
Tuttavia, l’andamento di The Romanoffs non ha, ad ora, soddisfatto le aspettative, dimostrando infatti di intraprendere un percorso decisamente altisonante, in cui abbiamo visto lo show barcollare fra momenti di pregevole fattura e altri privi dello spessore di cui una serie così ambiziosa avrebbe bisogno per brillare. “Bright and High Circle” si staglia, purtroppo, nella seconda di queste categorie, rivelandosi un episodio infelice non solo per la costruzione e per l’epilogo della sua trama, ma anche e soprattutto per il modo discutibile in cui sono stati trattati temi che trascendono l’episodio in sé e che si riallacciano volutamente a uno degli argomenti più accesi e dibattuti degli ultimi tempi, quello delle molestie e delle relative accuse.
Ma andiamo con ordine. L’episodio intende esplorare attraverso la storia di David (Andrew Rannells) – un giovane e talentuoso insegnante di pianoforte che nel tempo ha conquistato la fiducia e la simpatia del quartiere – le conseguenze e le ripercussioni che piombano non solo su chi è accusato, ma anche sulla percezione stessa che amici e conoscenti hanno di lui. Decidere di mettere in scena un argomento così delicato non è di per sé una scelta errata, anzi: esplorare i cambiamenti che colpiscono David e chiunque si trovi ad essere accusato apre di certo scenari molto interessanti da investigare, a patto che lo si faccia con la dovuta attenzione. Difatti, l’episodio sembra percorrere una strada abbastanza positiva nella sua prima parte, dedicata principalmente alla messa in discussione della fiducia che Katherine (Diane Lane) ha da sempre riposto nei confronti di David.

Un altro elemento potenzialmente interessante dell’episodio è la messa a fuoco del pregiudizio che porta alcuni (soprattutto Alex, il marito di Katherine interpretato da Ron Livingston) a dubitare dell’innocenza del ragazzo a causa di una neanche troppo velata omofobia, collegando inconsciamente l’omosessualità di David a un’ipotetica tendenza alla pedofilia. Il tutto nel quadro di una famiglia i cui genitori sembrano talvolta disattenti e incuranti dei bisogni dei figli, e che appaiono avere la tendenza (a prescindere dalla vicenda di David) a ricercare le cause dei problemi familiari al di fuori dei loro stessi comportamenti. Insomma, fino a qui l’episodio ha messo in gioco alcune tematiche interessanti che avrebbero meritato un’attenzione maggiore e che, se sfruttate al meglio, avrebbero potuto aprire scenari e analisi sottili e degne di nota.
Peccato che in “Bright and High Circle” nulla di tutto questo avvenga. Quello che, infatti, avrebbe potuto essere un racconto ricco e complesso sulla fiducia, sul pregiudizio e sui meccanismi che si mettono in moto in situazioni simili, si trasforma in un’operazione sconclusionata che cerca in tutti i modi di attirare l’attenzione (e la compassione) degli spettatori esclusivamente nei riguardi della reputazione di chi si trova – a torto o a ragione – ad essere accusato. Alla luce di ciò, è difficile (se non impossibile) ignorare le vicende avvenute nel mondo reale riguardanti il #MeToo e l’accusa che ha colpito lo stesso Matthew Weiner da parte di Kater Gordon, sceneggiatrice che ha lavorato con lui nella writers’ room di Mad Men.

Che tutto ciò provenga da un Weiner colpito da una situazione simile rende praticamente impossibile separare l’artista dal suo prodotto artistico, proprio perché in questo caso è l’autore stesso ad utilizzare l’arte come una palese arma di difesa della propria situazione personale, scivolando verso quella strada rischiosissima che sembra suggerire che l’accusato possa a sua volta trasformarsi in vittima. Ci viene infatti ricordato con fastidiosa insistenza che quest’ultimo sarà “condannato” ad essere guardato d’ora in poi in maniera differente dagli altri (“When you accuse somebody of something, whether they did it or not, you make everybody look at them differentely”), arrivando a ricondurre l’intera impostazione dell’episodio e del discorso alla sola reputazione dell’accusato, come se le ripercussioni su quest’ultima fossero, in definitiva, l’unica cosa che conta. Come se questo non bastasse a svuotare di spessore l’episodio, quel “whether they did it or not” pronunciato da Alex rende l’intero discorso di Weiner insensato. In un episodio che si scaglia contro coloro che commettono accuse false rovinando di conseguenza la vita dell’accusato, mettere tra parentesi la colpevolezza o l’innocenza stessa di quest’ultimo, rende la puntata priva di senso. Se, in ultima istanza, la realtà delle vicende messe in discussione viene considerata irrilevante ai fini della questione, è inevitabile chiedersi qual sia il punto dell’intera critica mossa dall’episodio contro le false accuse.

Voto: 4
