
Di certo non è facile capire cosa stiamo davvero guardando e cosa ci si possa aspettare nei prossimi sette episodi, anche perché basta tornare indietro di qualche anno, e precisamente al primo episodio della prima stagione di Girls, per ritrovare la stessa sensazione di disorientamento, tanto era il coefficiente di novità che portava la scrittura della Dunham. La grande differenza era però la certezza di essere davanti a qualcosa di inedito, di interessante e che, almeno in prima battuta, costringeva lo spettatore ad andare avanti, cosa che invece non si può affermare (almeno per adesso) di Camping.
Jennifer Garner interpreta Kathryn McSorley-Jodell, protagonista assoluta che invade letteralmente lo schermo, sia per interpretazione che per il carattere dato al suo personaggio, ovvero una donna sulla quarantina maniaca del controllo sia sulla sua vita che sulla vita delle persone che le sono intorno. L’azione parte dall’idea di Kathryn di festeggiare con quattro giorni di campeggio fuori città il quarantacinquesimo compleanno di suo marito Walt Jodell, che ha volto e fattezze di David Tennant, il quale appare almeno inizialmente molto dedito alla moglie e più o meno conscio dei tic della consorte. Con loro c’è anche il figlio Orvis (Duncan Joiner), che per il momento non ha particolare impatti sulla scena. Sin dai primi minuti, inaugurati da una scena iniziale sicuramente iconica, è molto chiaro che le dinamiche della serie gireranno sulla sua protagonista, violenta accentratrice delle attenzioni degli altri – compresi quelli che vengono dai social.

E forse è anche questo a tradire l’episodio: il personaggio della Garner è davvero irritante e fin troppo sopra le righe, caricato da un’interpretazione che a tratti sembra persino forzata, ma allo stesso tempo fin troppo logico e standardizzato nel modo di stigmatizzarla, tanto che l’arrivo dell’elemento di disturbo personificato dalla Lewis è così necessario che se ne perde la forza. Inoltre, la Lewis è famosa per la sua irrequietezza sia personale che come artista, capace di una versatilità davvero unica, e quindi cucirle addosso un personaggio fricchettone e da fuori di testa risulta fin troppo banale. La coppia Dunham/Konner ci ha abituati a personaggi irritanti e volontariamente meschini, che però sono sempre consapevoli di essere tali; le due hanno spesso giocato con il contrasto, la provocazione, la sfida verso lo spettatore, mentre ora tutto appare calibrato, studiato, fin troppo dettagliato, tanto da diventare appunto banale. I personaggi di Girls erano irritanti per “costituzione”, non servivano leve esterne per dare ragione delle loro fisime.

E, tolti i due personaggi femminili, rimane molto poco degli altri in questi primi trenta minuti (ed è anche una questione di tempo, ovviamente). Tennant fa il suo: è divertente, nella parte, anche se non è facile capire quanto ci sia a suo agio all’interno; Sullivan ha poco spazio di manovra e gli vengono lasciati troppi pochi momenti; tra Gelman e la Bravo quella che ne esce meglio è quest’ultima, grazie anche al fatto che il suo rapporto con Kathryn viene subito fuori, regalando uno dei momenti migliori dell’episodio.
Ci si aspettava molto dal ritorno di Lena Dunham su HBO e forse quelle stesse aspettative non hanno aiutato nella visione di questo pilot; in fondo in fondo qualcosa dice che la stagione va vista integralmente per farsi davvero un’idea, fosse anche solo per capire in che direzione sta andando la ormai trentenne autrice.
Voto: 6½

Al momento gli do un 4 ma sulla fiducia, troppa caricata la garner, irritante pure quando cammina, storia senza boh, non so se riuscirò ad arrivare alla classica terza puntata per decidere se continuare a seguirla.