#blackAF – 1×01 because of slavery


#blackAF – 1×01 because of slaverySperimentazione e streaming audiovisivo online sono stati sinonimi per molto tempo grazie a dei giganti dell’intrattenimento come Netflix, che hanno puntato sull’innovazione di qualità per conquistare una fetta di pubblico che prima di loro, semplicemente, non esisteva. Dal 2013, anno in cui Netflix  ha ampliato la produzione cinematografica e televisiva unendola con la distribuzione online, le cose sono molto cambiate, ma la voglia di offrire qualcosa di nuovo è rimasta sempre, nonostante innumerevoli scivoloni che hanno messo, per un attimo, la qualità da parte a favore di prodotti più pop e potenzialmente mainstream.

Dopo aver stravolto il mondo seriale rendendo il binge watching la normalità e dopo aver reso disponibile l’accesso ai prestige drama anche a spettatori che prima non erano familiari con prodotti del genere, Netflix ha deciso di innovare il panorama televisivo puntando su temi socialmente rilevanti. All’interno di questo scenario si colloca #blackAF  (abbreviazione di as fuck, espressione utilizzata per dare enfasi a qualsiasi tipo di aggettivo), nuova sitcom disponibile dal 17 aprile, che prende il genere mockumentary e lo fa diventare un enorme cavallo di Troia per veicolare un discorso sulla discriminazione razziale che Netflix ancora non aveva ospitato. Reduce dal successo di Black-ish e dei suoi spin-off Grown-ish e Mixed-ish, il produttore e showrunner Kenya Barris si cimenta con l’online dopo aver firmato un contratto di esclusiva da 100 milioni di dollari con Netflix, che lo ospiterà per tre anni con l’opzione per altri due. La voglia di Barris di creare senza i limiti imposti dalla televisione tradizionale ha portato l’autore ad allontanarsi da ABC che, tra le tante divergenze creative, aveva anche accantonato un episodio di Black-ish, scritto e diretto da lui stesso, dal titolo “Please, Baby, Please”, in cui si parlava del Presidente Trump e delle proteste del 2017 di alcuni giocatori della NFL americana durante l’inno nazionale; questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

#blackAF – 1×01 because of slavery#blackAF si inserisce in un contesto particolare, in cui i temi – come già accennato prima – diventano il cuore pulsante dello show stesso, che presta un po’ meno attenzione alla forma; il mockumentary, genere tornato alla ribalta un decennio fa e arrivato stremato al 2020, viene scelto da Kenya Barris per affrontare un discorso molto più ampio e complesso sulla famiglia e sugli stereotipi razziali, mettendo in scena una versione romanzata e di fantasia della sua vita familiare. Kenya Barris, divorziato e padre di sei figli nella vita reale, interpreta se stesso anche davanti alle telecamere ed è affiancato dalla moglie Joya (interpretata da Rashida Jones) e dai sei figli, tra cui spicca la maggiore Drea (Iman Benson), che fa da motore per le vicende narrate. La primogenita convince suo padre Kenya ad utilizzare i suoi mezzi da produttore televisivo per girare un documentario sulla sua famiglia che le dovrebbe assicurare l’ingresso alla NYU; così viene spiegata la presenza delle telecamere, che seguiranno la famiglia Barris per gli otto episodi che compongono la prima stagione dello show.

#blackAF ha due livelli principali di lettura, uno più superficiale, legato alla sua natura di sitcom, e uno più profondo, connesso strettamente al racconto sociale che Kenya Barris aveva già iniziato in Black-ish e che ora riprende in modo più deciso e spontaneo, senza tutti quei filtri che un grande network come ABC gli aveva imposto. Se analizziamo #blackAF solamente come serie comedy, dobbiamo dire di trovarci davanti ad un prodotto che sarebbe stato perfetto sei o sette anni fa e che oggi difficilmente sopravvivrebbe ad uno scontro diretto con altri show dello stesso genere. La comicità di #blackAF sarebbe stata un contraltare perfetto a quella di Modern Family, aiutando a mostrare un diverso tipo di famiglia, meno edulcorato e più vicino alla cruda realtà di tutti i giorni. Non è chiara, inoltre, la scelta di Kenya Barris di vestire anche i panni di attore protagonista, decisione che non riusciamo a spiegarci se non con la voglia dell’autore di accrescere la propria reputazione e far imparare il suo nome anche a chi lo conosceva come il creatore di. Il fatto che lui sia produttore esecutivo e protagonista dello show sarebbe stato un valore aggiunto solo nel caso in cui Barris fosse stato capace di recitare la parte di se stesso – molto diverso dall’essere se stessi.

#blackAF – 1×01 because of slaverySe ad una lettura più superficiale l’episodio pilota di #blackAF ci ha delusi, si deve fare un discorso diverso quando si legge la puntata attraverso i temi di cui parla. Il titolo della serie riassume in modo perfetto quello che ci troviamo davanti: uno show che racconta la comunità afroamericana  e lo fa in modo diretto, senza giri di parole e senza aver bisogno di chiedere il consenso a nessuno per farlo. Passare da black-ish a #blackAF è una dichiarazione d’intenti che Kenya Barris ha potuto fare grazie alla profonda presa di coscienza degli ultimi anni da parte di diversi tipi di minoranze – tra cui quella afroamericana – che hanno abbandonato la ricerca della normalità, facendosi forti delle differenze: così ha fatto anche l’autore, che se in black-ish ci diceva che tutte le famiglie sono uguali, ora punta l’attenzione sulle diversità. “because of slavery”, questo il titolo dell’episodio, oltre a creare il background su cui si svilupperà tutta la serie, decide di raccontare il mondo afroamericano grazie a due momenti chiave: nel primo la famiglia di Kenya serve a mostrarci come si comporta il suo personaggio all’interno della sua comunità, nel secondo una coppia di amici bianchi ci mostra le differenze con il mondo esterno.

Per questi motivi possiamo dirci soddisfatti solo in parte da questo nuovo lavoro di Kenya Barris, che ci propone una riflessione sulle differenze razziali prendendo in considerazione, però, solo classi economiche benestanti, lasciando che la ricchezza dei personaggi in scena livelli le differenze, che sarebbero state più accentuate e rilevanti in altri contesti sociali. “because of slavery” è un episodio introduttivo che lascia ampio margine di miglioramento al resto della stagione e mette delle basi forti su cui poter costruire uno show complesso soprattutto nei temi trattati; grazie alla libertà di Netflix, Kenya Barris ha ora le potenzialità di scrivere una pagina rilevante nella storia della TV moderna.

Voto: 6/7

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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