Quest’autunno ha visto approdare su BBC One e Starz una nuova serie crime, Dublin Murders. Si tratta di un adattamento della serie di romanzi di Tana French e, in questa prima stagione, si propone di illustrare le vicende appartenenti ai primi due volumi, In the Woods e The Likeness, acclamati ed apprezzati non solo per aver presentato trame intriganti e complesse, ma anche per il lavoro sottile e fascinoso che la scrittrice ha dedicato alla psicologia stessa dei propri personaggi.
Molto del materiale d’origine è stato dedicato alla costruzione, dunque, di un mondo “interiore” capace di intrigare non meno dei misteri e delle vicende messi in luce dalla trama. Adattare in chiave televisiva non solo tali vicende, ma anche questo sguardo attento all’intimità stessa dei protagonisti, non è un compito facile. È legittimo chiedersi se adattamenti del genere avranno lo spessore necessario per ripresentare sotto una nuova luce l’universo delineato da un materiale d’origine di pregevole fattura e se, insomma, il mezzo televisivo sarà capace di tener fede – sotto più aspetti – alla qualità dei libri d’origine. Sarah Phelps, sceneggiatrice della serie, ha accolto questa sfida con coraggio, donandoci un primo episodio che ha tutta l’aria di imporsi come un promettente avvio di uno show che si preannuncia a dir poco intrigante. Dopotutto, la sceneggiatrice non è nuova né a trasposizioni televisive (ha lavorato per The Casual Vacancy, miniserie tratta dal romanzo di J.K. Rowling), né ai gialli e ai thriller, in quanto si è dedicata all’adattamento di alcuni romanzi della celebre scrittrice Agatha Christie.
Ambientato a Dublino e nei suoi dintorni, presentati con toni cupi e freddi, il primo episodio ci presenta i detective Rob Reilly (Killian Scott) e Cassie Maddox (Sarah Greene) alle prese con l’indagine sulla morte di una tredicenne, il cui corpo è stato ritrovato in un bosco e in circostanze sinistre che ricordano eventi altrettanto inquietanti avvenuti nel 1985, quando tre bambini sono stati rapiti nello stesso bosco con dinamiche molto simili a quelle della nuova vittima, e da cui soltanto uno ne è uscito vivo. Anche se il pilot non offre (se non nelle scene finali) un quadro chiaro al riguardo, si intuirà ben presto che questo caso sarà particolarmente difficile da affrontare per i due detective, in quanto è evidente che qualcosa di quegli eventi accaduti anni prima deve averli scossi e coinvolti in maniera personale, e il semplice affiorare di ipotetici legami a quelle vicende mai dimenticate ammanta l’intero episodio di un’atmosfera cupa, ostile, sospesa. È proprio il mantenimento di questo mood e la gestione stessa del ritmo della puntata che sorprende in positivo: nell’approcciarsi agli eventi di Dublin Murders, allo spettatore vengono offerti dubbi e domande che non riguardano soltanto la sfera dell’omicidio (e di tutti i cliché e gli intrighi affiancati agli elementi classici di un whodunnit), ma che toccano e vogliono indagare anche la psicologia stessa di ogni personaggio messo in scena, ognuno dei quali sembra potenzialmente in grado di nascondere molto più di quello che affiora in superficie ad una prima occhiata.
Sensazione, questa, che è ben presente nelle personalità dei detective stessi, la cui professionalità e la cui freddezza saranno di certo messe a dura prova dal caso che dovranno affrontare. La gestione delle interazioni fra i due è forse l’aspetto più promettente di questo pilot: con pochi ed efficaci dialoghi, Dublin Murders presenta un rapporto professionale che si fonda sulla comprensione e sul rispetto reciproco, la cui intimità viene messa bene in luce non solo dalle parole che i due si scambiano, ma soprattutto dai silenzi che condividono, testimoni di una complicità costruita nel tempo passato a lavorare insieme. L’intera costruzione della puntata sembra costantemente suggerire agli spettatori che c’è qualcosa, per così dire, di “sotterraneo” in ogni interazione e in ogni personaggio: la gestione del ritmo dell’episodio, così lento e misurato, ma mai pesante o pretenzioso – tant’è che i quasi sessanta minuti del pilot sembrano passare con molta fretta –, concorre ad arricchire di fascino la serie, che si presenta, per ora, come un thriller dalle potenzialità promettenti, capace di sfruttare e di utilizzare i cliché tipici di un racconto crime senza, per questo, esserne ingabbiato. Perché Dublin Murders si propone chiaramente di superare la barriera del semplice mistero dedicato all’indagine sul crimine della tredicenne, o meglio: questo stesso mistero sarà la chiave attraverso cui la sceneggiatura riuscirà (si spera) ad indagare trasversalmente tanti diversi elementi talmente fertili da poter diventare, forse, il vero punto di forza dell’intero show.
Si tratta, dunque, di uno show presentato in maniera equilibrata, che dimostra di essere pensato e curato sotto ogni aspetto. Soprattutto, Dublin Murders è capace di dire molto mostrando poco, tenendosi per ora molto lontano da scene gratuitamente crude o da dialoghi didascalici e poco necessari. L’impressione che si ha, alla fine della visione di questo pilot, è quella di aver appena avuto un assaggio di un racconto dark, misterioso, cupo e complesso, che riesce ad intrigare attraverso pochi, semplici espedienti che hanno però il merito di inserire subito gli spettatori nella stessa atmosfera sospesa e disincantata di questo pilot, invogliandoli a continuare la visione e a scoprire tutti i misteri che questo caso e, soprattutto, questi personaggi, nascondono. Per concludere, il debutto di Dublin Murders colpisce nel segno, delineando una prima ed efficace rappresentazione di una storia cupa e sinistra, che trascina nel suo vortice di sospetto e di mistero non solo le vite dei nostri protagonisti, ma anche gli spettatori stessi, che si troveranno a porsi domande riguardanti più aspetti prima ancora che possano rendersene conto o che abbiano fissato già in mente gli elementi fondamentali della trama.
Non è ovviamente ancora possibile dare un giudizio complessivo a un prodotto che ha messo in gioco così tanti elementi che necessitano di analisi future, ma si può dire con certezza che le basi solide e ben curate costruite da questo pilot fanno ben sperare per il resto delle puntate. Ad ora, l’impressione è decisamente positiva.
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