
Ormai è chiaro che il finale della scorsa stagione ha a tutti gli effetti chiuso un ciclo, sia dal punto di vista diegetico che extradiegetico: da una parte la morte di Pietro Savastano è stato un punto di non ritorno narrativo per la serie, dall’altra il coinvolgimento di Stefano Sollima in altri progetti ha portato all’inevitabile delega di alcune responsabilità creative agli sceneggiatori principali, ai registi Claudio Cupellini e Francesca Comencini e naturalmente a Roberto Saviano.
La morte del patriarca della famiglia che accentrava su di sé il racconto ha aperto prospettive narrative nuove e imprevedibili per Gomorra, ampliandone il racconto non solo geograficamente (la Roma di Genny, la Bulgaria di Ciro, zone di Napoli prima ignorate come Vomero e Forcella), ma anche dal punto di vista delle tematiche e dello sguardo sulla criminalità organizzata. A dominare la scena non sono più solo la droga e la famiglia, ma anche il lavoro – o meglio, l’assenza di quest’ultimo –, il disagio sociale e il rapporto tra generazioni; la camorra viene quindi rappresentata con uno sguardo più ampio che da Secondigliano si apre a tutta Napoli, mettendo in evidenza le relazioni tra organizzazioni periferiche (per quanto potenti) come quella dei Savastano e le famiglie che gestiscono i traffici di Napoli centro.
S’ hanna sciacqua’ a vocc primm’ e parlà cu vuje, donn’ Annalì.

Per farlo ha bisogno di Ciro, fratello, amico e soprattutto anima ferita come lui; ma espandersi vuol dire fare la guerra ai clan di Napoli centro e per farlo c’è bisogno di Scianel, l’unica ad avere soldi e armi a sufficienza a Secondigliano. Da questo complicato negoziato emerge, tra le altre cose, un ruolo sempre più determinante e ancora non chiarissimo giocato da Patrizia: la ragazza è in teoria fedelissima ai Savastano per via della relazione con Don Pietro, ma è divenuta anche sempre più consapevole delle proprie capacità e della possibilità di ritagliarsi un ruolo tutt’altro che marginale all’interno della dialettica tra la fiducia e l’incoraggiamento di Genny e il matriarcato riluttante di Scianel. Questo potere, nelle mani di una donna così intelligente e giovane, ma anche così segnata dalle sofferenze della vita, può davvero svilupparsi in un percorso inedito per la serie, che finora ha dimostrato una notevole capacità di tratteggiare personaggi femminili dall’evoluzione mai banale e sempre ben caratterizzati.
Ma si aropp a famm’ tuoje s’ fa chiu gross’, io t’ stracc o cor’ a piett’.

Aret’a Sangue blu ci sta coccrun’ chiu gruoss’.
Dopo l’attacco dei ragazzi di Forcella, il doppio tentativo di Arenella con Sangue Blu e la sorella fallisce: entrambi, nonostante i rischi, hanno il coraggio di non abbassare la testa, rimanendo fedeli l’uno all’altro (oltre che a Ciro e Genny) e sfidando a viso aperto le famiglie che hanno rovinato e condizionato la loro vita. Prosegue quindi il percorso di crescita di Sangue Blu, dopo l’iniziazione attraverso l’omicidio nel sesto episodio, con un’altra tappa significativa nel rapimento e dell’uccisione dello Slavo per conto di Genny, ma, per quanto la sua caratterizzazione si stia facendo sempre più approfondita e ricca di umanità, potrebbe aver superato quella soglia oltre la quale è impossibile tornare indietro (da vivi).
La tensione tra i clan costruita nel settimo episodio esplode poi nell’ottavo, dando vita ad alcune tra le sequenze più spettacolari e filmicamente significative della serie: il montaggio che racchiude l’attacco dei ragazzi di Forcella alle famiglie del centro, in particolare a Cresi, è davvero notevole dal punto di vista della messa in scena e rappresenta una dimostrazione di quanto Gomorra sia uno show capace di rivaleggiare con le più acclamate serie d’oltreoceano anche sul piano della regia.
Pur’e chiattill tenen’e palle.

Soprattutto Valerio, detto Vocabolario, è una delle novità più interessanti di quest’annata, il simbolo del tentativo di espansione dell’analisi della serie sul mondo criminale: è quanto di più lontano, per estrazione, sia dai ragazzi di Scampia che da quelli di Forcella, ma è altrettanto lontano da Gegé; è un ambizioso, in cerca di sensazioni forti, di una gratificazione personale che non può ricevere nella sua vita quotidiana, anche se immerso nel denaro e nei privilegi. La criminalità e lo spaccio sono per lui una trasgressione e una ribellione al proprio ambiente, ma anche la strada verso una rivendicazione di coraggio e identità, da parte di chi fuori dai ricchi quartieri collinari viene trattato come un non napoletano, un parassita della città (Chiattillo, infatti, in napoletano vuol dire proprio parassita). La discesa agli inferi di Vocabolario passa per la dimostrazione pubblica della propria intelligenza ma lo porta presto verso l’omicidio. Difficile che possa ancora tornare sulla retta via, specialmente dopo aver assaporato l’apprezzamento e la solidarietà degli amici criminali.
Superato il giro di boa stagionale, la terza annata di Gomorra si avvia verso il suo epilogo con energia immutata, anzi rinfrescata dall’introduzione e dall’approfondimento di personaggi nuovi ed estremamente interessanti, dallo sviluppo di nuove sottotrame criminali; una crescita notevole, soprattutto perché ottenuta mantenendo sempre elevata la qualità dei suoi punti di forza, in primis i fulminanti dialoghi.
Voto 3×07: 8½
Voto 3×08: 8½
