Sex Education – Stagione 3


Sex Education – Stagione 3Una delle maggiori virtù della serie Sex Education di Netflix è stata quella di parlare di sessualità tra adolescenti in maniera sempre molto intelligente e con attenzione nei confronti di tutte le possibili declinazioni del sesso e dell’amore, mantenendo al contempo un tono perlopiù allegro da commedia senza mai banalizzare la profondità del suo discorso.

Lo avevamo già visto con la seconda stagione, con l’assalto ad Aimee sul bus e l’importante solidarietà femminile nel ribadire tutte le forme, più o meno esplicite, di violenza sessuale; lo avevamo poi riconosciuto nella scoperta dell’omosessualità di Adam, ora alle prese con un mondo che non ha ancora la forza di voler interamente abbracciare. Ci si aspettava, dunque, qualcosa di altrettanto importante in questa stagione, e così è stato: Sex Education è tornata con una terza ottima stagione.

Dal punto di vista narrativo, si riprendono le fila del discorso abbandonato alla fine della stagione precedente, sebbene con uno hiatus necessario a rimettere tutte le pedine sulla scacchiera. Per quanto riguarda il nostro protagonista, Otis, lo scopriamo ancora diviso tra il suo amore per Maeve e la nuova relazione (un po’ a sorpresa) con Ruby, la ragazza più popolare della scuola. Abbandonata la sex clinic, Otis può concentrarsi sulle vicende personali, in questa difficile navigazione tra i propri sentimenti e le complesse vicende familiari che riguardano una nuova sorella in arrivo, una sorellastra acquisita e una turbolenta relazione tra la madre Jean e il compagno Jakob. Insomma, ce n’è a sufficienza per Otis per mettere da parte la clinica – che era un po’ il centro della prima annata e parte della seconda; la stagione piuttosto serve al protagonista per comprendere che quella parte della sua vita non solo gli aveva permesso di esprimere un lato di sé, ma soprattutto aveva fatto del bene ai suoi compagni e aveva aiutato a creare una consapevolezza in ambito sessuale che a Mordale non si è più ripetuta.

Sex Education – Stagione 3Dal canto suo, Maeve è ancora alle prese con una difficile relazione con la madre, che troverà solo alla fine della stagione una risoluzione, e con la consapevolezza di dover abbandonare, almeno in parte, lo scudo protettivo che si è costruita intorno per trovare la propria vocazione e seguire i propri sogni – che la porteranno via dall’Inghilterra, almeno per un po’. Per quanto riguarda la relazione tra Adam ed Eric, siamo nel campo di una serie di scelte interessanti che rispondono a quello che cominciava ad essere un discorso stantio: la difficoltà di Adam di accettare la propria omosessualità si scontra con un Eric sempre più frustrato di doversi nascondere. Sarà proprio il viaggio in Nigeria, dove tutto Eric si sarebbe atteso tranne un’esplosione sessuale, a metterlo davanti al fatto che lui e Adam stanno viaggiando su livelli completamente differenti, a ritmi non conciliabili. Nonostante l’innegabile senso di pietà che si prova nei confronti di Adam – che finalmente trova la propria passione con l’esibizione canina – bisogna dare atto agli autori di avere il coraggio di prendere scelte molto forti, e sono consapevoli che a 17 anni si possa reagire alle relazioni anche in modo apparentemente crudele. Eric aveva bisogno di sentirsi libero, ha tutto il diritto di vivere la propria omosessualità senza il senso oppressivo del peccato o del giudizio altrui, ma soprattutto senza più mentire nemmeno a se stesso.

La novità più interessante ha sicuramente a che fare con l’arco principale della storia della stagione, ovvero quanto accade con l’arrivo della nuova preside e come questa scelta si intrecci con tutta una serie di storyline parallele. L’introduzione (come villain) di Hope Haddon è una scelta geniale, perché ci mette di fronte ad una decisione molto coraggiosa e non così diffusa: prendere un volto moderno (Jemima Kirke la ricordiamo soprattutto come Jessa in Girls) e in apparenza in sintonia con i più giovani solamente per farle trasmettere idee e azioni di stampo reazionario e conservatore. I percorsi in fila indiana, l’uso delle divise, la moralizzazione delle canzoni, fino a corsi d’educazione sessuale di stampo vittoriano, sono tutte armi utilizzate per rassicurare famiglie e investitori, e destinate a silenziare gli istinti e i desideri degli adolescenti che in quella struttura ci passano la maggioranza della loro giornata. Ciò che la serie riesce a dire è che non c’è bisogno di avere lo stereotipo dell’uomo bianco, cisgender e anziano perché certi ideali possano trovare modo di esprimersi, ma rende più difficile odiare un personaggio come quello di Hope. Non è mai una macchietta, però, e le sue difficoltà nel rimanere incinta (e il colloquio finale con Otis) sono qui a dimostrarlo.

Sex Education – Stagione 3Tra i molti modi in cui gli ideali di Hope si scontrano con la realtà c’è sicuramente al centro il personaggio di Cal, dichiaratamente non-binario, che mostra tutta l’ipocrisia e la violenza che scelte conformistiche anche apparentemente innocue possono portare con sé. La questione delle divise scolastiche ne è un esempio brillante: l’utilizzo di uno standard per tutti non tiene conto delle necessità del singolo che non si riconosce in nessuno dei due generi e deve dunque costantemente forzare la propria sensibilità in una direzione prestabilita (o in questo caso, a vestirsi come non ci si sente); lo stesso vale per abiti troppo stretti, bagni scolastici che non considerano alternative alla classica divisione, o l’utilizzo di un vecchio bagno fatiscente persino per cambiarsi. Il personaggio di Cal è emblematico di come Sex Education voglia trasmettere messaggi molto importanti senza mai salire in cattedra, ma cercando di far parlare i propri personaggi. Lo dice bene Otis: questi affrontati dalla serie sono problemi che ci sono sempre stati, ma che solo adesso le generazioni più giovani stanno davvero affrontando con coraggio e con la voglia di non lasciare indietro nessuno. Ecco perché la protesta finale, per quanto certo molto telefonata, è importante: è l’idea che nessuno in un contesto scolastico debba sentirsi estraneo o inferiore, e che anche quei lati unici della propria personalità sono solo forme per esprimersi: alieni, cani, torte a forma di vulva, ognuno trova il proprio modo per esprimere ciò che ha dentro, con la consapevolezza che nessuno ha il diritto di umiliare nessuno.

Le vicende degli adulti sono, in linea di massima, molto meno interessanti, perché si usano gli stessi parametri dei ragazzi – e quindi storie altamente volubili, che dipingono una costellazione di bambinoni incapaci di impegnarsi nelle loro relazioni. Jean, poi, ha un ruolo molto marginale rispetto al passato, quasi interamente assorbita dall’incapacità di Jakob di fidarsi di lei (e chissà che il finale non servi a creare un’ulteriore rottura tra i due).

Ancora una volta, la scrittura della serie si presta a megafono delle istanze più moderne e per questo più coraggiose, parlando liberamente di sessualità e mostrando la bellezza della varietà umana in corpi e sentimenti. Sex Education non perde alcuno smalto, arrivata alla terza stagione, e, al netto di storyline più o meno interessanti, si dimostra capace di parlare del mondo contemporaneo senza mai appesantirsi, ma conservando un gradevolissimo tenore generale.

Voto: 8

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

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