
A tenere alto il nome di un genere che ormai sembra solo reggersi sul grande bacino narrativo dell’universo di Star Wars, ci pensa The Expanse, salvato da Amazon dopo la terza stagione e rivelatosi l’anno scorso uno dei maggiori successi della piattaforma. Dopo il difficile, ma riuscitissimo, adattamento del quarto romanzo della saga (il meno amato dai fan), gli autori si cimentano ora con la trasposizione del segmento narrativo invece forse più amato dai lettori, quello del binomio rappresentato dai libri Nemesis Games e Babylon’s Ashes.
Concluso il capitolo sull’esplorazione dei ring e la colonizzazione del pianeta Ilus, la storia torna ad incentrarsi sullo scontro tra le varie fazioni del Sistema Solare, riprendendo il ritmo delle prime tre stagioni, seppur con la nuova sfida di dover gestire l’estrema frammentazione della storia, che vede in questo frangente tutti i personaggi principali dislocati in punti diversi e con una storyline individuale.
Rispetto, però, ad altre serie con struttura simile come Game of Thrones, ogni filone narrativo riesce ad avere sempre sottili collegamenti con la trama principale, e questo consente agli autori di sviluppare ogni singolo personaggio senza mai dare l’impressione di rallentare il ritmo. Di nuovo, la serie si dimostra maestra nella gestione delle storyline, soprattutto in una stagione in cui l’eroe protagonista, James Holden, è messo in secondo piano rispetto agli altri personaggi.

Se la decisione di convertire la serie al binge-watching si era rivelata vincente l’anno scorso vista la trama più coesa e omogenea, la decisione di tornare a fare uscire un episodio a settimana quest’anno si è rivelata ancor più giusta, con gli autori chiamati a gestire un bacino narrativo molto più ricco e farcito di molteplici colpi di scena. The Expanse è una di quelle serie ancora fortemente ancorata al tentativo di elevare l’unità episodica in sé – pratica che si è un po’ persa nell’epoca del binge – e l’abilità di costruire crescendo e colpi di scena interni alla singola unità riesce ad esplodere qui in tutta la sua potenza.
A questo si affianca un’attenzione molto maggiore ai dettagli tecnici: la musica ha un ruolo molto incisivo, dando un tono molto più epico ai momenti più drammatici della storia; la regia costruisce finalmente sequenze degne di nota – lo scontro finale ricorda i fasti di Battlestar Galactica, la fuga dalla Terra di Amos è una delle sequenze action più riuscite dell’anno, il volo nello spazio di Naomi tutto ripreso in primissimo piano arricchisce la claustrofobia e la drammaticità del momento. Sembra che la serie abbia deciso di lavorare su quello che ancora mancava rispetto ad altre grandi produzioni, ed è stata una scommessa vinta su tutti i fronti.

In generale, a confrontarsi sono la famiglia basata sul legame di sangue, ma malato e manipolativo, di Marcos e Philip, leader della fazione terroristica dei Belters, e quella rappresentata invece dal manipolo di eroi di diversa origine e cultura, che creano sul finale un’alleanza che apre la porta agli scenari della prossima, ultima stagione.
Amazon ha infatti rinnovato la serie ancor prima del lancio – come l’anno scorso – ma solo per un’ultima stagione. Il destino della serie non è dunque ancora chiaro, visto che mancherebbero ancora ben quattro libri da adattare, sebbene il sesto romanzo abbia, di per sé, un esaustivo finale che potrebbe funzionare anche come conclusione di serie. Dopo di quello, infatti, un time jump importante introduce alla trilogia finale che conclude la saga, ma che il servizio di streaming potrebbe decidere di non adattare considerati i problemi dei costi relativi all’invecchiamento importante che tutti i principali personaggi dovrebbero subire. Comunque vada, in questo finale di stagione quasi perfetto ci sono tutte le premesse per un’ultima annata degna di una delle serie ancora più sottovalutate del panorama attuale.
Voto: 8 ½

La carenza di fantascienza sui nostri schermi rappresenta un autentico paradosso che non mi spiego. I due generi sono ovviamente fondamentali per il cinema, però ormai siamo dotati di tecnologie sufficienti per godere appieno di avventure spaziali o in terre sconosciute anche direttamente dai nostri salotti. È solo una questione di investimenti? L’arrivo della corazzata Disney potrebbe contribuire al rilancio e il successo (strameritato) della sua space opera potrebbe incidere positivamente sulle produzioni future così come Game of Thrones ha fatto con il fantasy.
Questa quinta stagione di The Expanse mi è piaciuta, molto più della precedente. Peccato, davvero peccato per il finale frettoloso con l’altrettanto sbrigativa uscita di scena di un bel personaggio…
Sono molto felice del successo di questa serie, anche se dovuto in parte ad una sorta di monopolio nel genere fantascientifico. Star wars, Star Trek sono bellissimi fantasy ambientati nello spazio che fanno sognare ma non hanno niente a che vedere con la fantascienza, la space opera alla battlestar galactica o con le vicende di questa serie. Hai fatto benissimo nella recensione a ricordare la scelta dell’episodio settimanale e di ciò che si porta dietro a livello narrativo, sa di antico, va controcorrente e piace agli spettatori seriali diversamente giovani come me. Con The Boys non ha funzionato allo stesso modo per esempio.
ATTENZIONE: SPOILER!
ATTENZIONE: SPOILER!
Una nota fortemente negativa c’è: la cacciata dell’attore che interpreta…mò non mi viene il nome uff…che determina la morte frettolosa del personaggio, che era anche uno dei più riusciti. Ancora il politicamente corretto e il moralismo giacobino che rovinano le carriere degli attori contro i quali bastano accuse di violenza per subire già pubblica condanna. Mala tempora……
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