Euphoria – 1×00 Trouble Don’t Last Always – Part 1: Rue 1


Euphoria - 1x00 Trouble Don't Last Always - Part 1: RueUno degli effetti della pandemia mondiale che ha indelebilmente caratterizzato questo 2020 è il rallentamento delle produzioni televisive e cinematografiche, cosa che si è verificata anche per Euphoria. Il prodotto “teen” di HBO prevedeva di mandare in onda quest’anno la seconda stagione ma, a causa del blocco delle riprese, Sam Levinson e la sua squadra hanno deciso di concentrarsi su due episodi speciali: il primo è “Trouble Don’t Last Always” che, come dice il sottotitolo, si concentra interamente sul personaggio di Rue.

Incarnata dalla bellissima Zendaya, Rue Bennett è il personaggio cardine della serie, la prima metà della mela, il cui completamento è Jules, interpretata dalla vera rivelazione di Euphoria, l’attrice transgender Hunter Schafer. Rue ha diciassette anni, è bipolare, ha una chiara dipendenza dalle droghe e vive immersa e circondata dal suo dolore, che fagocita ogni aspetto della sua vita; è incapace di trovare un riscatto dalla sua condizione e l’abuso di sostanze stupefacenti è l’iperbole che ne enfatizza l’egoismo, che la porta sempre ad un passo dalla distruzione e dall’autodistruzione. Quando incontra Jules, più simile a un personaggio schizzato fuori da un manga che a un essere umano, Rue se ne innamora e la fascinazione, l’amore che prova per lei sembra portarla fuori dal baratro o, quantomeno, fa nascere in lei quel senso di risalita dal vortice che rappresenta per se stessa, la sua famiglia, i suoi amici, il suo intero mondo.

Euphoria - 1x00 Trouble Don't Last Always - Part 1: RueIl punto è che Euphoria non è una storia di redenzione, non è un racconto di formazione, non è un imborghesito percorso dal buio alla luce. L’accusa che è stata mossa più volte alla serie è di poggiare interamente sulla propria cifra stilistica, sul visivo, sull’accattivante incontro tra l’immagine e la musica fino a creare atmosfere da videoclip, con una colonna sonora curatissima e bellissima, così puntuale ed azzeccata nello scandire quello che accade sullo schermo da far dimenticare a volte il contenuto, la storia. Potrebbe anche essere vero, ma nulla racconta di più la nuova generazione Z di questo approccio, i cosiddetti “nativi digitali”, lontani dalle vocazioni generaliste di Girls, dalle gag dolci e amare di Broad City o da chi si è macchiato davvero della colpa di arrivare, nonostante le premesse diverse, alla redenzione (e convenzione) come Love . La generazione Z passa dai social, da Tik Tok, dalla condivisione ossessivo-compulsiva di una vita che si mischia con il mezzo che usa, ne disperde i confini rendendoli rarefatti, fino a far arretrare in qualche modo la realtà. E non c’è nulla di più sbagliato (in altre parole si potrebbe dire “boomer”) che farsi ancora l’annosa domanda “cos’è la realtà”: decidere a tavolino cosa sia implica definire allo stesso tempo cosa è degno di essere raccontato e cosa no, porta a scimmiottare in maniera snob, indie, radical-chic, gli atteggiamenti di quei padri/madri che i trentenni di oggi vorrebbero finalmente togliere dalle gerarchie apicali dell’economia, della politica, della società.

I trentenni però rappresentano la generazione precedente, quei “millennial” che, anche se hanno deciso di ignorare la cosa, stanno crescendo e invecchiando, e si avvicinano pericolosamente al vero banco di prova: diventeranno a loro volta i boomer da metaforicamente uccidere della generazione Z o troveranno una loro identità senza tradirsi, dando davvero un calcio al passato? Per rispondere a questa domanda, diventa fondamentale capire quale sia il loro atteggiamento verso i più giovani, perché solo se li riconosciamo come i nostri veri alleati potremo andare nella seconda direzione, altrimenti tra qualche anno verremo a nostra volta destituiti. Sam Levinson, millennial puro, sembra andare e disegnare la direzione giusta.
Euphoria - 1x00 Trouble Don't Last Always - Part 1: RueDopo un film ormai cult come Assassination Nation,  punta nuovamente la macchina da presa sugli adolescenti di oggi e li ingigantisce, li mette sotto una lente a d’ingrandimento che, nell’estremizzare ogni singolo dettaglio, ne rintraccia i disagi, le paure, l’immaturità, la forza, le aspirazioni. Il punto di debolezza sta però nel fatto che Euphoria conserva – inconsciamente – in sé la spinta a voler essere un manifesto, un’opera onnicomprensiva, che riesca a parlare a tutti; e questo è il tipico atteggiamento adottato dai “millennial” che, per almeno quindici anni, hanno provato in tutti i modi a darsi una voce, un’identità, dicendo apparentemente di volerlo fare. Era una ricerca che nel momento stesso in cui dichiarava di non voler essere la “voce di una generazione” o di non essere in grado di assumersi una tale responsabilità, contemporaneamente voleva attirare su di sé i consensi per essere riconosciuta come tale.

“Trouble Don’t Last Always” mette a confronto due persone e contemporaneamente due generazioni, lasciandone fuori una che però ne dirige le scene e ne scrive il contenuto. Ed è una triangolatura piena di fascino, con una carica emotiva così palpabile e travolgente che rende difficile forse guardarla tutta d’un fiato, perché riesce a trovare quella via verso l’universale che non può che sgomentare (esiste qualcosa di più spaventoso della coscienza della propria finitudine?). L’episodio è infatti scritto e diretto da Levinson che, appunto, prende questa occasione per fare quello che gli (ci) riesce meglio: partire dalle brutture della vita per disegnarne sopra le ragioni, i concetti, passando per l’esperienza come grande maestra di vita, evitando però di trasformarlo in un sermone, ma costruendolo come un innuendo crescente di emozioni. Zendaya e Colman Domingo ci donano un’interpretazione eccezionale, che parte da un’immagine di felicità di Rue che presto scopriamo essere un sogno, fatta di luci chiare e di una quotidianità che non esiste con Jules, per poi ritrovarla a parlare in un buio diner con il suo sponsor, dopo aver assunto droga nel bagno.
Euphoria - 1x00 Trouble Don't Last Always - Part 1: RueLa regia è sempre stretta su di loro, le inquadrature non sono mai larghe e sinuose come Levinson ci aveva abituato a vedere, ma è come se volesse rimanere in disparte ad ascoltare le loro parole, così da non invadere il loro flusso; infatti, non vediamo mai in campo i due insieme seduti al tavolo, ma c’è un continuo alternarsi di Rue ed Ali, Ali e Rue, spesso con riprese fuori dalla vetrata – eppure la regia non diventa mai impersonale, ma è solo discreta, rispettosa, privata. Pur in continuità con la prima stagione, di cui viene rievocato un passaggio fondamentale come la minaccia di morte di Rue verso sua madre, vediamo la cifra stilistica tanto divisiva di Euphoria ridotta ai minimi termini, contratta e concentrata solo su lei e Ali/Martin, conservata nel passaggio di metà episodio in cui la protagonista ascolta una bellissima canzone di Moses Sumney, “Me in 20 Years“,  mentre l’uomo è fuori che chiama al telefono le sue figlie, dando vita forse ad uno dei monologhi più belli ed intensi degli ultimi anni.

Religione, poesia, dolore, egoismo, passato, presente, futuro: le parole sono immerse nella luce calda ed impersonale della tavola calda e poi il silenzio viene incorniciato dalla pioggia con la chiusura totale su Rue. Anche colpevole di aver in qualche modo “tradito” l’afflato di completa libertà da cui parte Euphoria per farlo rientrare nei canoni più consoni alla sua generazione, Levinson ci regala un’ora bellissima di televisione che alla fine lascia davvero storditi. Ad alleviarne in parte la malinconia, c’è l’idea di dover attendere solo il prossimo 24 gennaio (2021, finalmente) per vedere il secondo episodio speciale della serie incentrato su Jules, diretto sempre da Levinson ma scritto dallo stesso insieme all’attrice Hunter Schafer.

Voto: 8

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Informazioni su Sara De Santis

abruzzese per nascita, siciliana/napoletana per apparenza, milanese per puro caso e bolognese per aspirazione, ha capito che la sua unica stabilità sono netflix, prime video, il suo fedele computer ed una buona connessione internet


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