
Freddo ed espositivo come una dettagliata inchiesta giornalistica, caldo e umano come la più avvincente delle narrazioni: è questo mix che ha reso la scrittura televisiva di Simon unica nel suo genere e, in un certo senso, irripetibile. Ogni volta che ci si approccia ad uno dei sui lavori, si viene totalmente travolti dalla quantità di dettagli, storie e micromondi che lo scrittore/giornalista riesce a tirar fuori dagli universi che esplora, arrivando a conoscerli così bene da farceli sembrare vivi e reali. Questo, unito ad uno spiccato talento per il racconto corale, costituisce la cifra del successo delle sue serie tv e anche di The Deuce, che sembra guardare al lungo termine nel voler raccontare la legalizzazione e la diffusione dell’industria del porno negli Stati Uniti.
Siamo infatti ancora alla radici della questione e ben lontani dal nucleo principale della serie, ma non sentiamo alcun fastidio tanto è avvolgente il mondo di personaggi che Simon ha ideato per traghettarci in questa storia. Questo quarto tassello è un ulteriore approfondimento delle dinamiche che regolano l’universo di The Deuce, che si concentra questa volta sul potere dei soldi come motore non solo dei conflitti esterni, ma anche di quelli interni ai personaggi.

Il denaro muove tutto in un contesto di potere e sfruttamento, in cui le disuaglianze sociali costituiscono la struttura ferrea su cui poggia questo mondo. Quel “I see money” che dà il titolo all’episodio, e che sembra dare movimento a tutti i personaggi, può essere coniugato come opportunità di successo per i più forti e solo come opportunità di sopravvivenza per i più deboli. Passare da una condizione all’altra è invece assolutamete vietato, come ci mostra qui la splendida parabola di Candy, che vediamo intrappolata in una routine stancante e frustrante che sembra tarpare il volo al suo desiderio di crescita e cambiamento.
Questo episodio ci mostra più di altri che, in un contesto vorticoso di giro di soldi, c’è una cosa che deve rimanere com’è per dare a tutto stabilità: l’etichetta di sfruttatori e sfruttati che non può essere modificata, specialmente per le donne, a cui è importante non far capire il potenziale che potrebbero avere come esseri umani pensanti (in questo senso, risulta perfetta e agghiacciante la scena in cui un gruppo di uomini applaude Candy come un’eroina, ma solo per aver ucciso un uomo per infarto grazie alle sue “doti”).

Ecco perché ogni contatto umano è bandito: la storia lesbo fra le due prostitute si consuma in segreto dai loro protettori, l’amore tra Vince e Abby esplode nell’oscurità di un bar vuoto, il bacio tra Candy e Jack ha un sapore di proibito, e l’amicizia tra Abby e Darlene non viene ben vista dal protettore Larry. Proprio la dinamica tra questi due personaggi femminili si candida a diventare così una delle più interessanti, anche solo per il confronto tra una ragazza borghese che ha potuto permettersi (finora) di avere dei principi morali ed una prostituta a cui non è nemmeno stato concesso di pensare di poter alzare la testa in quanto individuo libero e in quanto donna.

Con una sapienza narrativa unica nel suo genere, e con una fluidità nel racconto corale che ha forse come unico e ancora indiscusso maestro Robert Altman, questo episodio di The Deuce continua a farci entrare in un vortice che ti risucchia dolcemente senza far sentire la pesantezza di passare in continuazione da un personaggio all’altro. È un vortice ipnotico che ti avvolge senza che poi tu sia più capace di uscirne. Come detto all’inizio, infatti, la serie gioca sul lungo termine e si sta prendendo tutti i suoi tempi, ma come è accaduto per Baltimora, New Orleans e Yonkers, possiamo già essere sicuri che quel mondo e quei personaggi un giorno ci mancheranno irremediabilmente.
Voto: 8½
