
Poi certo, bella la coralità della puntata con quasi tutti i personaggi presenti assieme, però a più riprese mi sono chiesto perché si parlava continuamente di Kevin, facendolo sentire anche al telefono e non venisse mai mostrato. Pareva quasi che Theroux non potesse essere presente durante le riprese! XD
Insomma, puntata che mi ha un po’ deluso, peggiore della stagione secondo me.
La guardia che sgonfia la palla è come Nora che devasta le speranze dei parenti dei dipartiti… e la risposta di Laurie è perfetta.
È incredibile come questa serie senza trama riesca ad essere così struggente e coinvolgente!
TOP!!!