
E, in effetti, Undone è riuscita a soddisfare tutte queste aspettative, donandoci una prima stagione che è stata più che capace di reggere il peso delle sue ambizioni e che ha saputo distinguersi non solo per le novità che la peculiare tecnica d’animazione è riuscita ad introdurre in ambito tecnico, ma anche e soprattutto per come il comparto narrativo sia riuscito ad eguagliare la creatività e la libertà della resa estetica, accompagnandoci in un viaggio incredibile nella mente e nella vita di Alma (Rosa Salazar) e nei suoi tentativi di alterare la linea temporale per salvare e riavere nella propria vita il padre Jacob, interpretato da Bob Odenkirk.
Lasciare aperto il finale della scorsa stagione è stata forse una delle scelte più azzeccate degli sceneggiatori, perché questo ha evitato di semplificare la portata delle sensazioni provate dalla protagonista etichettandola solo come malata di schizofrenia o solo come portatrice di abilità straordinarie. Il dubbio, rimasto fino alla fine, riguardo la realtà effettiva delle sue esperienze ha aiutato dunque a non sminuire né a scalfire la portata emotiva delle stesse: che si sia trattato di realtà o meno, Alma ha davvero provato tutto ciò che abbiamo visto nella prima stagione, e quel finale aperto ha dato rispetto alla realtà delle sue sensazioni e del suo vissuto (anche se si fosse trattato solo di un vissuto mentale). Alla luce di ciò, l’arrivo della seconda stagione ha portato con sé tantissimi rischi: continuare a raccontare la storia di Alma – che avevamo lasciato di fronte alla caverna in attesa di Jacob – porta con sé il rischio di cedere ad una delle due possibilità prima citate, facendo cadere la magia di quella sospensione donataci dal finale della prima annata. Tuttavia, questa seconda stagione è riuscita incredibilmente a schivare questa possibilità, inoltrandoci in un viaggio molto diverso da quello che abbiamo visto con la prima stagione, ma altrettanto fantastico e introspettivo.

E il percorso che è partito indagando il grande segreto custodito da Camila (Constance Marie) e che, inizialmente, sembrava nascondesse soltanto la storyline dedicata al figlio “perduto” Alejandro (Carlos Santos) a cui è stata dedicata la prima metà della stagione, è stato in realtà soltanto il punto di partenza per accompagnarci in un viaggio incredibile che ha toccato temi molto più complessi e delicati di quelli che ci si poteva aspettare in principio. A partire dal segreto di Camila e dai motivi che l’hanno portata a decidere di non adottare suo figlio, Undone è riuscito, infatti, a mettere a fuoco il potere che certi traumi così profondi sono in grado di scatenare e, soprattutto, la portata delle ferite e del dolore che ne conseguono, così intensi da essere capaci di sopravvivere generazione dopo generazione, continuando ad influenzare l’inconscio, i pensieri e le azioni di un’intera famiglia. E così, l’indagine compiuta da Alma, Becca e Jacob per scoprire i motivi dei comportamenti ambigui di Camila, si è trasformata in un percorso onirico ed ambizioso che, viaggiando a ritroso nel tempo e nelle generazioni, è andato alla ricerca della nascita stessa di quel trauma che, dal sottosuolo, ha silenziosamente continuato a ferire i membri della famiglia di Alma.

La cura di questa ferita così profonda, infatti, modificherà drasticamente le vite di tutti i membri della famiglia, liberandoli da quel dolore e donandogli, infine, una vita più felice. Ma, anche se “Rectify” propone un finale perfetto per la vita in cui Alma è stata catapultata in questa seconda stagione, sappiamo bene che Undone non poteva certo fermarsi qui, con il lieto fine di questa unica linea temporale. Fin dall’inizio della stagione è chiaro che, in un’altra timeline più dolorosa, abbiamo lasciato la “vecchia” Alma ad aspettare ancora di fronte quella caverna; la stessa Alma che abbiamo conosciuto nella prima stagione, con tutte le ferite dovute all’incapacità di elaborare la morte prematura del padre. Ed è proprio nell’ultimo episodio, “We All Love Each Other”, che Undone compie un ulteriore salto di qualità, chiudendo il cerchio aperto nella prima stagione e inserendo un’altra tematica profonda ed essenziale nella crescita interiore di Alma.
Nella maggior parte del tempo di questa seconda annata, Alma si è battuta senza sosta per modificare gli errori e per guarire le ferite del passato, anche a scapito di danneggiare e di sfiancare la sorella Becca, che invece avrebbe voluto spesso evitare di modificare gli eventi in modo così incisivo. Nei battibecchi fra le due sorelle si nasconde una domanda esistenziale difficile quanto necessaria: quando bisognerebbe agire per modificare gli eventi e quando, invece, bisognerebbe avere la forza e la saggezza di accettare le cose così come sono? Undone non ha di certo la pretenziosità di rispondere a questa domanda, ma ci mostra in maniera delicata come – per la prima volta – Alma abbia imparato ad accettare il fluire degli eventi.

Per concludere, la seconda stagione di Undone è un’esplosione di creatività e di emozioni capace di farsi ricordare e di emozionare. Non si è trattato di un lavoro totalmente impeccabile: quest’annata non ha gestito al meglio il ritmo dei suoi episodi, con una prima metà di stagione che ha perso forse un po’ troppo tempo nel rappresentare il segreto di Camila. Nonostante questo, lo show non ha perso nulla della sua intensità, dimostrando di riuscire a tenere il passo con le sue ambizioni e di affiancare, al suo lato tecnico, una sceneggiatura emozionante e d’impatto, capace di scavare a fondo nella psiche dei propri personaggi con un racconto toccante e delicato.
Voto: 8

Grazie di avermi fatto scoprire questa fantastica serie e complimenti per la recensione in cui ritrovo tutto il senso di questa seconda stagione!