Mrs. America – Stagione 1


Mrs. America - Stagione 1L’idea di parlare del presente attraverso le vicende storico-politiche del passato non è certamente un fenomeno né nuovo né raro – citofonare ai Promessi Sposi –, ma certo non capita tutti i giorni che il racconto-specchio attraverso cui guardare il mondo contemporaneo riguardi qualcosa avvenuto meno di mezzo secolo fa, cioè abbastanza indietro da risultare poco noto o persino sconosciuto a molti, ma non troppo da essere percepito come una ricostruzione storica in costume.
Quello di Mrs. America è un viaggio al contrario, che non prende un personaggio considerato da molti in modo positivo e ne racconta il successo, ma piuttosto una donna da molti vista come un villain e ne racconta il successo delle idee, ma il fallimento della persona.  Attraverso di lei, però, la serie fa un viaggio negli ultimi quarant’anni della società americana. Questa cavalcata attraverso gli anni che hanno portato alla crescita potente del movimento femminista americano e poi alla propria sconfitta, quantomeno in quei numeri e con quegli obiettivi, ci dice anche un’altra cosa: tutto sommato, siamo ancora a quel punto lì sotto troppi punti di vista. Certo, sembra quasi pura fantascienza guardare ad un periodo in cui democratici e repubblicani erano divisi su politiche economiche ed estere, ma non necessariamente su quelle civili, eppure l’uso politico delle tematiche sociali e la debolezza nel prendere sul serio certe posizioni sembrano essere tristemente noti.
In Mrs. America questo è il punto di partenza e la prima vicinanza con il mondo contemporaneo: ad una situazione iniziale considerata con grande ottimismo per le istanze liberali – l’incessante corsa della ratifica dell’ERA sin dal pilot e la presidenza Obama– si passa alla disfatta rappresentata da quegli anni ’80 che in America significano Reagan e il dominio dei conservatori, uno specchio quasi perfetto della presidenza Trump (Let’s make America great again).
Attraverso le questioni politiche e sociali, la serie non smette mai di raccontare i propri protagonisti, prendendosi il tempo di scrivere e mostrare con cura una larga fetta delle figure principali di quell’epoca, senza infatti fermarsi ad una superficialità di facciata. Con la scelta non sempre perfetta ma forse necessaria di dedicare ogni episodio ad una protagonista differente di questa storia si è potuto parlare di queste donne e del loro posto non solo nei due movimenti contrapposti, ma anche e soprattutto nel mondo.

Mrs. America - Stagione 1Il maggior pregio di questa serie, però, è che insegna senza didatticismo, accende i riflettori su qualcosa che è per gli americani parte di una storia passata, ed una vicenda quasi sconosciuta ai non americani. Si discute molto e spesso sul ruolo della serialità televisiva, sul suo potere, e sui suoi doveri: le polemiche circa il messaggio diseducativo di Gomorra le ricordiamo di sicuro, con Roberto Saviano che doveva darsi ad apparizioni televisive costanti per meglio veicolare il messaggio della serie. Qui il problema si pone solo in parte, perché la serie si iscrive facilmente al novero di quelle ‘educative’, se così vogliamo dire, in quanto parla di una vicenda storica di grande importanza – almeno teorica – ancora oggi. Lo fa, però, senza creare il mito delle donne che hanno partecipato a questo enorme movimento femminista: e lo si capisce sin dalla scelta di fare della protagonista chi incarna gli ideali opposti a quelli propugnati dalla serie. Non c’è dubbio, infatti, che la scrittura autoriale parteggi per chi supporta l’ERA, non certo per Phyllis. Eppure, la serie non imbocca alcuna scelta moralista, anzi, fa qualcosa di molto potente: sceglie di rappresentare queste protagoniste in tutte le proprie debolezze e le diffidenze interne, anche e soprattutto laddove una tendenza a creare degli eroi sarebbe arrivata spontanea. Ecco dunque che abbiamo la repubblicana che vede il proprio partito muoversi in una direzione da lei non apprezzata, la grande iniziatrice del movimento sempre più tenuta fuori dalle decisioni importanti perché considerata poco liberal, la super star del movimento su cui si schiacciano odi e amori. Quello del movimento femminista è un mondo complesso e multi-sfaccettato, e la scrittura autoriale non si tira indietro nel mostrare quello che è, alla fine, un inaspettato fallimento.

Poi, però, ci sono scene che è difficile mettere da parte, e il cui impatto sulla percezione pubblica è innegabile. Parliamo, ad esempio, della prima candidatura di una donna nera alle primarie democratiche, o il raduno di donne tutte insieme anche se di opinioni molto differenti, la mobilitazione di grandi masse in un sentimento d’unità mai avvenuto prima in queste proporzioni. C’è anche la reazione, l’altrettanto numeroso esercito di coloro le quali lo status quo non vogliono cambiarlo, una forza che condurrà alla presidenza Reagan, ancora oggi esaltata dai conservatori e odiata dalla sinistra e dai movimenti per i diritti civili. Sono due mondi che si confrontano, sebbene ancora non proprio in un percorso alla pari: sempre costante si insinua un senso di sufficienza da parte degli uomini, i quali osservano con malcelata insofferenza queste rivendicazioni di cui hanno vilmente paura, sia tra i democratici che tra i repubblicani. Quelli affrontati dalla serie sono discorsi che chiedono agli uomini di tacere, non per un istinto reazionario o violento, benché legittimo, ma perché la loro voce e la loro opinione si è sentita spesso ed è conosciuta da molto tempo. La serie fa lo stesso con i suoi protagonisti  e i suoi spettatori: non insiste su cose conosciute né traccia parallelismi anacronistici o troppo forzati con la realtà contemporanea. Eppure l’uomo ritorna, preponderante proprio alla fine, nell’unico episodio dedicato ad uomo: quel Ronald Reagan che aleggia nei discorsi di tutti e la cui voce si sente solo per riportare in cucina quella donna a cui quel ruolo, benché propugnato, proprio le sta stretto.

Mrs. America - Stagione 1In tutto questo, infatti, c’è lei, Phyllis Schlafly. Una donna complessa, di grande intelligenza, che è convinta che il mondo debba avere uno spazio per la sua professionalità, e lo fa guidando il movimento che si impegna a silenziare quelle come lei. Una donna che mette la famiglia al primo posto, per poi quasi ripudiare il figlio omosessuale e spendere tutto il tempo lavorando in politica, lasciando che ad occuparsi della casa siano altri. Una donna sicura di sé e delle proprie capacità, anche quando queste capacità non sono sufficienti: la naturalezza con la quale mente e si mantiene fedele alle proprie menzogne è impressionante (e il paragone del suo movimento con le suffragette è assurdo). È proprio questo, forse, ciò che più d’ogni altra cosa ci forza a pensare alla nostra società contemporanea, in balia di notizie false e volutamente falsate, con il solo obiettivo di sostenere la propria posizione. La verità, concetto nobile e stabile, è diventato nel nostro mondo malleabile e persino opinabile. Ecco dunque che Phyllis mente, esagera, terrorizza perché le parole le sa usare bene; certo, poi si scontra con la durissima realtà della competenza, e dunque il dibattito a coppie del quinto episodio “Phyllis & Fred & Brenda & Marc” è una clamorosa e imbarazzante disfatta. Messa alla prova dei fatti, forse ancor più sotto pressione perché alle prese con una donna molto più preparata di lei, finisce in una situazione umiliante e imbarazzante.

Mrs. America - Stagione 1Il successo di scrittura – e il senso dell’ironia della sorte – è però ancor più evidente nel finale che dovrebbe sancire il successo della Schlafly, il cui supporto al nuovo presidente è stato fondamentale e che invece viene ripagata con un rifiuto e un allontanamento. Un gesto, questo, che si riflette in quelli del marito, il quale, nonostante il suo pubblico supporto alle aspirazioni della moglie, riporta tutto alla normalità con quella richiesta tanto banale quanto umiliante della cena. L’ultima scena di una Cate Blanchett che si prepara alla sua candidatura agli Emmy è quella di una casalinga americana alle prese con una torta di mele, in una cucina perfetta che sarebbe piaciuta molto a Wes Anderson. Una donna che ha lottato per imporsi sulla scena pubblica, che c’è riuscita finalmente alimentando i propri desideri più reconditi, è riportata a quel ruolo che ha per sé rifiutato. Sconfitta nella vittoria, un capolavoro.

Non c’è dubbio che questa rappresentazione della Schlafly non piacerà ai suoi sostenitori né a quelli dell’attuale Presidente americano – l’ultimo atto ufficiale di Phyllis è proprio l’aver dato il proprio endorsement a Trump – ma non si può dire che gli autori si siano limitati a rappresentarne le debolezze: Phyllis voleva un ruolo politico di forza e lo ha avuto; non nel settore che avrebbe preferito, ma non è stata capace di mollare l’osso quando ha ricevuto le attenzioni che riteneva di meritare, ben più di quella che un’amicizia tossica potesse regalarle. Ha dovuto accettare dei compromessi, ha chiuso un occhio sul razzismo di una certa parte delle proprie alleate perché le tornavano comodo e per vincere sapeva di aver bisogno di ogni freccia al proprio arco, anche quelle meno pubblicamente gradevoli. Checché se ne dica, Phyllis ha cambiato la politica americana, ma ne è rimasta a sua volta bruciata.

Mrs. America è un racconto perfetto scritto con grande acutezza, nove episodi in cui delle vere protagoniste raccontano un lato della storia americana che ha ancora oggi un impatto straordinario. È una storia moderna, a tratti difficile da sopportare, con attori in grandissima forma (menzione speciale alla sempre eccellente Margo Martindale) e una scrittura attenta e precisa. È, insomma, una serie bella e necessaria, che non crea né santi né eroi, pur raccontando di atti eroici e titanici.

Voto Stagione: 9

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

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