
Gli ultimi episodi della scorsa stagione si chiudevano con un bellissimo ritorno all’inizio della loro amicizia nel rione, rievocando il momento in cui stavano inconsapevolmente legando le loro esistenze per sempre nel gesto di leggere insieme “Piccole donne”, per poi chiudere con le ceneri de “La fata blu”, il racconto scritto da Lila tanti anni prima. Sarà proprio da quelle ceneri che nascerà invece il primo romanzo di Lenù, anzi di Elena Greco che, giovane laureata alla Normale di Pisa, pubblica “La Divagazione”. Ed è esattamente dalla presentazione del libro a Milano che riparte la serie, facendo rientrare nelle dinamiche della sua (loro) esistenza quel Nino Sarratore tanto odiato, quanto inevitabile nel prosieguo del racconto.
3×01 – Sconcezze

Nel frattempo, per la Elena Greco personaggio, quelle poche ore a Milano sono non solo un ritorno al passato con Nino, ma anche una sbirciata nel futuro, sia per la presenza improvvisa di Pietro, sia per la presa d’atto di come sia inevitabile la personificazione di sé con il suo romanzo, o meglio, di come il mondo lo legga e quindi si approcci a lei sovrapponendo le due parti, realtà e finzione, senza alcun timore di sbagliarsi. E lo vediamo nei comportamenti lascivi del professore, ma lo vedremo ancora meglio nelle dinamiche del rione. Inoltre, questa sofferenza incarnata da Lenù di essere diventata in parte il suo stesso personaggio di finzione, sembra raccontare in controluce quali siano le ragioni intrinseche alla scelta così radicale dell’anonimato di Ferrante.
Ormai laureata, Elena è tornata temporaneamente al rione dalla sua famiglia, quella che le ha dato i natali e l’ha cresciuta per tanti anni, e che, in modo non lineare ma rivoluzionario per il luogo e per l’epoca, le ha dato la possibilità di avere un’istruzione ai massimi livelli possibili. Ma quella famiglia è rimasta in tutti questi anni strettamente ancorata a quel luogo e quindi alle dinamiche e tradizioni che lo animano, e una volta approdata nel vecchio letto allocato nel soggiorno dei suoi genitori, circondata dai suoi familiari, Elena ha la possibilità di tornare ad essere nuovamente Lenù. La differenza che però ormai intercorre tra loro, ma soprattutto tra lei e la madre, rende questa inversione impossibile. In una delle prime scene vediamo le due donne sedute insieme al tavolo della cucina: la prima fuma una sigaretta con i piedi distesi davanti a sé mentre è intenta a guardare distrattamente fuori, l’altra invece è assorta in piccole faccende quotidiane ed è visibilmente irritata dall’atteggiamento della figlia. Basta guardare la diversa postura e soprattutto gli sguardi che si scambiano per capire come sia strano non riconoscersi tra persone che una volta erano simili, più o meno, che avevano un linguaggio comune, che riconoscevano quantomeno lo stesso luogo come casa; eppure Elena rimane Elena, anzi è ufficialmente Elena Greco e non tenta neanche di riappropriarsi del registro linguistico o degli spazi che appartenevano a Lenù.

3×02 – La febbre
Il secondo episodio si riapre nuovamente sul rione, ma questa volta accanto ad Elena c’è anche Pietro, sceso a Napoli per chiedere ufficialmente la mano della sua quasi fidanzata. In questa seconda stagione Saverio Costanzo, rimasto in cabina di sceneggiatura, cede la macchina da presa a Daniele Luchetti (Mio fratello è figlio unico, Lacci) che punta su una regia dinamica e quasi onirica, con scene immaginate ma fortemente realistiche che vanno a puntellare momenti cruciali dell’interiorità di Elena, come l’immagine di venire strangolata dalla madre mentre Pietro le infila forzatamente l’anello di fidanzamento al dito. In realtà tutto si sta svolgendo nel migliore dei modi e la ragazza appare felice e serena agli occhi del mondo.

La grande differenza che intercorre tra le due ragazze e in cui rivediamo nuovamente qual è il motore propulsore dell’intera tetralogia, è la costante contrapposizione del ruolo che ciascuna di loro occupa nel mondo: Lila è la protagonista, Lenù la spettatrice. Se Elena si aggira per le aule dell’università di Milano circondata da bandiere, cori, persone indaffarate in discorsi, in propaganda e occupazioni, senza prendere mai veramente parte all’azione, Lila invece anche senza volerlo diventa motore scatenante di fatti, eventi, azioni. In questi momenti percepiamo nitida la grande forza della serie e che il racconto, e quindi l’episodio, diventano naturalmente migliori, incisivi, vivi. Nella fabbrica dei Soccavo dove Lila ha trovato lavoro dopo aver lasciato il marito Stefano e il negozio di scarpe a cui aveva dato vita, si ritrova costantemente sotto gli occhi di Bruno e dei suoi colleghi, come se per gli uomini fosse impossibile ignorarla, nonostante il suo silenzio e la sua voglia di apparire concentrata, dimessa, quasi invisibile. Eppure si trova sempre inchiodata in situazioni di pericolo, come dentro l’essiccatoio quando Bruno tenta di usarle violenza, oppure al centro dell’attenzione di tutti, come all’incontro del partito di cui Pasquale è segretario in cui funge da testimone diretta e parlante di quella che è la vera condizione della classe operaia: è la loro battaglia, non quella di Lila, eppure non sanno quasi nulla sulle vere dinamiche all’interno delle fabbriche.
Ciò che farà parlare Lila non è la voglia di prendere davvero parte alla causa, ma è ancora una volta il suo grande orgoglio ferito, reduce da anni e anni di grandi ingiustizie e soprusi subiti da ogni parte. Il suo magnetismo e la sua fascinazione colpiscono profondamente chi le sta accanto, la severità dello sguardo e la compiutezza del carattere risultano così inscalfibili che sembrano portare necessariamente alla voglia di possederla, come ad ingaggiare una sorta di lotta di potere e di macchinazione. E se in superficie Lila sembra possa affrontare ogni cosa senza piegarsi mai, ecco che la vediamo cedere sulle sponde del fiume, lasciando spazio a quella febbre che la inchioderà tremante al letto.

L’Amica Geniale torna con due episodi fortemente drammatici e toccanti, soprattutto per quanto riguarda la durezza riservata alla vita di Lila a cui fanno da contraltare le incertezze e le insicurezze di Lenù. Molte cose accadono in questo capitolo, il più politico e immerso nella storia di tutti, e per questo anche quello che almeno sulla carta può sembrare il più difficile da gestire. A questo si aggiunge inoltre il già citato cambio di regia, troppo nuovo per poter dare un giudizio, ma che per il momento sembra ancora reggere con il passato scegliendo una linea di forte continuità di realizzazione.
Voto 3×01: 7
Voto 3×02: 8


Ho letto il libro nell’intervallo tra la seconda e la terza stagione e devo dire che la conoscenza degli eventi ha un po’ diminuito il piacere della visione, come se mi trovassi di fronte a un rewatch. Ho apprezzato la fedeltà del primo episodio al testo e la narrazione mi è parsa fluida, anche se forse un po’ frontale, un po’ didascalica. Ma nel complesso, mi è parso un buon inizio.