
2×06 – “Sokosha”
Il singolare cold open della puntata ci mostra una multinazionale asiatica alle prese con un business a dir poco curioso: il mercato di anime. Quest’introduzione, a prima vista poco chiara, si mostra però efficace per ricongiungersi alla narrazione dedicata al Santo degli Assassini, vero protagonista dell’episodio. Jesse, Tulip e Cassidy hanno ben compreso, alla luce delle passate vicissitudini, che è impossibile sfuggire ancora per molto a un villain così feroce e minaccioso, pronto ad apparire ogni volta che il prete si serve del potere di Genesis. Tuttavia, il potere è indispensabile ai fini della ricerca di Dio, motivo per cui gli autori hanno deciso di frenare la continua fuga dei protagonisti per permettere loro, invece, di fare finalmente i conti con l’inarrestabile cowboy assassino.
Come interrompere, dunque, la sua instancabile e sanguinaria ricerca? La risposta a cui approdano i tre è, sorprendentemente, la conoscenza. Consapevole, ormai, di non avere alcuna possibilità contro di lui in un ipotetico scontro fisico, il nostro trio decide quindi di informarsi sulla storia del Santo, con l’intenzione di scoprire e sfruttare le sue debolezze.
Il racconto della storia dell’antagonista in biblioteca si rivela uno dei momenti più piacevoli e riusciti della puntata: attraverso la lettura e la visione delle tavole del fumetto (accompagnate dal sottofondo musicale di Bach), gli autori hanno efficacemente evitato il rischio di incappare in una spiegazione noiosa e didascalica, approdando invece a una scena creativa ed estremamente funzionale alla rappresentazione della mitologia della serie.

L’astuto piano di Jesse per mettere in trappola il Santo conferisce alla seconda metà della puntata un ritmo incalzante, capace di intrattenere lo spettatore senza problemi, mantenendo e rinnovando con successo lo stile tipico della serie e introducendo alcuni particolari che, probabilmente, approfondiremo in futuro: il misterioso passato di Jesse riemerge, infatti, con l’utilizzo del cognome materno L’Angelle, stranamente connesso al mercato di anime.
Per quanto si sia rivelato scaltro nell’incastrare il Santo, tuttavia, Jesse non poteva di certo immaginare che si sarebbe trovato costretto a cedere parte della sua stessa anima. Quest’azione, anche se attuata per salvare la pelle dei suoi compagni, contribuisce ulteriormente alla messa in scena della disumanizzazione di un protagonista dalle caratteristiche sempre più oscure, ormai diametralmente opposto alla sua apparenza da prete.
L’aver dunque messo sotto scacco il Santo degli Assassini (piegandolo alla volontà di Genesis per poi lasciarlo affondare con il furgone) ha richiesto un sacrificio non indifferente: insieme al villain è infatti sprofondato anche un pezzo dell’anima di Jesse. Non sappiamo ancora quanto sia grave quest’avvenimento né quanto e come inciderà sul futuro della trama, ma è facile intuire che avrà delle ripercussioni sulla personalità stessa del protagonista. Le conseguenze di questa scelta sono state brillantemente anticipate, infatti, con l’inquietante scena finale – volutamente contrapposta a quella di inizio puntata –, che ci mostra Jesse osservarsi allo specchio con un’espressione vuota e cupa, di gran lunga diversa da quella mostrataci in principio, a dimostrazione che privarsi della propria anima (anche se si tratta solo dell’1% di essa) non è l’atto tranquillo e insignificante che ha promesso il venditore di anime giapponese.
2×07 – “Pig”

Se il Santo degli Assassini sembra essere fisicamente scomparso, egli è ancora ben presente però nella mente e nei ricordi dei protagonisti, che adesso cercano di riprendersi dai passati avvenimenti. La sua dipartita, infatti, ha lasciato spazio ad un’esplorazione più approfondita delle individualità dei tre, mettendo in luce i loro tormenti e il loro percorso interiore.
Tulip è il personaggio che, più di tutti gli altri, è stato condizionato dallo spaventoso incontro con il Santo, protagonista di terribili, sanguinari e ripetitivi incubi. Probabilmente, mai come adesso la giovane si è sentita preda di una paura così profonda che richiede, fra un trambusto e un altro, di essere combattuta e superata in maniera definitiva per la riconquista della sua tipica verve (e l’estremo metodo che sceglierà per esorcizzarla sarà, ovviamente, quello di farsi sparare di continuo indossando un giubbotto antiproiettile).
Cassidy, dal canto suo, è nel bel mezzo di un percorso di maturazione che assume nuova vitalità con la rivelazione riguardante Denis che, nella scorsa puntata, abbiamo scoperto essere il figlio del vampiro. Alla luce di questo chiarimento, la figura del vecchio e la prospettiva della sua morte pongono Cassidy di fronte ad una scelta molto difficile, che dimostra ulteriormente quanto Preacher possa riuscire a trascendere la sola dimensione dell’intrattenimento blasfemo e imprevedibile per mostrare anche il lato più intimo e fragile dei suoi personaggi.
Jesse, intanto, riprende la sua ricerca di Dio non senza ripensare con preoccupazione alle possibili conseguenze dell’avventato abbandono di parte della sua anima in “Sokosha”. La sua attenzione riguardante la fine del mondo, però, si rivela l’aggancio fondamentale per il futuro incontro con il nuovo e attesissimo villain: Herr Starr entra infatti meravigliosamente in scena, pronto a sconvolgere le vite del nostro trio.

Pronto ad agire in modo scorretto per soddisfare il suo animo arrivista, l’uomo darà senza dubbio del filo da torcere ai nostri protagonisti, e Jesse, ora al centro del suo mirino, dovrà presto vedersela con un antagonista che sembra, paradossalmente, molto più disumano del Santo degli Assassini: a differenza di quest’ultimo, Herr Starr sembra infatti privo di qualunque debolezza.
L’introduzione della sua storyline, inoltre, concorre a donare un respiro più ampio alla serie, evitando inutili ridondanze narrative e inserendo, fra i numerosi personaggi incontrollati dello show, una nuova personalità cinica e fredda, il cui rigore saprà ben opporsi al carattere sbandato di Jesse, Tulip e Cassidy.
La presentazione del nuovo villain sembra dunque partire con il piede giusto, riuscendo ad incastrarsi bene tra la fedeltà al fumetto d’origine e la rivisitazione e rimodernizzazione necessarie per la sua trasposizione in chiave televisiva.
Per concludere, con “Sokosha” e “Pig”, Preacher riacquista la sua vitalità riportandoci nel vivo dell’azione. Nonostante qualche abbaglio passato, la serie è ancora capace di stupirci e di divertirci, dimostrando di continuare ad avere ottime carte da giocare. Alla luce di ciò, è legittimo sperare che gli autori sapranno sfruttare, in questa seconda metà di stagione, le potenzialità più creative a loro disposizione.
Voto 2×06: 7
Voto 2×07: 7½

Non ho ancora ben capito come mai gli autori dell’adattamento abbiano deciso di condurci all’interno della storia da una stradina di servizio. La storia di Preacher è questa squinternata ricerca di Dio perlopiù contrastati dal Graal e dal villain per eccellenza Starr. Una stagione e mezza forse è un po’ troppo per arrivarci e mi sa che qualcuno per strada lo hanno lasciato. Speriamo non si perdano un’altra volta, comunque.