
Rilasciata a partire dal 3 marzo in 4 tranches – formula ormai consueta per Prime Video – la miniserie musicale prodotta da Reese Witherspoon è composta da 10 episodi, ognuno dei quali ha come titolo una canzone di Daisy Jones and The Six, andando a formare traccia dopo traccia l’intero album. Il racconto è tratto dall’omonimo romanzo del 2019, scritto da Taylor Jenkins Reid, ed è basato – in maniera parziale – sulla carriera del gruppo Fleetwood Mac. Nella serie non ci sono però di fatto rimandi a questa band, e tutti i personaggi sono frutto di invenzione.
La trama è divisibile in tre macro momenti e si sviluppa cronologicamente a partire dagli esordi nei primi episodi, la lenta scalata verso il successo nelle puntate centrali, e infine il successo e conseguente rapido collasso nelle finali. In contemporanea però gli episodi sono composti da un’alternanza tra flashback e narrazione portata avanti dai personaggi intervistati a distanza di anni dalla separazione, che raccontano via via le vicende del gruppo. Così si accompagna la ricostruzione dell’accaduto – cronologica a livello macro – al punto di vista personale dei personaggi che danno un taglio più intimo alla trama, aggiungendo retroscena “privati”. Questa modalità permette di entrare ancor più a fondo nel racconto, ma soprattutto consente di empatizzare con i protagonisti.

I protagonisti dello show si identificano sin da subito in Daisy (Riley Keough) e Billy (Sam Claflin): i due sono più simili di quel che sembra, due metà di una stessa mela che combaciano tanto perfettamente da scontrarsi altrettanto bene. La serie entra nella dimensione personale e privata dei due protagonisti e li umanizza scomponendo quell’alone fantastico e perfetto tipico di chi ha successo, analizzando comportamenti, pensieri e timori, compresa la percezione distorta della realtà che li circonda.
Tra i temi affrontati da Daisy Jones and The Six, svettano il senso di inadeguatezza e la solitudine che accomunano Daisy e Billy. Entrambi sono spesso infelici seppur stiano vivendo la vita dei loro sogni. La gioia non è proprio un’emozione che appartiene ai due protagonisti: questo, oltre a generare un profondo turbamento interiore, li porta a incomprensioni tra loro e con chi gli sta accanto – per Billy la moglie Camila (Camila Morrone) e per Daisy l’amica Simone – e scontri verso gli altri membri, che al contrario sono più spensierati e si godono il momento e il successo, meno esposti nei confronti del pubblico.

Da subito è evidente il rapporto di odio-amore tra i due comprimari, che prende forma tra alti e bassi, e rifiutato al punto che prevalgono odio e incomprensioni. Per Billy è forse più difficile da accettare il legame con Daisy perché prova un sincero amore per la moglie Camila, personaggio ben presente nello show, capace di riequilibrare Billy e affrontare le crisi di coppia, soprattutto per amore della figlia. Quanto a Daisy, lei è ancor più solitaria di Billy; ha come unica amica Simone che però ben presto parte per seguire la sua carriera e a tratti trova sostegno in Camila e Karen, ma non ha un vero e proprio alleato stabile. Nemmeno al marito importa di lei, e inevitabilmente si ritrova sempre sola. Su tutte le scene, spicca quella dell’arrivo a Pittsburgh in cui tutti i protagonisti trovano famiglia, amici o partner ad accoglierli, ma lei rimane da sola.

Tutti hanno comunque spazio per dire la propria attraverso le interviste, che nell’ultima puntata si scoprono essere condotte da Julia, la figlia di Billy e Camila. La chiusura è ricca di sentimento: tutti i membri della band la ricordano con un velo di nostalgia ma anche con punti di vista totalmente differenti, e si vede come ognuno abbia preso una strada tanto diversa quanto giusta per sé.
Nel complesso Daisy Jones & The Six ci fa immergere nell’atmosfera degli anni ‘70 e nell’ambiente musicale dell’epoca, tra dipendenze e amori tormentati: è in fin dei conti una serie godibile anche se non leggera, visti i temi trattati. Una nota di pregio è certamente la musica, che alterna pezzi rock dell’epoca con brani originali della band protagonista creati ad hoc per la serie: le canzoni sono state realmente incise e sono disponibili su Amazon Prime Music e Spotify. Il difetto principale dello show, invece, è la sua narrazione a tratti banale, a differenza delle storie dei singoli personaggi che funziona soprattutto grazie al costante focus sulle percezioni personali che permette di immergersi a fondo nella storia. Il suo essere miniserie e non un progetto che si dipana su più stagioni, poi, non rappresenta un difetto, ma anzi è da apprezzare: la storia è raccontata per intero e così le singole storyline ottengono tutte la loro conclusione, senza che nulla venga tralasciato ma senza nemmeno che ci sia la sensazione di voler allungare il brodo.
Voto: 7
