
Questo show ha il pregio di essere fortissimo almeno sulla carta: l’autore del progetto è uno che di televisione se ne intende, Chuck Lorre (papà di Dharma & Greg, Two and a Half Men, The Big Bang Theory, Mike & Molly, Mom e il futuro Young Sheldon), che ci ha riprovato con il genere che più si addice alle sue corde, chiamando nella sua squadra David Javerbaum, vincitore di 13 Emmy e autore per il Daily Show di Jon Stewart e per Broadway; il terzo pezzo forte di Disjointed è niente meno che Kathy Bates, leggenda del cinema americano e reduce dal recente Feud. Bates interpreta Ruth Whitefeather Feldman, un’anziana attivista che ha passato la sua vita a combattere per la legalizzazione della marijuana e che oggi, nell’America che l’ha resa legale, gestisce un negozio in cui la vende. All’interno della sua attività – in cui è ambientata la storia – troviamo il figlio di colore ambizioso e razionale, la collega con cui lui intratterrà una relazione sentimentale, la giovane cinese che ha lasciato la scuola di medicina per vendere erba, il coltivatore sempre fatto, la guardia di sicurezza/ex soldato con un disturbo post traumatico da stress e tutta una serie di clienti bizzarri che si avvicineranno a questo mondo per la prima volta o che sono convinti consumatori di marijuana da sempre.

Ovviamente non basta più solo parlare di droga per essere innovativi; solo per quanto riguarda la cannabis, abbiamo dei degni predecessori, che hanno già infranto i confini della comicità, mettendo i loro paletti un po’ più in là: Weeds, High Maintenance e Workaholics sono solo tre esempi di serie che sono riuscite a farsi notare parlando di questo tema. Quello che manca a Disjointed è la loro sana cattiveria, capace di prendersi gioco della marijuana, distruggendo contemporaneamente tutti gli stereotipi legati ad essa. Lo show di Netflix è troppo classico sia per il suo distributore, sia per il tema trattato, diventando una versione edulcorata di quello che ci si aspettava, risultato che ci lascia poco soddisfatti. La serie però non è tutta da demolire: questa sit-com parte da una base creativa e interessante e porta avanti il racconto imbastendolo di una comicità in linea con gli altri prodotti dello stesso genere degli ultimi dieci anni; per il momento non troviamo nessun picco né in positivo, né in negativo, cosa che rende questa commedia un piacevole passatempo per chi sa accontentarsi.

Dopo una sola puntata è difficile dare un giudizio su un prodotto che ha bisogno di tempo per carburare e trovare il proprio equilibrio tra le battute e i momenti che ci preparano ad esse; per il momento, però, Disjointed non ci ha colpito per originalità e per arguzia, riuscendo però, al contempo, a portare lo spettatore fino alla fine. I venti episodi della prima annata avranno il compito di creare un universo più sfaccettato e solidificare le personalità dei protagonisti, con il coraggio, però, di aggiustare in corso d’opera tutto quello che non funziona.
Voto: 6–

Io l’ho trovato molto originale e interessante, peccato che non tutti riusciranno ad afferrare al 100% citazioni e fatti.
Alcuni Stati Americani(Colorado California e Oregon in primis) hanno legalizzato questa pianta miracolosa, e hanno fatto un progresso negli ultimi 10/15 anni che noi non possiamo neanche immaginare.
Sicuramente è un telefilm che mostra una bella realtà, che fino a poco fa potevamo solo sognarcela.
Peccato che gli Americani trasformino qualsiasi cosa in business, rovinando tutto.