
“The Floating-Human-Body-Parts Capital of America” e “A Hundred Bucks Says You Won’t” danno il via a Bad Monkey, una serie in dieci episodi basata sul libro omonimo di Carl Hiaasen, che si potrebbe definire come una black dramedy che punta a mescolare il mystery col comico, una struttura narrativa ben studiata (in teoria) con personaggi e dialoghi che non si prendono mai troppo sul serio. Tutto questo va inquadrato in puntate da 45/60 minuti in cui si raccontano due vicende all’apparenza slegate, ambientate nel sud della Florida, che si uniranno più avanti nella storia – una garanzia, questa, offertaci direttamente dalla voce narrante, di cui parleremo più avanti.
La prima storyline è quella del protagonista, Andrew Yancy, interpretato da Vince Vaughn, un detective temporaneamente sospeso dal dipartimento di polizia di Miami per aver aggredito il marito della donna che frequenta, Bonnie Witt (Michelle Monaghan). La ragione per cui non riesce a stare lontano dal mondo investigativo si presenta sotto forma di braccio mozzato (con tanto di dito medio causato dal rigor mortis, o così sembra) pescato in mare nelle prime scene del pilot: la richiesta del suo ex collega, e del dipartimento delle Keys dove Yancy vive, di portare il reperto al dipartimento di Miami è il calcio di inizio di una vicenda che sembra coinvolgere il protagonista quasi suo malgrado, rivelandosi poi, indizio dopo indizio, come qualcosa di più complesso di un incidente marittimo. Ovviamente si tratta di un omicidio, che prevede una moglie, una figlia che vuole vederci chiaro ma che non sentiva il ricchissimo padre da molto tempo, e così via, di già visto in già visto.

Le due sottotrame sono ovviamente collegate, come si diceva, e del resto veniamo avvisati subito dal narratore, che si dimostra una figura piuttosto difficile da decifrare: è la voce narrante (Tom Novicki), è onnisciente, ma è anche un personaggio laterale della serie – è infatti il pescatore che porta i turisti a fare giri in barca, ed è presente nel momento del ritrovamento del braccio. La scelta è certamente curiosa (se sa già tutto vuol dire che le vicende sono già accadute e appartengono al passato? O anche questo ha a che fare con i poteri occulti che sembrano celarsi tra le onde e la sabbia del sud della Florida?), e bisognerà capire come (e se) verrà gestita nelle puntate successive. Di sicuro avere un narratore che si rivolge direttamente agli spettatori, anticipando possibili lamentele nel cambio del punto di vista o svolte imminenti, è uno strumento da maneggiare con cura, soprattutto se inserito all’interno di una serie che già in diverse occasioni mostra le sue debolezze riguardo al tono del racconto, spingendolo spesso (soprattutto con Vince Vaughn) in modo forzato verso un lato comedy che non sembra poi così necessario all’atmosfera.

Forse non aiuta l’interpretazione di Monaghan, dato che ad esempio gli scambi tra Yancy e Rosa Campesino (Natalie Martinez), medico legale con cui il protagonista porterà avanti le ricerche, vanno in una direzione migliore grazie all’ottima performance di Martinez. Anche qui però Vaughn continua a risultare un po’ troppo fuori fuoco con questa sua interpretazione che vuole essere tutto e il contrario di tutto – disinteressato, ma coinvolto; annoiato, ma comicamente inarrestabile; desideroso di starsene a casa sulla sua sedia vista mare, ma disperato all’idea di non poter tornare a lavorare.
Si fatica a inquadrare bene i personaggi, così come la cifra stilistica dello show: la parte dedicata a Neville per ora funziona un po’ meglio, proprio perché – pur avendo i suoi momenti comici – riesce a bilanciare il tono del racconto in modo più coerente, dimostrando di saper passare da un registro all’altro con più agilità, nonostante la difficoltà maggiore di dover integrare proprio qui la vena esoterica del racconto.
Il resto dell’umana gente che popola la zona tra Miami e le Keys sembra non essere mai davvero quello che sembra, e non in un modo accattivante: ogni personaggio ha qualcosa da nascondere, a ogni angolo paiono esserci doppie facce, lavoratori con mentalità mercenaria disposti a piegarsi a chiunque sia disposto a pagare, in generale approfittatori di ogni ordine e grado. Se è vero come è vero che il mondo non è certo popolato da santi, questa rappresentazione quasi grottesca sembra di nuovo alzare il livello oltre il limite consentito, non permettendo una costruzione di personaggi dotati di chiaroscuri: basta poco, infatti, per posizionare ognuno di loro in una delle due categorie, i “buoni” e quelli con almeno un secondo fine.

Il problema principale rimane quello di aver voluto portare in scena una serie crime che vira sull’aspetto comedy anche quando non necessario, e averlo fatto con puntate da un’ora: una narrazione sopra le righe non deve essere per forza un errore, anzi, ma così dà proprio l’impressione di aver mancato il bersaglio, e di molto.
Bad Monkey poteva essere un prodotto di gran lunga diverso, grazie soprattutto ai nomi coinvolti: non lo è stato – non con i primi due episodi, almeno – perché non si è capito fino in fondo come lo si voleva portare su schermo. Mescolare elementi, presentare comedy da un’ora, non sono cose obbligatoriamente sbagliate: se si vuole innovare bisogna rompere le regole, disegnare fuori dai bordi, e nel farlo è inevitabile che qualcosa andrà storto. Il problema è che in questi due episodi ciò che va dritto è proprio poco: quando tutto il resto sembra forzato e si ha la sensazione continua che non sia quello il tono reale della storia, è difficile pensare che possa proseguire in maniera diversa.
Voto 1×01: 5½
Voto 1×02: 4½
