The Romanoffs – 1×06 Panorama 2


The Romanoffs – 1x06 PanoramaArrivati al sesto episodio si può forse cominciare, se non a tirare le somme, perlomeno ad avanzare alcune considerazioni più solide sul tanto atteso e tanto discusso nuovo lavoro di Matthew Weiner.

Al netto della visione di questo “Panorama” potremmo dire che vi sono diverse cose che appaiono ancora piuttosto confuse e che richiederanno, probabilmente, l’intera architettura degli episodi per poter essere interpretate al meglio, prime fra tutte le motivazioni della scelta antologica nello strutturare la serie. La struttura verticale permette, solitamente, ad una serie di trattare un argomento declinandolo più liberamente nei suoi diversi aspetti (Black Mirror per la satira nera sul tecno-entusiasmo o Easy con il suo panorama della sessualità contemporanea, per prendere due fra i moltissimi esempi possibili), serve a dare dinamicità al racconto o può essere usata in termini di contrainte formale per favorire la creatività (Room 104). Se proviamo ad interpretare questo lavoro di Weiner come una saga familiare, la frammentazione degli episodi così com’è stata gestita non fa che circondare i familiari di un’atmosfera così vaga e rarefatta da potersi leggere vuoi come una chiara intenzione disimpegnata, vuoi come un tentativo di racconto corale  svuotato di senso, disgregato, per cui gli appartenenti alla stessa famiglia non hanno davvero molto in comune se non il nome ed un certo senso di vuoto entitlement e di decadenza che sembra dover derivare da questo nome.

Vi sono, però, altre cose che invece, a questo punto, sono davvero chiare, ossia che i due episodi restanti, per quanto potranno rivelarsi meritevoli, faticheranno a sollevare il livello qualitativo di una serie che oscilla fra il mediocre ed il brutto, con uno o due piccoli balzi verso il buono. Si potrebbe dare la colpa al formato semicinematografico da minifilm che prendono gli episodi e pensare che un autore talmente abituato a sapersi prendere del tempo per costruire, stratificare e far crescere i propri personaggi non sia riuscito ad adattarsi ad un tipo di narrazione più breve ma la verità è che il problema va ben al di là di questo fattore e The Romanoffs ha spesso dimostrato una scrittura mediocre, a tratti goffa, un’argomentazione superficiale e autoreferenziale e delle soluzioni narrative (e spesso, c’è da dire, anche registiche) piuttosto stereotipate e ininteressanti.

The Romanoffs – 1x06 Panorama“Panorama”, purtroppo, non fa eccezione. Si tratta di un episodio che si presenta sostanzialmente composto da tre filoni narrativi che si intrecciano nella figura del protagonista Abel (Juan Pablo Castañeda), vale a dire la storia d’un amore a prima vista impossibile e tragico, un’inchiesta giornalistica condotta su un costosissimo e fraudolento centro di cura e quello che potremmo definire come una sorta di exposé sulle bellezze e la storia di Città del Messico. Il problema è che le tre piste che l’episodio intende seguire sembrano troppo spesso semplicemente aperte e in nessun modo approfondite o problematizzate, tanto da far pensare ad una svogliatezza se non ad una mediocrità di scrittura.

La sequenza d’apertura ci mette davanti ad una serie di incontri casuali fatti dal protagonista tramite Tinder accompagnati dalla sua voce fuori campo che parla di visi, di autenticità e di trasparenza quasi volesse opporre nettamente l’amore ai tempi delle dating app al classico colpo di fulmine che avrà poco dopo, nella vita vera, con la discendente Romanoff di questo episodio, Victoria. Opposizione che non viene in nessun modo sviluppata e che rimane un semplice prologo ad una storia d’amore che oscilla fra il favolistico ed il drammatico e che ricalca schemi piuttosto usurati senza che i personaggi aggiungano molto al tipo intorno al quale sono costruiti: il romantico che si innamora di una donna sofferente per la drammatica sorte del figlio malato che sembrerebbe essere un miglior compagno ed una migliore figura paterna del marito cinico ma impossibile da rimuovere dal suo ruolo. Al di là di alcune inconsistenze nella trama come il fatto che venga inscenato un momento in cui i due fumano dell’erba senza che ci si sforzi di integrarne gli effetti al racconto, le ragioni per cui Abel dovrebbe tenere nascosta così a lungo la sua identità di giornalista o la reazione così piatta di lei al momento della rivelazione, uno dei punti più critici dell’episodio è sicuramente la scelta di legare i due protagonisti esclusivamente da un sentimento amoroso lasciando completamente da parte le altre piste aperte dall’episodio, ovvero l’inchiesta giornalistica sulla frode sanitaria, la riflessione sulla malattia terminale o l’accostamento di un membro di una monarchia decaduta ed un giovane socialista.

I continui rimproveri che vengono fatti ad Abel di non essere un vero giornalista (“It’s not a story“) non giustificano il disinteresse dell’episodio agli aspetti giornalistico e sociopolitico che lo stesso, in primis, solleva. Il fatto che né Abel né il suo editor giudichino degno di interesse lo sfruttamento delle povere donne incinte indigene da parte della clinica quando entrambi si presentano come uomini dalle forti intenzioni politiche fin dall’inizio dell’episodio è semplicemente segno di una scrittura quantomai maldestra.

The Romanoffs – 1x06 PanoramaCittà del Messico sembra essere, in fin dei conti, l’unico personaggio degno di nota di questo “Panorama” e non ha veramente molto a che fare con la famiglia Romanoff, filo conduttore della serie, se non per una genericissima vicinanza nella violenza della storia di due popoli. Il corteggiamento dei due fra i monumenti e le bellezze atemporali della città sembra quasi essere un pallido (ed anche piuttosto oscuro) tentativo di riproposizione di quel che tanto era riuscito bene a Weiner in Mad Men, ossia ad una riflessione alla Thomas Mann sull’incontro e l’intreccio fra due dimensioni temporali, quella intima e privata del tempo quotidiano e quella secolare e universale del tempo della Storia.

È piuttosto normale partire da alte aspettative e giudicare forse più duramente di altri i lavori di un autore come Matthew Weiner che ha alle spalle due degli show più preganti e meglio scritti della televisione come The Sopranos e Mad Men. Il problema è che, anche cercando di fare astrazione da questo tipo di atteggiamento interpretativo, la maggior parte degli episodi di The Romanoffs, incluso questo sesto, è, purtroppo, davvero priva di interesse in mezzo ad un universo televisivo così ricco e vivo come quello contemporaneo.

Voto: 4

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Informazioni su Irene De Togni

Nata a Verona, ha studiato Filosofia a Padova e Teoria letteraria a Parigi. Non simpatizza per le persone che si prendono troppo sul serio ma le piacerebbe che le serie TV venissero prese un po’ più sul serio (e ora che ha usato due volte l’espressione “prendersi sul serio” non è più sicura di quello che significhi).


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2 commenti su “The Romanoffs – 1×06 Panorama

  • peter

    Mi spiace ma pur col massimo rispetto e simpatia per chi collabora a Seriangolo stavolta non sono assolutamente d’accordo con l’analisi e il giudizio qui dato al 6° episodio dei Romanoffs. Forse “Panorama” non è tra i migliori episodi della serie ma mantiene comunque un ottimo livello. Certamente è l’episodio più astratto e ambiguo, lavora certamente sullo stereotipo però per andare oltre e cercare un piano di comunicazione “altro”, secondo me assai più profondo. Victoria non è “sofferente per la sorte drammatica del figlio malato”, non si dà pace perché crede di essere lei la causa della sua condanna: l’emofilia (come discendente dei Romanoffs), il “sangue malato” che non si disperde con le generazioni. Abel è infelice perché fa un lavoro che non ama, fa un’inchiesta giornalistica per una spinta ideologica ma poi in realtà “scrive un poema” (è la voce off che accompagna la sua presenza dalla prima inquadratura). Quando i due si incontrano tutto diventa relativo, si allontana, i due si corteggiano ma in realtà pensano a cosa fare della loro vita. Il “panorama” del titolo è quello che viene declinato più volte e in varie situazioni: il deserto delle piramidi (l’antichità, il mito), la terrazza dell’hotel da dove si vede Città del Messico notturna (la modernità), il grande murales di Diego Rivera (la storia del Messico e dei messicani). Tutto molto grande rispetto a loro e ai loro problemi, tutti va e continua, basta solo decidere a dare una svolta, ed è quello che fa Abel quando si congeda dal suo lavoro e dal suo collega: forse farà lo scrittore, sicuramente sarà un uomo diverso, tra i tanti. E Matthew Weiner sottolinea questo passaggio con il piano sequenza finale, animato improvvisamente dai personaggi di Diego Rivera, Abel uno di loro, tra i tanti. E’ un colpo d’ala di grande regia, in cui Weiner cita anche se stesso: l’allontanamento finale di Jon Hamm dal set pubblicitario dove lavora la moglie in Mad Men. Solo che lì il protagonista usciva di scena, qui invece vi entra dentro. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, mi limito ancora a dire in “Panorama” non si parla di storie d’amore (stereotipate), denunce giornalistiche (infatti abbandonate a metà), adulteri (infatti non consumati), ma semplicemente di cosa fare della propria vita. Mica poco. E’ uno slittamento, una rivelazione a sorpresa, un abbaglio, che è un po’ la cifra stilistica e narrativa dei Romanoffs. In ogni caso, senza dover scomodare l’ormai vecchia politique des auteurs, davanti a un lavoro di Matthew Weiner (autore di capolavori come Sopranos e Mad Men, come giustamente è stato ricordato nella recensione) non si dovrebbe essere tanto assertivi nel giudizio negativo al punto di dare “4”. E mi scuso se ho esagerato in senso contrario.

     
    • Alessandro

      Guarda, grazie, l’articolo mi è sembrato veramente molto ingeneroso con quello che prova a fare la serie, e un forse anche un po’ fuori fuoco, con rispetto parlando. Condivido quello che hai scritto.