
È una visione che qualcuno potrebbe trovare offensiva, ma la dice lunga sulla percezione che una piattaforma dall’afflato internazionale come Netflix ha del mercato italiano, convinto di poter sfondare insistendo su tematiche che attraggono un largo pubblico a scapito del messaggio che viene trasmesso. Suburra, d’altro canto, è nata dalla costola del successo internazionale di Gomorra, forse la serie italiana di maggior successo nel mondo di tutti i tempi, provando a sfruttare la scia della sua fama senza nasconderlo minimamente. Cambia l’ambientazione, da Napoli a Roma, ma lo scheletro della narrazione rimane lo stesso: dalla collusione tra territorio, politica e mafia alle guerre intestine tra le fazioni che si spartiscono il sottobosco criminale della città, per non parlare dello scontro generazionale tra i “padri” e i “figli”. La prima stagione aveva convinto quasi tutti, riuscendo a distaccarsi quanto bastava dalla ben più profonda serie a cui si ispirava, e puntando su una libertà narrativa con meno necessità di essere totalmente aderente alla realtà, caratterizzandosi alle volte anche con un livello di trash non indifferente.

Uno dei punti di forza del secondo ciclo di episodi – sono due in meno rispetto al primo – è una trama che riesce a fondere maggiormente le storyline che caratterizzano la stagione: se inizialmente la ricerca di Livia Adami funge da MacGuffin, con la sua dipartita in tempi brevi la storia si condensa in un rapporto ancora più stringente tra politica e criminalità catalizzato nella campagna elettorale per eleggere il nuovo sindaco. Cinaglia è l’ago della bilancia che può portare i voti decisivi ad ambo gli schieramenti politici che si contendono la poltrona, guadagnando un potere immenso che può spendere sia nei confronti dei criminali che lo aiutano a perpetrare i suoi scopi sia con Samurai. Ed è quindi la possibilità per gli autori di tirare in ballo alcune delle questioni più attuali, che ogni giorno infiammano l’opinione pubblica: la questione della sicurezza, la strumentalizzazione dei migranti e il ruolo ambiguo delle onlus che vogliono lucrare sulla carità ai più bisognosi, mutuati dalla Chiesa Cattolica. Se l’intento di calare l’intreccio di Suburra nella realtà contemporanea, si pensa al fine di stimolare un dibattito e creare un contraddittorio, è corretto, non si può dire che sia riuscito fino in fondo. I temi caldi sui quali lo show insiste sono quasi sempre trattati con una certa superficialità – e ingenuità – che ne inficia il fine ultimo. I “migranti” non sono altro che uno strumento nelle mani dei burattinai politici, non sono neanche considerati dei veri e propri personaggi; il Vaticano interviene sempre solo attraverso due persone, non vengono approfondite le motivazioni che spingono i cardinali a fare accordi con Samurai, rendendo il tutto ben poco credibile; la questione della sicurezza è piuttosto banale e i comizi di Cinaglia a riguardo non paiono così convincenti da poter credere che possano davvero spostare dei voti in un elezione comunale.

Purtroppo bisogna anche menzionare come questa seconda stagione non abbia fatto grandissimi passi in avanti per quanto riguarda le performance dei suoi protagonisti e, forse ben più grave, la realizzazione tecnica in generale.
La recitazione rimane uno dei problemi endemici di questi prodotti in Italia, anche da parte di attori con un’esperienza relativamente lunga nel settore come Claudia Gerini e Filippo Nigro, mai davvero in parte e con una difficoltà a rendersi credibili ai limiti del ridicolo. Le cose migliorano se si sposta l’attenzione sui più giovani Alessandro Borghi, che sta vivendo un momento incredibile della sua carriera dopo i successi di Sulla mia pelle e Il primo re, Giacomo Ferrara e Eduardo Valdarnini, che tengono a galla l’intero show pur senza eccellere – ma le colpe in questo caso sono più della scrittura che non permette loro di esprimersi al meglio. Si deve comunque al loro lavoro il grande impatto emotivo scaturito della scena del suicidio di Lele, forse uno dei pochi momenti davvero intensi della stagione.

A conti fatti, la seconda stagione di Suburra segna un piccolo passo indietro rispetto a quanto mostrato all’esordio. Certo, la storia è molto più compatta e, a tempo perso, continua ad intrattenere grazie ad un buon ritmo e ad alcuni personaggi ancora molto interessanti, tuttavia non aggiunge davvero nulla alla produzione televisiva italiana, provando a raccontare una realtà complessa e stratificata con strumenti deboli e inconsistenti.
Voto: 5 ½

Personalmente non concordo.
Ho trovato questa seconda stagione superiore alla prima e soprattutto nelle interpretazioni degli attori verso i quali ero stato cattivissimo nella prima stagione.
A parte il ragazzo che fa Lele e la Gerini sempre imho inguardabili ho trovato migliorato il resto del cast ,Borghi a parte che era grandioso sia nella prima che in quella attuale.
E’ vero che alcuni argomenti non sono sttai approfonditi ma almeno erano argomenti mentre nella prima serie *argomenti * non se ne trovava.
Per me un bel 7- a questa seconda serie ( 5+ alla prima ).
Ciao Travolta! 🙂
Purtroppo io non giustifico la necessità di tirare in ballo questioni così delicate, con la mezza intenzione di crearci sopra un discorso, senza poi effettivamente farlo. Apprezzo molto di più un prodotto onesto e coerente con se stesso, consapevole di non avere gli strumenti per parlarne, e quindi che li evita. La mia personalissima tesi è che Suburra non è Gomorra e non ha le stesse capacità di ragionare su temi di portata sociale importanti come ha saputo fare molto bene quest’ultima in più di un occasione.
Non è l’unico motivo per cui non mi è piaciuta questa seconda stagione, ma di certo è uno dei principali. E’ giusto però avere idee diverse, per esempio io nel cast inguardabile (o inascoltabile) metterei anche Nigro.
Stagione ridicola e imbarazzante.
Se ho trovato la prima stagione assolutamente interessante, avvincente, realistica e con una buona caratterizzazione dei personaggi, ho invece trovato la seconda stagione semplicemente ridicola. E non parlo di personaggi o di qualità tecnica, ma semplicemente di svolgimento della storia in se per se. Puntata dopo puntata, è un crescendo di eventi e situazioni talmente poco credibili che viene quasi da sorridere. Ecco ad esempio che ci troviamo in nostro bel candidato Sindaco che si dirige all’appuntamento con Samurai con un bel pistolone, e con grande serenità d’animo prende e spara. (ma te l’immagini la Virginia Raggi che prende la sua smartina, si dirige di notte da sola alla discarica tal de tali, spara al Carminati di turno, dopodichè se ne torna come se nulla fosse a fare campagna elettorale e a firmare autografi). Questo è un solo esempio delle innumerevoli situazioni grottesche che tolgono totale interesse verso una serie che dovrebbe fare del realismo e dell’identificazione uno dei suoi cavalli di battaglia
Ciao valerio! Grazie del commento 🙂
Ho già sciorinato (per quanto è stato possibile) le mie idee sulla stagione nell’articolo ma in particolare mi viene da pensare riferendomi alla tua analisi se effettivamente le cose stanno come dici tu. Mi spiego, il fatto che la serie dovrebbe fare del realismo uno dei suoi punti di forza è sì un assunto di partenza – perchè la serie ha un’ambientazione storica ben precisa, fa riferimenti vaghi ad eventi accaduti e riferimenti verosimili alle personalità e alle istituzioni coinvolte – ma a questo punto mi viene da pensare se non fosse solo un pretesto per agganciarsi al successo di serie come Gomorra, e da lì costruire una trama molto più libera dall’esigenza di interpretare la realtà e, per questo, non attendibile da quel punto di vista. Insomma, se le intenzioni degli autori erano davvero quelle di mettere in evidenza le criticità del sistema politico romano e generare un dibattito approfondito sull’argomento allora siamo d’accordo che è una produzione sbagliata sotto moltissimi punti di vista; se però questa linea non fosse neanche stata presa in considerazione? Al netto delle due stagioni io propendo ancora per la prima ipotesi ma il dubbio resta; certo è che il fatto che non abbia così tanto interesse in una terza stagione la dice lunga sul totale distacco che ho nei confronti di storia e personaggi, e questo per me rappresenta un totale fallimento per un prodotto televisivo, di qualsiasi tipo.
Ciao Davide!
concordo con te sul fatto che la produzione abbia voluto in qualche modo agganciarsi al filone prolifico di Gomorra (e di Romanzo Criminale) e in fondo credo che l’idea fosse anche buona. Ci stava provare a raccontare il panorama malavitoso della capitale ai giorni nostri (Romanzo criminale raccontava fatti accaduti in un epoca passata) e come dicevo con la prima stagione credo abbiano fatto un buon lavoro (anche se penso che come caratterizzazione degli eventi e descrizione della psicologia dei personaggi Gomorra sia una spanna superiore). Però è proprio la seconda stagione a fare acqua. Si ravvisa una volontà forzosa di accelerare i ritmi, di creare eventi sempre più incalzanti e di stupire continuamente con colpi di scena. Tutto ciò purtroppo fa spesso perdere di credibilità. In fondo credo che una serie del genere dovrebbe fare della capacità di generare un senso di identificazione negli eventi, di rispecchiamento nella realtà in cui si vive, un motivo di successo. E ci sarebbero riusciti senza forzare situazioni sensazionalistiche che alla lunga fanno sorridere. Vabbè, vedremo la terza stagione….valuteremo senza pregiudizi 🙂