Mozart in the Jungle è forse quella che più è passata inosservata fra le figlie di quel sodalizio fra Amazon Video e cinema indipendente che ha dato vita a tutta una collezione di serie delicatissime ed intelligenti quali Transparent, I Love Dick, One Mississippi o Fleabag. Questo probabilmente è, in parte, dovuto ai toni spensierati ed escapisti che gli cuciono addosso l’etichetta di commedia leggera e fanno sì che quel particolare tipo di malinconia e profondità di cui la serie si tinge non vengano urlati ai quattro venti, ma lasciati da scoprire allo spettatore che si lasci immergere in una visione più approfondita.
La serie, inoltre, anche alla sua quarta stagione rimane un prodotto perlopiù sui generis che trova, forse, più facilmente corrispondenza nel panorama cinematografico rispetto a quello televisivo. I toni dolcemente nostalgici con i quali Roman Coppola racconta una storia a metà fra il fiabesco e l’ineluttabile ritrovano non poca eco nel cinema della sorella Sofia o di altri pesi massimi dell’indie americano quali gli amici Wes Anderson e Jason Schwartzman. Lo spazio in cui si muovo i protagonisti di Mozart in the Jungle, quello della musica classica nel contesto della New York contemporanea, viene abilmente catturato nella sua natura di spazio elitario, alieno, sognante, senza, tuttavia, che la narrazione nasconda in nessun momento il fatto di star parlando di un mondo in via d’estinzione, che ha bisogno di reinventarsi, di scendere a compromessi, per sopravvivere. Sono queste le caratteristiche che hanno, fin dai primi episodi, avvicinato le atmosfere ed i toni della serie a quelli del realismo magico: la musica classica, così come la poesia, la letteratura, l’insegnamento degli Antichi o un certo tipo di folklore nella narrativa sudamericana del secondo Novecento, prendono man mano le sembianze di un qualcosa a metà fra il salvifico e l’estinto, di un’apparizione venuta da un altro mondo costretta, per non scomparire, a rifugiarsi fra le élite, fra gli appassionati, a piegarsi per poter passare fra gli spazi sempre più stretti che le sono concessi.

Dall’altro lato, le apparizioni delle Muse dei protagonisti si fanno più frequenti ed i simbolismi forse più spinti dando vita a veri e propri viaggi interiori e ad esperienze extra-corporee. Roman Coppola mostra di aver capito che parlare di un genere artistico morente è anche e soprattutto interrogarsi più genericamente sul ruolo che giocano oggi, nelle nostre vite, Arte, Ispirazione, Musica, Amore per la musica. Ed ecco che il discorso sull’arte si lega ancora più saldamente a quello esistenziale e politico tenuto sui protagonisti e sul ruolo vivere insieme. Il più bell’esempio di questa quarta stagione è decisamente il “No audience show” a cui partecipa Rodrigo, che mostra come l’arte possa essere una forma di trascendenza, di scoperta, di condivisione, utile proprio perché “inutile” nel senso di un qualcosa di ritagliato dalla realtà che non obbedisce alle stesse leggi cui sono sottoposti gli altri tipi di spazio.
A questo proposito merita di essere ulteriormente sottolineato un altro importante tema da sempre, bene o male, presente nel corso delle varie stagioni ma trattato, stavolta, con più convinzione e rinnovato engagement: il ruolo e la condizione del femminile in ambienti che sono ancora estremamente gerarchici e patriarcali. Mentre racconta la storia di Hailey, Mozart in the Jungle denuncia tutta una serie di ingiustizie storico-sociali quali il numero così ridotto di direttori d’orchestra o di compositori donne, o i nomi di coloro che non hanno trovato posto nella Storia della musica ufficiale (e, di conseguenza, nella memoria collettiva) perché donne come Maria Anna Mozart – sorella del compositore che sembrava, finora, dare il nome alla serie, tanto da far quasi pensare retrospettivamente che la vera “giungla” sia quella ricca, conservatrice e passivo-aggressivamente misogina in cui si deve muovere un’aspirante direttore d’orchestra donna.

Mozart in the Jungle si riconferma una serie che ha ben chiari soggetto e toni della narrazione (e non è poco) e che ha, alla quarta stagione, ancora tantissimo da dire insieme alle capacità e alle intenzioni di dirlo in modo originale, attuale ed interessante. Sarebbe davvero un peccato se Amazon decidesse di non rinnovarla per una quinta stagione.
Voto: 8


L’ho appena finita. E’ deliziosa!
100 minuti di applausi per questa recensione…
Grazie Davide!