
Le ragioni del fermento che circonda costantemente Crazy Ex-Girlfriend sono molteplici: è una serie dal linguaggio innovativo che mescola abilmente gli stilemi della comedy tradizionale con inserti musicali che, invece di fungere da elemento di distrazione, diventano punto di forza ed elemento fondante del racconto; è uno dei simboli del female gaze nell’epoca della peak tv, in cui l’abusata figura dell’antieroe maschile viene declinata al femminile ribaltandone completamente gli stilemi e creando un prodotto assolutamente inedito; è una riflessione profonda e raffinata sugli stereotipi della commedia romantica, ma anche un affettuoso omaggio al genere; è uno dei fiori all’occhiello di CW, network che ha fatto dell’innovazione dei linguaggi seriali il proprio punto di forza, riuscendo al contempo a conciliarla con l’assoluta appetibilità da parte di un pubblico molto allargato.

Non è difficile immaginare la difficoltà di scrivere una comedy che non soltanto ruoti attorno a un evento drammatico, ma che abbia questo evento come motore principale dell’azione della protagonista, al tempo stesso avendo la necessità di fare evolvere quest’ultima in un processo costante che via via la “normalizzi”, senza perdere per strada qualunque spunto comico valido o addirittura la natura stessa della serie. In questa terza stagione, Crazy Ex-Girlfriend ha compiuto il passo più rischioso, quello che mette davvero alla prova la scrittura: ha portato Rebecca al limite massimo, gliel’ha fatto oltrepassare e ha avviato un percorso graduale di maturazione. Potenzialmente era la ricetta per un disastro, visto che era proprio la sua follia a muovere gli eventi dell’intero microcosmo che la circonda.
I know. My hair is dark so I look evil but my dress is white which is ironic.

Ciò che complica ulteriormente questo percorso narrativo, in particolare il suo terzo capitolo, è la necessità da una parte di conservare sempre una scintilla di follia e imprevedibilità sia all’interno del plot che nella personalità della protagonista, ma dall’altro riuscire a rendere credibile – ovvero, a costruire gradualmente e realisticamente – il suo percorso di consapevolezza e guarigione. In questo, Crazy Ex-Girlfriend riesce a giostrarsi alla perfezione, non soltanto integrando in modo eccellente nel mondo della serie gli elementi più legati alla psicologia, accompagnando lo spettatore e Rebecca verso la diagnosi di disturbo borderline che fa da evento centrale nel racconto della stagione, ma anche giocando abilmente con tutti gli stereotipi della rappresentazione televisiva della follia femminile, come sempre decontestualizzandoli e usandoli come grimaldello per raccontare qualcosa di differente e di molto più complesso. Così Rebecca ha visioni di Trent in puro stile film Lifetime, cambia il proprio look trasformandosi in una dark lady, mente, tradisce e prende decisioni impulsive come ha sempre fatto: l’unica, ma importante differenza è che ora a queste azioni segue una reazione emotiva da parte sua, una riflessione che nasce dalla consapevolezza di non poter più inquadrare queste decisioni in un ambito di normalità e neppure di poter usare la propria instabilità come giustificazione.
“Period sex. Period sex”
“No, you don’t get to sing that”

Ma anche qui, Crazy Ex-Girlfriend dimostra la propria raffinata capacità di utilizzare anche le scelte strumentali e plot-driven per raccontare qualcosa del proprio genere di riferimento, spingendo sul pedale dell’ironia e della riflessione metalinguistica per enfatizzare l’utilizzo dei cliché della commedia romantica: l’evoluzione di Valencia arriva infatti attraverso un salto temporale di 8 mesi (che consentono anche di portare a compimento la gravidanza di Heather e arrivare al punto di rottura dell’affair tra Rebecca e Nathaniel), mentre la sottomissione del personaggio di Nathaniel alle esigenze del plot ricalca in modo deliziosamente didascalico l’evoluzione dei personaggi femminili nelle romantic comedy con protagonista maschile, e anche la riconciliazione finale tra White Josh e Darryl avviene in sala parto, luogo d’elezione di ogni happy ending familiare nella televisione americana.
Attraverso una serie di scelte coraggiose di scrittura, quindi, Crazy Ex-Girlfriend riesce a chiudere in modo eccellente una stagione dalle premesse davvero rischiose, ponendo le basi per un ulteriore stravolgimento degli eventi e lasciando lo spettatore appeso ad un cliffhanger ancora più potente dei precedenti. Il tutto, riuscendo anche a mettere in scena alcuni dei momenti musicali più brillanti dell’intera storia della serie: “Let’s Generalize About Men”, “I Go To The Zoo”, “Scary Scary Sexy Lady”, “First Penis I Saw”, “Fit Hot Guys Have Problems Too”, “Horny Angry Tango”, “I’m Just A Boy In Love” e “Miracle Of Birth” offrono non soltanto ulteriori occasioni al cast di mostrare le proprie capacità di performer, ma anche una prova dell’immutata facoltà dello show di utilizzare il musical come vero e proprio strumento narrativo, capace anche di venire in soccorso all’approfondimento dei caratteri, laddove il plot principale (come in questo caso) debba raccontare qualcosa di così urgente da essere impossibilitato a fornire a tutti lo spazio che meriterebbero.
Voto stagione: 8
