
Tutto ricomincia da dove avevamo lasciato i coniugi Turner, ovvero la ricerca di Leanne per tentare di recuperare Jericho, che Sean e suo cognato Julian pensano essere un bambino rapito, mentre Dorothy è convinta che si tratti proprio del suo defunto figlio.
Le premesse ci sono tutte per continuare a viaggiare in quello strano sogno nero a occhi aperti che era stata la prima stagione: non lo chiamiamo “incubo” perché sarebbe troppo semplicistico e forse anche sminuente nei confronti della scrittura di questa serie. Servant non è un horror come siamo abituati a pensare, ma è quasi un normale drama che parla della tragedia della perdita di un figlio senza che ce ne si faccia una ragione, se non fosse per l’incastro della “famiglia” di Leanne e di alcune scelte di fotografia e di regia veramente azzeccate (sono infatti ormai un segno distintivo i primissimi piani dei protagonisti, spesso ripresi durante smorfie o in condizioni di disagio psico-fisico).

Per quanto riguarda la prima parte è quella in cui sicuramente lo humor nero – e di pari passo il disagio provocato – la fa da padrone, dove gli stereotipi dell’horror vengono messi in scena quasi ribaltandone la forza ansiogena, ma rimanendo comunque ben visibili, dando un tratto distintivo alla serie. Basti pensare a “Pizza”, uno degli episodi meglio riusciti della stagione: le inquadrature in POV di quelli che si recano alla misteriosa magione, l’attesa che qualcuno chiami per l’ordine, la casa piena di bambini al piano terra e la stanza della donna morente al primo piano, fanno tutti parte di un sentire condiviso dell’horror, ma qui vengono portati al parossismo, strappando addirittura delle risate – basti pensare al nome del servizio di asporto!
Risate che però sono sempre tese, ci si aspetta sempre che da un momento all’altro succeda qualcosa di veramente brutto: è questa la perfetta costruzione della tensione che si nota in tutta la stagione, il passare da qualcosa di apparentemente leggero a una doccia fredda improvvisa – in questo caso la scoperta della pizza avvelenata, più avanti il tentativo di Dorothy di seppellire viva Leanne.

Il messaggio sembra essere quello che incita alla comprensione: della situazione, ma soprattutto del prossimo. Leanne va contro a delle fantomatiche regole ancestrali perché comprende la situazione di Dorothy, empatizza fortemente con lei. Fa la ribelle perché ha capito che spesso le regole vanno interpretate e modellate in base alla situazione, al prossimo che ti si para davanti. È senza dubbio interessante la contrapposizione giovane-anziano che gli autori impersonificano con Leanne e i due vecchi “zii” che vengono a riprendersela: la giovane non sta alla regole ma non per un malcelato senso di ribellione, ma perché è un essere pensante, è indipendente, capisce che quelle regole non possono valere per tutti. È anche la misericordiosa comprensione tramutata poi in attrazione per Julian, un’anima persa, una persona che fatte le dovute proporzioni è proprio come lei: non capisce le “regole” imposte dalla società e per questo si sente tremendamente e irrimediabilmente solo.
Questo secondo spezzone di stagione sembra insistere proprio su questo: anche le regole più ferree e incise nella pietra – come il divieto di riportare in vita in un infante perché non è il piano di Dio – possono essere interpretate per un altro livello di bene superiore, grazie all’empatia e alla misericordia.

Anche il finale quindi si attesta sul buon livello di tutta la stagione, con il ritorno in vita della bambola – e quindi a tutti gli effetti il ritorno di “Jericho” – ma soprattutto della vittoria di Leanne sui vecchi principi e sulle vecchie regole, anche se sappiamo benissimo non essere finita qui.
In definitiva questa seconda stagione di Servant mantiene intatte le atmosfere e la scrittura della prima stagione, attestandosi ancora su livelli buoni per quanto riguarda il puro intrattenimento – la felice scelta delle puntate da trenta minuti aiuta molto – ma facendo anche un lavoro più in profondità sulle tematiche religiose e morali che stanno subito al di sotto della leggera patina horror della serie. Alcune volte forse si esagera con il grottesco e una recitazione sopra le righe (specie per quanto riguarda la seppur bravissima Lauren Ambrose), ma tutto sommato sono piccoli inciampi che non guastano affatto il valore generale dello show.
Voto : 7
