
Arrivati al termine del primo ciclo di questa quinta stagione, è ormai possibile tirare le somme di un percorso narrativo di rinnovamento che Vikings aveva già intrapreso l’anno scorso a partire dalla morte del protagonista Ragnar. All’alba della drammatica battaglia che vede ora opposti l’esercito di Lagertha e quello di Ivar, cosa possiamo di dire di questo Vikings e di questa quinta annata?
La serie di History Channel ha subito indubbiamente una profonda trasformazione, evolvendosi in uno show più sontuoso e moderno (protagonisti più giovani, grandi scene di battaglia, impattivo visivo più suggestivo in stile Game of Thrones), ma è ormai chiaro che allo stesso tempo ha perso quell’attenzione al dettaglio e quell’intimismo che caratterizzava la serie agli inizi, privandosi di quella peculiare magia e poesia che le visioni di questo episodio non riescono a restituire, apparendo spesso artefatte ed emotivamente poco incisive.
Nonostante scelte di regia particolarmente azzeccate, tutte le immagini appaiono spesso vuote e povere di inventiva (gli scheletri che combattono rappresentano una caduta di stile abbastanza pacchiana), facendo naufragare il tentativo di raccontare una battaglia dal punto di vista delle visioni di ogni personaggio, che, seppure interessante sotto il profilo sperimentale, fallisce emotivamente in un crescendo confusionario e sfilacciato di bozzetti e sequenze montate senza il minimo ritmo.

La serie si è indubbiamente estesa a livello territoriale, ma soprattutto di personaggi, e sebbene questo abbia reso la storia più dinamica, l’ha portata purtroppo ad essere anche più difficilmente gestibile sotto il profilo della coerenza, elemento che non tocca soltanto lo scorrere del tempo (Lagertha che ancora sembra quasi più giovane dei nipoti), ma anche il percorso psicologico dei singoli personaggi, che ha perso smalto e solidità. Se si può soprassedere sui continui e repentini cambiamenti di fronte nelle decisioni dei protagonisti, così come sulla follia senza senso di Margrethe e il piattume in cui stanzia Bjorn da ormai diverso tempo, è quando si arriva alla caratterizzazione dei due principali contendenti, Ivar e Lagertha, che si palesa il fatto che qualcosa nella serie abbia smesso di funzionare.
Erede di Ragnar sotto molti punti di vista, Ivar ha perso la profondità di personaggio tragico, impossibilitato ad essere eroe per via del corpo storpio che ospita la sua sete di potere, diventando una macchietta buona solo a minacciare ed ad urlare istericamente tutta la sua voglia di rivalsa. Non fa più paura, non incute timore, non se ne percepisce più il conflitto interiore. Allo stesso tempo Lagertha, sorta di totem del femminismo della serie, sembra aver smarrito quell’indipendenza, fierezza ed intelligenza che la contraddistingueva. Nonostante non abbia mai mancato di far notare la sua sensualità, la Lagertha che conoscevamo non si sarebbe mai fatta bastare un bacio del bel vescovo prima della battaglia per arrivare a dire di poter ora morire felice.

La scelta di allungare le stagioni a 20 episodi di certo non ha giovato ad una serie che sicuramente non sentiva il bisogno di questa eccessiva espansione, e che riusciva ad esprimere il meglio proprio quando compressa nel suo originale formato di 9/10 puntate. Se da una parte la serie sta riuscendo a raccontare un’epica che esula dalla storia del singolo personaggio di Ragnar (cosa che Hirst non è riuscito a fare, ad esempio, con The Tudors, fermatosi alle vicende del solo Enrico VIII), dall’altra parte la superficialità con cui ogni evento storico viene affrontato fanno un po’ rimpiangere i tempi in cui le vicende erano relegate al piccolo microcosmo di Kattelgat. Vedremo se Hirst riuscirà a invertire l’involuzione di questo nuovo ciclo, ritrovando con i suoi personaggi lo smalto e la brillantezza di un tempo.
Voto: 5

Sono pienamente d’accordo. L’ho seguita con molta fatica. La venuta di Rollo risolleverà le sorti della serie? Mah, è assai improbabile.Tra le tante delusioni, quella su Ivar è imperdonabile. Si prospetta un doloroso abbandono dopo cinque anni, così è la vita(seriale).
Totalmente d’accordo.