
Dopo il pestaggio del dittatore nazista Eugene ha subito profondi cambiamenti a livello somatico e caratteriale: il volto deforme del giovane è ora accompagnato da un corpo muscoloso e da un atteggiamento aggressivo verso gli altri detenuti, le uniche armi a sua disposizione per poter sopravvivere alla vita in “carcere”. La sua presenza all’Inferno si rivela però essere l’anomalia all’origine del malfunzionamento dei meccanismi punitivi e questo crea in Eugene una profonda scissione interna: il ragazzo non vuole abbandonare l’Inferno poiché è l’unico luogo in cui riesce a trovare la forza, fisica e morale, per farsi rispettare nonostante la sua deformità, ma al tempo stesso non riesce a tenere nascosta la sua innata bontà d’animo ed è proprio Adolf Hitler a metterlo nel mirino delle guardie infernali per fargli provare in prima persona la dannazione eterna che lo attende.
In un clima da prison movie dove alla rieducazione si preferisce la punizione e dove è necessario rinunciare a ogni forma di pietà per sopravvivere, Hitler e Eugene instaurano un ambiguo rapporto maestro/allievo in cui il ragazzo impara dal Führer, ossia l’incarnazione storica del Male assoluto, che non può nascondere a sé stesso e agli altri la sua natura gentile totalmente estranea al contesto. L’intera sequenza di “Holes” ambientata all’Inferno è segnata da un’ironia diversa dagli standard della serie che rinuncia ai suoi tratti più corrosivi e lavora di sottrazione per manipolare e ridimensionare le aspettative del pubblico. La rappresentazione dell’Inferno e di Adolf Hitler in Preacher è svuotata di qualunque spettacolarità o malignità, al contrario i soggetti vengono mostrati in tutta la loro crudele e terrena banalità, seguendo un processo di semplificazione che trova il suo apice nella sequenza di Eugene all’interno del Buco.

Gli altri buchi che danno il titolo all’episodio si trovano invece a New Orleans e sono i fori di proiettile lasciati nel muro dal Santo degli Assassini in “Sokosha” ma anche i buchi nell’anima di Tulip e Cassidy. La ragazza non è in grado di dimenticare in maniera costruttiva il tocco mortifero del Santo e da allora corteggia la morte facendosi sparare addosso per denaro e alienandosi progressivamente dal mondo circostante, Cassidy invece decide di superare la sua riluttanza iniziale e regalare la vita eterna al figlio morente Denis. Nonostante il passato del vampiro sia ancora nascosto al pubblico, si intuisce come le sue mancate responsabilità di padre abbiano generato un vuoto nella sua lunga vita, un’incapacità congenita di mantenere legami con i propri affetti legata a doppio filo alla sua natura immortale, e solo dando a suo figlio questo fardello il vampiro sente di poter lenire la sua inguaribile solitudine.
In mezzo a questo caos morale e spirituale vi è come unica ancora di salvezza Jesse Custer ma, come già accaduto nella prima stagione dopo il contatto con Genesis, il predicatore è totalmente assorbito dalla sua ricerca di Dio da non rendersi conto dei tormenti dei suoi compagni. “Puzzle Piece” apre un nuovo spiraglio nel passato di Jesse e mette in parallelo il suo bisogno di risposte dall’alto con la dolorosa scomparsa di suo padre: secondo Jesse il mondo ha bisogno di Dio poiché solo lui è in grado di dare ordine e struttura alla società imponendo la propria volontà sugli uomini, così come il padre predicatore gli indicava costantemente il giusto cammino da seguire; la scomparsa di entrambi non fa che mettere in crisi l’agire del protagonista e il suo ruolo di guida per i suoi compagni.

Dopo la fallimentare incursione notturna degli uomini di Herr Starr – una sequenza memorabile che mescola il finale di Zero Dark Thirty a un qualunque livello di Call of Duty – il sadico protettore della discendenza di Gesù Cristo inizia ad interessarsi concretamente a Jesse e a trovarvi inattese affinità: proprio come il predicatore, Starr crede nella necessità di un’entità superiore che impartisca ordini dall’alto e vive anch’egli un malessere spirituale dovuto ad una profonda mancanza. Le scene con la figlia del governatore e con gli stupratori a pagamento sono pervase di quello straniamento grottesco che già ci era stato mostrato in “Pig” e contribuiscono a rendere ancor più evidente come le perversioni estreme di Herr Starr siano un disperato tentativo di colmare il proprio vuoto interiore, ma nel suo delirio sadomasochistico il villain trova una rivelazione ancora nascosta al pubblico che lo spinge a sospendere le ostilità nei confronti di Jesse.

Holes e Puzzle Piece formano un dittico di episodi organico e ben riuscito capace di mettere da parte lo sviluppo della trama per favorire la caratterizzazione dei protagonisti e arricchirli di sfumature inedite, senza però rinunciare all’umorismo corrosivo e alla spettacolarità che costituiscono il marchio di fabbrica della serie.
Voto 2×08: 7½
Voto 2×09: 7
