
Con maestria incredibile, i due showrunner ripagano l’attesa con una puntata che mette a dura prova le emozioni e oscilla tra gli estremi: al senso di soddisfazione generato dal compiersi del risveglio di Cooper fa da contraltare l’angoscia della rivelazione di Diane, mentre la dolce malinconia nostalgica di Audrey è anticipata dalla violenza della morte (piuttosto ridicola e anticlimatica) del suo stesso figlio Richard, ma anche dalla carneficina degli Hutchens (vagamente tarantiniana, eccessiva e frenetica), a sua volta stemperata dalla comicità dei Mitchum Brothers.
“Part 16” è un turning point decisivo nella narrazione, ma è soprattutto un momento chiave emotivo per lo spettatore che, fedele e fiducioso, ha seguito la strada serpentina e labirintica che Frost e Lynch gli hanno proposto, senza nessuna garanzia che alla fine di questa ci fosse una soddisfazione, o anche solo qualcosa di intelligibile.
Eppure, mai come ora, l’impressione è che ogni pezzo del racconto, anche il più assurdo e minimo, abbia la propria naturale collocazione all’interno di un quadro che in questo episodio inizia a prendere davvero forma, riconducendo tutti lì dove la storia è iniziata.
One hundred percent!

Giocando abilmente con le aspettative, la serie sa dosare le proprie rivelazioni e gestire le sottotrame senza mai essere didascalica, sempre ponendo piena fiducia in quel pubblico che le ha dato così piena attenzione; frustrando le attese quando è servito, sorvolando sulle ovvietà – non sappiamo cosa si siano detti Mr. C e Richard durante il viaggio in auto, perché bastano poche linee di dialogo per farci intuire il brusco cambiamento avvenuto nel rapporto tra padre e figlio – e abdicando periodicamente, senza mai strafare, al desiderio diffuso di ritrovare un po’ della Twin Peaks originale in questo lungo esperimento autoriale.
In “Part 16” i momenti di adorabile weirdness di Cooper, così come la Audrey’s Dance (introdotta nientemeno che da Eddie Vedder), ci catapultano indietro di 25 anni: i visi sono invecchiati, i corpi appesantiti, ma lo spirito dei personaggi resta immutato, anzi si risveglia, episodio per episodio, come se la nebbia si stesse diradando e le forze positive in campo avessero la possibilità di riscattarsi, dando battaglia dopo un sonno durato non 15 settimane, ma un intero quarto di secolo.
Doctor, will you confirm my vitals are A-okay?

L’energia e la determinazione dell’Agente Cooper sono caratteristiche connaturate al personaggio (ma innegabilmente, altro espediente geniale della serie, esaltate ai nostri occhi dal lungo iato nei panni di Dougie), rese ancor più necessarie in questo momento dalla necessità di riparare ai lunghi anni in cui Mr. C è stato in giro per il mondo a compiere le azioni più efferate con il viso dell’onesto Dale. Non a caso, i primissimi gesti di Cooper al risveglio non sono soltanto di azione e necessità (nei quali salta agli occhi la contrapposizione con Mr. C che è la personificazione del want quanto Cooper lo è del need) ma di ringraziamento: per Janye-E e il piccolo Sonny Jim, per i Mitchum, per Bushnell.
Non solo l’agente si preoccupa del destino di chi gli sta intorno prima di sparire dalla scena, ma inizia a rimediare ai torti del proprio doppelgänger chiedendo a Mike di creare un altro tulpa che possa prendere il suo posto nella casa dalla porta rossa.
We’re like the dreamer who dreams and then lives inside the dream. But who is the dreamer?

La redenzione di Nadine, il risveglio del mostro che cova all’interno di Sarah, il sogno di Gordon e l’esperienza di Andy nella loggia bianca, le rivelazioni post mortem del Maggiore Briggs al figlio e l’addio di Margaret a Hawk sono state solo alcune, tra le tante, occasioni in cui la serie ha accompagnato le proprie creature, guidandole attraverso le nebbie del racconto e portandole verso il proprio destino, verso una chiusura con il passato o verso la scoperta di un aspetto di sé nascosto, rimasto in attesa di essere risvegliato dalle necessità del mondo.
Anche la morte, negli ultimi episodi, è arrivata a chi se l’è cercata e meritata, da Ray a Richard, agli Hutchens, segno forse di un’inversione dei rapporti di forza tra le due logge e che ci fa pensare che la visione del mondo di Twin Peaks sia guidata da questo eterno conflitto che prende la forma di un fato in cui il convergere delle storyline non sembra preludere a una conclusione oggettiva, ma sempre e comunque soggettiva.
: – ) ALL

Il misterioso messaggio che Diane riceve non solo ha il potere di far riemergere i suoi ricordi, ma è di grande importanza per definire le temporalità della serie: Mr. C ha avuto difficoltà ad inviarlo e Diane lo riceve alle 16.31 come iMessage ma poi, in un momento successivo, risulta messaggio di testo e inviato alle 16.44. La dimensione temporale quindi potrebbe essere differente tra Las Vegas, Twin Peaks e il South Dakota: in questo lasso di tempo può essere successo altro, le coordinate possono non essere state ricevute ma soprattutto sappiamo che Mr. C è già a Twin Peaks e Cooper è diretto lì, mentre il Blue Rose Team deve ancora prendere coscienza della propria destinazione. Al tempo stesso troviamo quel sorriso, un sorriso che suona come una minaccia e ricorda tanto la bocca sorridente del mostro che abita dentro Sarah Palmer (che sappiamo essere parte della loggia già dalla seconda stagione) ma anche il sorriso dello stesso Mr. C che preludeva alla violenza durante il suo ultimo incontro con Diane.
“You asked me about the night Cooper came to visit me. Well, I’m about to tell you.”
“Do you need a drink?”

Audrey è stata vittima della stessa violenza che ha colpito Diane, che l’ha lasciata in qualche modo intrappolata in una dimensione tra sogno e realtà, un mondo di confine fatto di luoghi e persone familiari; ma c’è un’altra Audrey da qualche parte, forse imprigionata (il suono di campana tibetana che sentiamo spesso nei luoghi a lei associati potrebbe essere in qualche modo legato alla sua presenza) o forse semplicemente addormentata.
Anche lei, come Diane, sembra ora essere finalmente libera di compiere la propria volontà e autodeterminarsi, ma la sua realtà soggettiva sembra influenzare anche gli altri avventori del Roadhouse, intrappolati in un territorio liminare tra mondo reale e fantasia che potrebbe coinvolgere, a questo punto, l’intera Twin Peaks. E i musicisti che suonano al contrario durante i titoli di coda aggiungono ulteriori elementi a favore di questa ipotesi.
Il suo risveglio, contemporaneo a quello di Cooper, suggerisce un legame ancora vivo tra i due e un probabile ruolo della stessa Audrey nella resa dei conti finale: forse avremo finalmente la soddisfazione di vederli consumare quella storia d’amore che aspettiamo da più di 25 anni.
Al di là di teorie e speculazioni, però, e di tutto quello che ancora Twin Peaks non ci ha detto, di questo episodio resta impressa nella memoria una piacevole sensazione di compimento e finitezza: il ritorno di Cooper e la sua rocambolesca missione verso lo stato di Washington erano ciò che aspettavamo fin dal primo episodio e non potevano avvenire in modo più logico e compiuto.
Una logica che – sebbene possa sembrare strano associare questa caratteristica a una serie così anti-narrativa – permea in modo sottile ma implacabile tutte le vicende, contribuendo a creare un universo dalla forza irresistibile e pieno di misterioso, malinconico fascino.
Voto: 9½

Commento perfetto per una puntata meravigliosa.Immagino che non gli hai dato 10 perche’ speri di darlo alle ultime due.
Grazie del complimento! L’onore di scrivere del finale (che a oggi non ho ancora visto, aspetto con ansia la fine della giornata di lavoro!) toccherà ad Attilio ma a parte questo, ci hai preso in pineo. Questo 9 e 1/2 è esattamente il genere di voto “eh ma non possiamo dare 10 a tutti gli espisodi) 😀
ottima recensione, come al solito! Bravissima!
Grazie 🙂
Ottima recensione.
Un consiglio, limiti il termine diegetico.
E’ presente in tutte le sue recensioni ed ormai risulta stomachevole.
Spero di non essere l’unico a farglielo notare.
Stavolta poi si è superata “…diegeticamente ed extra diegeticamente…”.
Il termine è talmente peculiare che sembra lei voglia convergere tutti gli articoli al fine di poterlo inserire.
Spero non si offenda poiché le ribadisco che è solo un consiglio.
Ciao DanieleA, grazie di avermelo fatto notare (e ti prego, dammi del tu altrimenti mi sento vecchissima).
In realtà, ti dirò che cerco di usarlo il meno possibile, così come molti altri termini tecnici, mi piace che le recensioni siano complete ma meno ampollose e ridondanti possibile.
Purtroppo quando si parla di Lynch il diegetico e extra diegetico sono fattori fondamentali per la comprensione del lavoro dell’autore quindi ahimé, non esistendo sinonimi si è obbligati ad esporsi al rischio di essere “stomachevoli”.
Però i consigli non sono soltanto ben accetti, ma graditi e per quanto mi riguarda, richiesti il più possibile. In fin dei conti, si scrive per il lettore e non per sè!
Ti ringrazio per la gentile risposta
Figurati. Ma vedo due nomi diversi e non posso esimermi: sei veramente tu, o hai un tulpa?
Ah ah ah magari.
Una tulpa malvagia.
Sono sempre io
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