Suburra – Stagione 2 3


Suburra – Stagione 2La storia – breve per ora – delle produzioni Netflix in Italia si può riassumere in un gioco al ribasso: dalla prima tutto sommato riuscita stagione di Suburra è passato circa un anno e mezzo nel quale il colosso dello streaming ha rilasciato il deludente documentario calcistico First Team Juventus e la terrificante Baby; prodotti che nelle intenzioni hanno mirato a raccontare i connotati di una società, come se il popolo italiano fosse riducibile alla semplice tripartizione “criminalità-calcio-scandali sessuali”.

È una visione che qualcuno potrebbe trovare offensiva, ma la dice lunga sulla percezione che una piattaforma dall’afflato internazionale come Netflix ha del mercato italiano, convinto di poter sfondare insistendo su tematiche che attraggono un largo pubblico a scapito del messaggio che viene trasmesso. Suburra, d’altro canto, è nata dalla costola del successo internazionale di Gomorra, forse la serie italiana di maggior successo nel mondo di tutti i tempi, provando a sfruttare la scia della sua fama senza nasconderlo minimamente. Cambia l’ambientazione, da Napoli a Roma, ma lo scheletro della narrazione rimane lo stesso: dalla collusione tra territorio, politica e mafia alle guerre intestine tra le fazioni che si spartiscono il sottobosco criminale della città, per non parlare dello scontro generazionale tra i “padri” e i “figli”. La prima stagione aveva convinto quasi tutti, riuscendo a distaccarsi quanto bastava dalla ben più profonda serie a cui si ispirava, e puntando su una libertà narrativa con meno necessità di essere totalmente aderente alla realtà, caratterizzandosi alle volte anche con un livello di trash non indifferente.

Suburra – Stagione 2La seconda stagione riparte qualche tempo dopo la fine della precedente, con i personaggi principali che devono affrontare nuove sfide lavorative e familiari: Spadino si barcamena tra il nascondere la sua omosessualità alla famiglia e allo stesso tempo cercare di assumerne il comando, anche grazie al supporto della compagna Angelica; Aureliano, sconvolto dalla morte del padre e della ragazza, è alla ricerca della sorella e deve gestire la complicata piazza di Ostia; Lele è entrato in polizia e in poco tempo diventato vice ispettore; Sara gestisce una ONLUS solo apparentemente dagli scopi nobili; Amedeo, dopo l’alleanza con Samurai, si è candidato con una lista propria alle comunali di Roma e, grazie ad una campagna elettorale basata sulla sicurezza dei cittadini italiani, riesce a tenere in scacco le sorti politiche della città. C’è da dire subito che il gap temporale funziona e contribuisce a regalare un nuovo status quo alle fazioni che tentano di conquistare il controllo della città, con Samurai che continua ad essere la variabile impazzita tra gli interessi privati dei vari contendenti, dalle famiglie sinti alle famiglie di Ostia, dal Vaticano alle forze politiche in gioco.

Uno dei punti di forza del secondo ciclo di episodi – sono due in meno rispetto al primo – è una trama che riesce a fondere maggiormente le storyline che caratterizzano la stagione: se inizialmente la ricerca di Livia Adami funge da MacGuffin, con la sua dipartita in tempi brevi la storia si condensa in un rapporto ancora più stringente tra politica e criminalità catalizzato nella campagna elettorale per eleggere il nuovo sindaco. Cinaglia è l’ago della bilancia che può portare i voti decisivi ad ambo gli schieramenti politici che si contendono la poltrona, guadagnando un potere immenso che può spendere sia nei confronti dei criminali che lo aiutano a perpetrare i suoi scopi sia con Samurai. Ed è quindi la possibilità per gli autori di tirare in ballo alcune delle questioni più attuali, che ogni giorno infiammano l’opinione pubblica: la questione della sicurezza, la strumentalizzazione dei migranti e il ruolo ambiguo delle onlus che vogliono lucrare sulla carità ai più bisognosi, mutuati dalla Chiesa Cattolica. Se l’intento di calare l’intreccio di Suburra nella realtà contemporanea, si pensa al fine di stimolare un dibattito e creare un contraddittorio, è corretto, non si può dire che sia riuscito fino in fondo. I temi caldi sui quali lo show insiste sono quasi sempre trattati con una certa superficialità – e ingenuità – che ne inficia il fine ultimo. I “migranti” non sono altro che uno strumento nelle mani dei burattinai politici, non sono neanche considerati dei veri e propri personaggi; il Vaticano interviene sempre solo attraverso due persone, non vengono approfondite le motivazioni che spingono i cardinali a fare accordi con Samurai, rendendo il tutto ben poco credibile; la questione della sicurezza è piuttosto banale e i comizi di Cinaglia a riguardo non paiono così convincenti da poter credere che possano davvero spostare dei voti in un elezione comunale.

Suburra – Stagione 2Insomma, uno dei problemi principali di Suburra è la sua difficoltà nel riuscire a mettere sul piatto i problemi del paese e dipingere un mondo quanto più possibile realistico. Non sarebbe un problema se la scrittura non continuassea farlo sembrare un obiettivo dichiarato: l’impressione di chi guarda è che gli autori abbiano la chiara intenzione di portare a galla questi temi senza avere gli strumenti per farlo, quando sarebbe molto meglio, forse, se abbandonassero questa possibilità in toto e si dedicassero ad una narrazione totalmente di finzione, che si limiti solo ad ispirarsi alla realtà e costruisca un racconto votato solo all’intrattenimento. Questo discorso si esemplifica nel personaggio di Adriano, lo speaker di una radio sportiva che possiede un canale di comunicazione privilegiato con il popolo romano, di cui si scoprono i trascorsi con Samurai; il personaggio vorrebbe essere l’esempio di come la mediazione delle notizie calcistiche sia l’unico modo per attrarre una platea più ampia, forse vagamente disinteressata alla politica in sé. Anche in questo caso la scrittura e la recitazione non riescono a convincere, passando su banalizzazioni e svolte di trama a dir poco assurde, come la sua scelta nel finale di allearsi con Spadino e Aureliano.

Purtroppo bisogna anche menzionare come questa seconda stagione non abbia fatto grandissimi passi in avanti per quanto riguarda le performance dei suoi protagonisti e, forse ben più grave, la realizzazione tecnica in generale.
La recitazione rimane uno dei problemi endemici di questi prodotti in Italia, anche da parte di attori con un’esperienza relativamente lunga nel settore come Claudia Gerini e Filippo Nigro, mai davvero in parte e con una difficoltà a rendersi credibili ai limiti del ridicolo. Le cose migliorano se si sposta l’attenzione sui più giovani Alessandro Borghi, che sta vivendo un momento incredibile della sua carriera dopo i successi di Sulla mia pelle e Il primo re, Giacomo Ferrara e Eduardo Valdarnini, che tengono a galla l’intero show pur senza eccellere – ma le colpe in questo caso sono più della scrittura che non permette loro di esprimersi al meglio. Si deve comunque al loro lavoro il grande impatto emotivo scaturito della scena del suicidio di Lele, forse uno dei pochi momenti davvero intensi della stagione.

Suburra – Stagione 2 Per quanto riguarda la realizzazione si fa riferimento soprattutto alle scene corali che dovrebbero aumentare il tasso di spettacolarità e che avrebbero il compito di catturare totalmente l’attenzione dello spettatore al fine di giustificare il suo investimento emotivo nel momento topico che si vuole raccontare; in realtà risultano tra i punti più bassi della stagione, si pensi a titolo di esempio alla presa di potere di Spadino e il suo “discorso” di insediamento come nuovo capo, o agli incontri tra Samurai e Gabriella, l’esponente del centro-sinistra interpretata da Lucia Mascini che con i suoi movimenti e la sua anonimità dimostra tutta la sua innaturalezza e inadeguatezza. Allargando la questione dal particolare al generale, sembra che a mancare in Suburra sia proprio un certo livello di qualità tecnica che si credeva ormai essere alla base delle produzioni odierne, soprattutto per un canale come Netflix che può contare su capitali di investimento notevoli. Il fatto che la direzione di questa seconda stagione sia affidata ad Andrea Molaioli (La ragazza sul lago) e Piero Messina (L’attesa), registi già con una significativa esperienza alle spalle, è un’aggravante nei confronti di una serie indifendibile da questo punto di vista.

A conti fatti, la seconda stagione di Suburra segna un piccolo passo indietro rispetto a quanto mostrato all’esordio. Certo, la storia è molto più compatta e, a tempo perso, continua ad intrattenere grazie ad un buon ritmo e ad alcuni personaggi ancora molto interessanti, tuttavia non aggiunge davvero nulla alla produzione televisiva italiana, provando a raccontare una realtà complessa e stratificata con strumenti deboli e inconsistenti.

Voto: 5 ½

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Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.


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3 commenti su “Suburra – Stagione 2

  • Travolta

    Personalmente non concordo.
    Ho trovato questa seconda stagione superiore alla prima e soprattutto nelle interpretazioni degli attori verso i quali ero stato cattivissimo nella prima stagione.
    A parte il ragazzo che fa Lele e la Gerini sempre imho inguardabili ho trovato migliorato il resto del cast ,Borghi a parte che era grandioso sia nella prima che in quella attuale.
    E’ vero che alcuni argomenti non sono sttai approfonditi ma almeno erano argomenti mentre nella prima serie *argomenti * non se ne trovava.
    Per me un bel 7- a questa seconda serie ( 5+ alla prima ).

     
    • Davide Tuccella L'autore dell'articolo

      Ciao Travolta! 🙂
      Purtroppo io non giustifico la necessità di tirare in ballo questioni così delicate, con la mezza intenzione di crearci sopra un discorso, senza poi effettivamente farlo. Apprezzo molto di più un prodotto onesto e coerente con se stesso, consapevole di non avere gli strumenti per parlarne, e quindi che li evita. La mia personalissima tesi è che Suburra non è Gomorra e non ha le stesse capacità di ragionare su temi di portata sociale importanti come ha saputo fare molto bene quest’ultima in più di un occasione.
      Non è l’unico motivo per cui non mi è piaciuta questa seconda stagione, ma di certo è uno dei principali. E’ giusto però avere idee diverse, per esempio io nel cast inguardabile (o inascoltabile) metterei anche Nigro.