
Creata e scritta da Laurie Nunn, la serie si propone di utilizzare il sesso come fil rouge che attraversa le vite degli studenti di Moordale, un liceo inglese che ricorda molto, come ambienti e dinamiche relazionali, i film americani degli anni ’80. La sessualità è esplorata a 360 gradi e osservata con uno sguardo contemporaneo totalizzante e inclusivo, con l’obiettivo piuttosto esplicito di stilare un manifesto della grande varietà e diversità che caratterizza le relazioni sentimentali. Sex Education è, infatti, una serie prima di tutto didattica, che cerca di intercettare tutte le possibili rappresentazioni di un argomento così delicato, perché storicamente considerato un tabù parlarne, ma anche universale, perché riguarda tutti. La sovrastruttura narrativa è quella di un coming of age piuttosto classico: Otis è un ragazzo impacciato e con un’esperienza sessuale praticamente nulla che, tuttavia, ha assorbito tantissime nozioni a livello teorico dalla madre psicoterapeuta tali da poter imbastire una clinica del sesso clandestina nella sua scuola.

Lo show è fortemente character driven e muoversi dall’evoluzione dei suoi protagonisti è un buon punto di partenza per un’analisi generale sul prodotto. Otis attraversa diverse fasi durante la stagione e sperimenta tante prime volte: la prima relazione seria con una ragazza, le prime piuttosto disastrose esperienze sessuali, ma soprattutto si scontra per la prima volta con la sua presunzione, compiendo scelte sbagliate una dopo l’altra e dimostrando di non essere in grado di ascoltare le persone che gli stanno intorno. A complicare il suo già turbolento transito adolescenziale si inserisce anche il rapporto disastrato con la madre e con il nuovo compagno – nonché padre della sua ragazza – che fa saltare totalmente gli argini della sua tolleranza per l’improbabilità della situazione; il confronto con il padre, poi, evidenzia in modo netto quanto sia mancata al ragazzo una figura di riferimento da prendere a modello, un ruolo che la sola Jean non può incarnare, principalmente per il distacco tipico dei professionisti del suo settore che sussiste anche quando cerca di parlare con il figlio. La relazione impossibile con Maeve e il triangolo amoroso in cui si trova calato vengono esasperati dalla scrittura – fin troppo – e proprio per questo il colpo di scena che chiude la stagione – il messaggio che viene cancellato – perde un po’ della sua potenza narrativa.

Anche Eric deve fare i conti con i propri sentimenti contrastanti: se la prima stagione era stata per il personaggio il terreno per crescere nella consapevolezza di voler essere se stesso anche di fronte a chi non lo accettava, questa seconda annata porta il personaggio interpretato da Ncuti Gatwa a fare un passo in più e a ricercare la propria felicità lungo strade tortuose ed evitando facili scorciatoie. Si fa riferimento alla relazione complicata – per quanto già accennato prima – con un Adam cambiato, ma di cui non è facile potersi fidare, a differenza di Rahim che è lo stereotipo del ragazzo perfetto.

La seconda stagione di Sex Education conferma la serie come uno dei teen drama di Netflix più importanti e significativi di questi ultimi tempi; un periodo in cui il servizio di streaming sta facendo investimenti massicci proprio per sviluppare prodotti targettizzati al fine di intercettare il mondo complesso e vario dei post-millennial, senza che siano esclusivi ma che, anzi, possano essere istruttivi e accomodanti anche per le generazioni precedenti.
Voto: 7 ½

Bellissima seconda stagione, peccato solo 8 ep invece di 10..