
È dunque indubbiamente sbagliato, quando ci si approccia al nuovo The X-Files, pretendere una serie come quella che attraversò tutti gli anni Novanta, semplicemente perché quella era legata ad una determinata epoca e a un determinato modo di fare televisione. Se, però, insieme a Twin Peaks, la creatura ideata da Chris Carter aveva in quegli anni portato una brusca accelerazione del processo di evoluzione delle serie TV verso modelli più raffinati ed elaborati – e non solo volti al consumo momentaneo da parte dello spettatore –, questa premiere e questo nuovo ciclo, invece, rappresentano una spaventosa involuzione di quello stesso processo. Risultato: questo The X-Files sembra più vecchio del precedente.
Non si parla certo di estetica, quanto di un modo di concepire la cura del particolare tecnico, così come il modo di elaborare la narrazione all’interno dell’unità episodica. Dov’è finito quel lavoro minuzioso che negli anni Novanta la serie faceva sulla fotografia, sulla luce e la composizione di ogni singolo frame dell’inquadratura, su ogni lento e studiato movimento di macchina che rendeva così peculiari le sue atmosfere di mistero? Dov’è finita quella capacità, che rende il vecchio The X-Files modernissimo ancora oggi, di lavorare sottilmente sulle psicologie dei personaggi, di centellinare i plot twist anche negli episodi mitologici al fine di creare un’atmosfera di perenne suspense?

Il problema ancora più grande, però, risiede nella scrittura. The X-Files non è mai stata una serie contraddistinta da una miriade di plot twist ad episodio, anche in quelli maggiormente mitologici; è sempre stata, invece, una serie che, seppure negli ancora acerbi anni Novanta, ha fatto della gestione della suspense e del mistero uno dei punti di forza della propria solidità. Ogni episodio non è mai stato, come invece in questo caso, un susseguirsi di sterili colpi di scena a perdifiato che non hanno alcun valore emotivo perché gettati in un calderone di dialoghi insignificanti, un montaggio frenetico da videoclip (si veda l’oscena sequenza di inseguimento, molto più simile allo spot di un automobile che ad una scena d’azione) e una regia insulsa che non sa valorizzare nemmeno uno sguardo.
Il didascalismo di alcuni momenti è imbarazzante (tutte le conversazioni/spiegoni tra lo Smoking Man e Monica), i monologhi in voice over sembrano quasi la parodia del complottismo di fondo che ha sempre caratterizzato la serie, non c’è un attore che sia convinto di quello che fa e questo probabilmente perché non c’è un personaggio (altro punto di forza della vecchia serie) che abbia una direzione, un accenno di sviluppo. Tutto è sacrificato in nome del colpo di scena continuo, che è un’enorme contraddizione non solo di ciò che era la serie precedente, ma anche di tutto quello che la televisione di questi ultimi anni ci ha insegnato.

C’è spazio ovviamente per dei miglioramenti (e chi ha visto i successivi episodi, ne parla anzi molto bene), ma ringraziamo Gillian Anderson per aver abbandonato la barca alla fine di questa stagione, scongiurando così probabilmente il proseguo di una serie che, a giudicare da questa premiere, con The X-Files non ha proprio nulla a che fare. Già il secondo film tratto dalla serie ci aveva avvisato che Carter non ha probabilmente più la testa e la penna per dare nuova linfa alla sua creatura; sarebbe forse dunque ora di accettare che quella speciale e magica alchimia di menti (molte agli esordi) che più di venti anni fa diede origine ad un fenomeno mondiale, rimane e rimarrà irripetibile. È tempo, forse, di smettere di credere.
Voto: 3

Concordo…pilot terrificante,stantio,a tratti insopportabile…arrivare alla fine della stagione sarà un’impresa…!…