
Ciò che emerge in modo evidente da questa “MADMAX” è una volontà diversa rispetto al passato, potremmo dire consapevolmente più matura: se infatti con la prima stagione si poteva giocare con l’effetto-sorpresa dell’Upside Down, del rapimento di Will e di tutto ciò che ne è conseguito, ora abbiamo a che fare con una realtà già nota, che, per quanto potenzialmente rinnovabile, deve essere trattata in modo diverso per evitare di cadere nel già visto.
Questo trapela in modo chiaro già con la season premiere, che sin da subito imposta il tono su atmosfere più cupe, più dark, pur senza far accadere effettivamente nulla di “non visto”, di davvero nuovo; a parte le visioni di Will, di cui parleremo ma di cui avevamo già avuto un assaggio alla fine della scorsa stagione, tutte le scene, anche le più apparentemente normali, sono venate di una tensione sotterranea costante, che riesce a condurci alla fine della puntata con la sensazione di aver assistito a livello emotivo a molto di più di quanto sia effettivamente accaduto. La falsa gentilezza del Dr. Owens, lo spavento di Hopper al campo di Merrill, la ripresa del telefono che squilla in casa Byers, il dubbio di Dustin davanti a casa e, perché no, anche l’eccessiva tranquillità di Bob: sono tutti suggerimenti di qualcosa che non ci viene (ancora) raccontato, ma che contribuisce a darci un assaggio di quello che sarà il mood della stagione senza averci ancora detto nulla.
O quasi.
I just… I need you to realize I’m on your side. I need you to trust me.

Della minaccia incombente (che nelle visioni si manifesta come una tempesta al cui interno, verso la fine dell’episodio, si vede il Demogorgon) non si sa ancora molto, ma dalle parole di Will emerge un pericolo che riguarda tutti, non solo lui; e la devastazione delle zucche al campo di Merrill fa sospettare che dietro ci sia qualcosa di più di una semplice rappresaglia. Ma non sappiamo altro: ciò su cui questa puntata si concentra maggiormente è proprio il protagonista “in absentia” della prima stagione, la sua situazione mentale ed emotiva e come ciò che ha vissuto abbia influenzato lui e gli altri intorno a lui.
È una mossa di grande intelligenza quella di prendere una pausa, di non lanciarsi subito sul pericolo imminente, ma di ricostruire il mondo di Will e ciò che gli ruota attorno: la madre, il fratello e gli amici da una parte, che con il loro affetto e le loro attenzioni lo fanno sentire ancor più vulnerabile di quanto già non sia; e dall’altra parte i compagni che lo prendono di mira chiamandolo “Zombie Boy”, le visite dal Dr. Owens e le visioni di cui farebbe volentieri a meno, che concorrono a farlo sentire un “freak”, quello “strano” a cui son successe cose assurde e che attira l’attenzione ma non nel modo che vorrebbe.
Ma “MADMAX” non è solo atmosfere cupe e introspezione psicologica; è anche il ritorno al gruppo dei ragazzi al completo, quello di cui avevamo potuto vedere solo qualche breve scena all’inizio e alla fine della scorsa stagione. I pomeriggi passati a giocare a D&D in cantina sono diventati pomeriggi davanti ai videogiochi, ed inevitabilmente questo porta a nuove dinamiche e soprattutto allo “scontro” con l’esterno: la scoperta di qualcuno che ha battuto Dustin a Dig Dug ci porta quindi all’introduzione di uno dei nuovi personaggi di questa stagione, quella Max che dà il nome proprio alla puntata e che scatena le più classiche reazioni nel gruppo (dall’incredulità che possa trattarsi di lei, perché è una ragazza, alla fascinazione, proprio perché è una ragazza).
It’s me. It’s Mike. It’s day 352, 7:40 p.m.
I’m still here.

Il cold open, ambientato a Pittsburgh, ci mostra infatti un gruppo di ragazzi inseguiti dalla polizia che riescono a sfuggire a questa grazie ai poteri di una di loro, Kai; quest’ultima ricorda Eleven non solo nel modus operandi, ma anche grazie al tatuaggio “008” che ci dà un’informazione in più: questa annata vedrà certamente la presenza di altri ragazzi evasi dal laboratorio di Hawkins.
La presenza di Eleven, che sembra per un attimo rispondere a Mike, viene confermata solo alla fine, quando la vediamo insieme a Hopper, cresciuta e cambiata non solo per i capelli, ma anche per il comportamento e il linguaggio. Jim la sta proteggendo e in qualche modo sta cercando di farle da padre, in un rapporto biunivoco che di certo serve a entrambi – non va dimenticato, infatti, che Hopper ha perso sua figlia a causa di un tumore.
Un aspetto importante di Stranger Things si trova nel suo essere un ibrido di diversi elementi, come si diceva all’inizio: è horror, è fantascienza, è un omaggio al passato, ma è anche un racconto di formazione, eppure non si lascia limitare da nessuno di questi aspetti, entrando e uscendo costantemente dai generi per offrire qualcosa di più complesso e, nonostante l’argomento, di più vero. Sarebbe facile, ad esempio, raccontare questi ragazzi solo dal loro punto di vista, dando rilievo a ciò che li guida nella loro avventura di giovani che si muovono parallelamente, quando non contro, al mondo degli adulti. E invece è in scelte come quella di Hopper che si occupa di Eleven, per lei ma anche per se stesso, o di Jonathan che riesce ad entrare in contatto col fratello con un toccante discorso sui “freak” – che può fare solo perché lui per primo è stato considerato come tale – che Stranger Things colpisce e trasforma il racconto in qualcosa d’altro, che a voler ben guardare sfugge alle più semplici caratterizzazioni.

“MADMAX” è una season premiere ricchissima, che ciononostante riesce a non bruciarsi tutte le sue carte, rallentando coraggiosamente la narrazione per creare l’ambiente giusto (nelle atmosfere, nell’universo dei personaggi), adeguato ad una nuova storia. Quest’anno saranno nove gli episodi, uno in più rispetto all’anno scorso, e di certo la possibilità del binge-watching farà divorare la serie alla maggior parte del pubblico; ma la profondità di intenti mostrata in questa premiere sembra quasi suggerire che forse valga la pena di fare come il racconto e di rallentare, per gustarsi meglio tutti questi piani e capire di più di quella che solo all’apparenza è una “semplice storia horror”.
Voto: 8½

Il binge watching ha inizio proprio ad Halloween.
Federica, però prendo il tuo consiglio, cercheremo di non affrettarci, per cui andremo di vino e stuzzichini tra una puntata e l’altra. 🙂
PS: sono stato l’unico a notare che in questa nuova stagione C’E’ ANCHE SAM!!!
Da psicologa è stato uno sketch divertentissimo sentir parlare del Disturbo da Stress Post Traumatico esattamente per quel che ne sapevano all’epoca: proprio niente! Solo una descrizione. Anche in questo, ben ricostruito lo spirito del tempo.
@Michele: sono stata di pessima parola, sto provando a rallentare ma non ci sto riuscendo molto bene eheheh
Per Sam, ti dico solo che l’ho capito dopo 4 puntate, continuavo a scervellarmi perché mi era familiare ma non mi veniva in mente!
@Ellis: esatto, per ricostruire bene un’epoca bisogna stare attenti anche a questi dettagli!
Io l’ho finito, per cui aspetto la recensione del resto della stagione 🙂
Ammetto che Sam non era facile e c’è stato un pò di dibattito, in effetti è ingrassato.
Premiere molto promettente!
Bellissima, vista sabato pomeriggio e sera. Aspetto le recensioni delle puntate. Dai sam a parte che è ingrassato era riconoscibilissimo. stagione comunque bellissima.