
La rivelazione sulla vera natura del Good Place ha aperto il campo a infinite possibilità su come si potrà sviluppare la storia da qui in poi, dando allo spettatore solo due punti fermi: il reboot del sistema e il bigliettino che Eleanor ha nascosto in bocca a Janet. Per chiunque abbia assistito al finale della prima stagione, la domanda nell’accingersi alla visione di questa doppia premiere è inevitabile: e ora cosa si inventeranno? Michael Schur, il creatore dello show, utilizza queste due puntate come un divertente, intelligente e ben costruito modo per rimandare la risposta.
So, “torture” on three. Ready? One, two, three…
Adesso che Michael ha cancellato la memoria a tutti e riavviato il finto Paradiso, il rischio di annoiarsi era dietro l’angolo. Dopotutto si tratta di vedere gli stessi personaggi di prima, che fanno più o meno le stesse cose nello stesso posto. C’è una differenza sostanziale però, e i creatori dello show la utilizzano a proprio favore per saltare la trappola a piè pari: ora lo spettatore sa dov’è il trucco. Questa nuova consapevolezza porta la serie a un livello totalmente nuovo: è come se, invece di vedere la facciata dell’esperimento di Michael, come successo nella prima stagione, nella nuova potessimo gustarcene un succoso dietro le quinte, una specie di “making of”. Le sue riunioni con lo staff di demoni, le videochiamate col capo, i colloqui con Denise (Tiya Sircar, ex Real Eleanor), si adattano alla perfezione allo stile che ha reso The Good Place un prodotto unico.

L’arrivo di Eleanor nel Good Place, quasi identico a quello del pilot, si carica ora di significati del tutto differenti: sappiamo cosa c’è dietro ogni frase di Michael, sappiamo il perché di ogni sua azione, e questo punto di vista smaliziato su ciò che abbiamo in realtà già visto ci fa apparire gli eventi come fossero nuovi.
Obiettivo e super-obiettivo
In un’intervista Ted Danson ha spiegato che lui e Michael Schur, gli unici due oltre a Kristen Bell a conoscenza della reale natura del Good Place durante le riprese della prima stagione, avevano ideato un codice per parlarne senza farsi scoprire, utilizzando i termini obiettivo e super-obiettivo: l’obiettivo era ciò che Michael stava facendo nella scena, mentre il super-obiettivo era il modo in cui quell’azione gli sarebbe servita per torturare gli umani presenti nel falso Paradiso. Ora che il velo è caduto, finalmente anche lo spettatore può intuire il super-obiettivo dietro ogni atto di Michael, e l’effetto è davvero intrigante. Vederlo arrabattarsi dietro le quinte per cercare di fare funzionare il suo personale Inferno 2.0 ci fa ridere di gusto.
Fin da quando Schur ha scritto il pilot aveva in mente Ted Danson per interpretare Michael, e in questa season premiere ancora una volta abbiamo la conferma di quanto ci abbia visto giusto: non potremmo immaginare nessun altro nei panni dell’architetto diabolico dallo humour surreale e dai papillon improponibili. E anche se ora sappiamo della sua provenienza infernale, in fondo Michael non è altro che un impiegato che cerca di far funzionare un progetto, subissato dal capo e stressato dai propri sottoposti: come potremmo odiarlo?
Eleanor, Chidi, Tahani, Jianyu

Uno dei punti di forza di The Good Place, forse il maggiore, sono proprio i suoi personaggi. Anche se di primo acchito ci possono sembrare solo un gruppo di svalvolati, ognuno dei loro caratteri è costruito così bene da farli sembrare delle persone reali. A questo si aggiunge una grande bravura da parte di tutti gli interpreti, e una chimica innegabile che li fa interagire in modo perfettamente credibile. Per questo come spettatori ci siamo affezionati a tutti loro, anche ai non umani Janet e Michael, e l’effetto che fa rivederli insieme sullo schermo è quello di un piacevolissimo ritorno a casa.
It’s a rare occurrence, like… like a double rainbow, or someone on the Internet saying, “You know what? You’ve convinced me I was wrong.”
Se vogliamo prescindere da tutto questo, ciò che rimane da valutare non è altro che la cosa più importante: le risate, e questa season premiere ce ne fa fare davvero tante. Ridiamo in continuazione, sia per le situazioni assurde in cui si ritrovano i personaggi, sia per i dialoghi frizzanti infarciti di battute. Lo humour surreale e intelligente di Michael in questo la fa da padrone, supportato dall’espressività strepitosa di Ted Danson, che qui come in Bored to Death si dimostra tagliato per le comedy.

La season premiere non ha deluso le aspettative, ma è servita come stuzzichino per farci aumentare ancora di più l’appetito. Visto il rapido svolgersi della storia, dall’arrivo di Eleanor alla sua scoperta di essere nel Bad Place, è sembrato come di vivere una nuova versione della prima stagione, stavolta condensata in due puntate. Una scrittura che non ha perso mordente si è unita a un piacevole rispolvero dei vecchi elementi, mixati con qualche novità in attesa del vero inizio, nella terza puntata. Due a zero per Eleanor, palla al centro.
Ora davvero non stiamo più nella pelle per la curiosità di vedere cosa si inventerà Michael, nel finto Paradiso versione 3.0.
Voto 2×01: 8½
Voto 2×02: 8½
