
La serie ha una forte coscienza della propria identità, delle proprie capacità e qualità, raggiunte e stabilizzate grazie ad una maturazione nella gestione dei protagonisti e delle vicende che li vedono partecipi, e degli spostamenti sul piano temporale attraverso cui si muovono; maturazione che inoltre è più che visibile nell’esplicito e riuscito esperimento di allargare la narrazione ad aspetti prima soltanto periferici e di approfondire le dinamiche caratteriali dei personaggi secondari. Gli otto episodi della terza annata rappresentano complessivamente un grande passo in avanti per l’asse del racconto, iniziato soltanto come un catalogo di incontri da cui estrarre considerazioni e speculazioni sulla sfera delle relazioni e sul tema dell’amore: la narrazione è infatti in queste puntate molto più libera, acrobatica e continuamente tesa tra passato e presente per formulare una genuina suspense negli eventi, già interessanti per gli spettatori grazie alla partecipazione emotiva verso personaggi che suscitano simpatia istantanea e affetto sentito.
La scrittura appassiona ancora senza apparente sforzo e non è attenta solo a ripresentarci i protagonisti nel punto (critico) in cui li avevamo lasciati, ma anche a mantenere la concentrazione per descrivere le piccolezze e le miniature sentimentali di ognuno all’interno dei continui sballottamenti ed eventi frammentari attraverso cui la serie si costruisce. I presupposti tematici e narrativi su cui Lovesick si è sempre appoggiata sono stati confermati, rinfrescati e rilanciati in favore di uno spettacolo certamente saldo nei suoi aspetti più generali, ma soprattutto propositivo nella formulazione di nuove linee narrative, nuovi angoli di analisi e nuovi schemi narrativi. Ne giovano tutti i personaggi, senza distinzione, perché questi otto episodi sono molto meno diretti verso una mono-focalizzazione e più verso una visione corale e particolare assieme: anche nei momenti in cui la narrazione concentra gli occhi su un personaggio solo – per esempio Luke, uno dei più studiati da questa stagione – lo fa sempre in relazione ad un altro, in modo da raccontare entrambi nelle loro individualità e nella loro inter-relazione.

Questa lettura a due facce delle relazioni è sempre presente e tiene vivi e dinamici i disegni dei personaggi. La distaccata e prepotente fame sessuale di Luke, per esempio, è il controverso, oltre che principale, comportamento relazionale del protagonista e uno dei perni più riusciti attraverso cui la serie racconta la parabola del personaggio: nata per distrarsi dalla solitudine, dalla malinconia e dai rimpianti per le scelte passate, poi utilizzata come punto di contatto con Jonesy e con i suoi ideali di vita e infine annullata dalla crescita emotiva del personaggio e dal coraggioso e serio salto nel buio tentato proprio con la donna. E che dire dell’egoismo di Angus tramutato nel ritrovo di un’amicizia solida e nella nascita di un naturale dubbio per il futuro (anche in vista della nascita del proprio figlio), o della sicurezza di Evie, incrollabile fino al faccia a faccia con il passato e poi ricomposta dalla fiducia per Dylan: lo stesso Dylan che prima è preso tra le onde emotive e le continue sbandate amorose, gli innamoramenti usa e getta e la paura di mandare tutto all’aria e che poi è abbastanza coraggioso da mettere da parte la gelosia, zittire le incertezze e sorridere dei propri sbagli imparando da questi per fare di meglio.

Questi otto episodi hanno trasformato in un gradito successo la stagione più rischiosa della serie, sono riusciti a soddisfare le aspettative – raccontando con attenzione capillare sia le psicologie che le azioni dei personaggi – e hanno costruito i presupposti per i nuovi capitoli di una avventura che si evolve, si aggiorna e ha ancora molto da raccontare. Perché guardare Lovesick è come assistere al rallentatore al cambiamento di tutti i suoi protagonisti e a velocità aumentata al proseguimento di una storia nata nella forma buffa e molto atipica di un ragazzo che spingeva a ritroso la memoria per motivi tutt’altro che amorosi e ora diventata l’avventura di un gruppo di persone che si spinge in avanti alla ricerca di un’emozione. Quell’amore che, come dice Dylan, “è tristezza, delusione e dolore… fino a quando non lo è” e che Lovesick racconta con il rossore timido e impacciato di chi ha una bella storia da condividere, un groviglio di sentimenti difficili da districare e la virtù di riconoscere le proprie forze e i propri limiti.
Voto: 8
