
Sin dal pilot sapevamo che Lenù si era messa a scrivere la storia sua e della sua amica a causa della scomparsa di quest’ultima, che aveva eliminato qualunque traccia della sua esistenza. Il fatto che Lenù non avesse mostrato stupore per questo estremismo rendeva chiaro che la decisione, per quanto assurda, dovesse essere coerente con la persona che di lì a poco avremmo incontrato. Non è stato facile ricordarcelo, perché la Lila che abbiamo conosciuto negli anni è stata tutto fuorché cancellabile: si è imposta come una forza della natura, che con le persone ha alternato moti centrifughi a centripeti, che mai è stata ferma. Era chiaro che qualcosa di enorme le sarebbe dovuto accadere, ma allo stesso tempo si è reso sempre più evidente che l’epilogo avrebbe riservato un altro colpo di scena da parte sua, perlomeno nei confronti di Lenù. Il loro legame è protagonista a sé stante: e se Lila può anche decidere di “rompere gli argini” e scomparire nel mondo, la loro amicizia non poteva assolutamente dissolversi allo stesso modo.

Sono due episodi diversi, attraversati tuttavia da temi comuni che in realtà sono sempre stati sotto i nostri occhi: i titoli dei singoli romanzi della saga.
Storia della bambina perduta
“La Scomparsa” si concentra già dal titolo sull’evento che cambierà per sempre la vita di Lila, ossia la sparizione di Tina. Non una morte, non una tragedia a cui poter dare un nome, ma la peggiore delle condanne per un genitore che sopravviva a un figlio: il non sapere, lo stato di sospensione che caratterizzerà la vita da lì in poi, la speranza che si trasforma in follia, la più truce realtà in incubo impronunciabile. Non stupisce che sia questo il punto di rottura di Lila, che avrebbe anche potuto trovare un modo di affrontare una possibile morte della bambina: ma questa indeterminatezza ha le stesse fattezze della smarginatura, anzi, è la smarginatura per eccellenza. Da questo evento si creano mondi possibili, universi in cui Tina è viva, ha cinque anni, poi forse 42, con le stesse sembianze di Lila truccata e con le trecce; ma ci sono anche realtà impronunciabili, in cui Tina è morta e a casa non tornerà più.

Con Tina non può fare altrettanto: può solo vagare da un universo all’altro mescolandoli di volta in volta, finendo col perdere a poco a poco qualunque aggancio alla realtà.
Lo sappiamo perché c’è un altro genitore che ha perso una figlia, Enzo, il cui dolore è incarnato in maniera sommessa eppure potentissima da Pio Stellaccio: nel dialogo in macchina con Lenù, Enzo riesce a mettere in parole la devastazione di quell’assenza priva di certezze che apre le porte a pensieri terribili e a speranze insopportabili. Può farlo non perché soffra meno, ma perché ha dalla sua una solidità individuale, una consapevolezza dei suoi margini che gli permette di non perdersi, e che invece Lila non ha – lo ribadirà anche Elena, ammettendo di essere riuscita ad accettare che Lila fosse il suo sprone solo dopo aver acquisito forza nella sua stessa identità (“Io ero io e proprio per questo motivo potevo farle spazio in me e darle una forma resistente. Lei invece non voleva essere lei, quindi non sapeva fare lo stesso”).

Dove termina l’immaginazione, dove comincia la realtà? Dove finisce il pensiero di Lila e inizia quello di Lenù? Le parole si fondono, vengono pronunciate da entrambe: ma chi le ha pensate davvero? Chi è l’Autrice? Non è forse questa la domanda che continuiamo a porci sin dall’inizio? Sarà proprio questo il nodo focale dell’intero racconto – e anche di quello che non ha funzionato nell’epilogo.
Storia del nuovo cognome
Poco prima della scomparsa di Tina, l’episodio si apre con l’arrivo di Nino (un insopportabile e per questo bravissimo Fabrizio Gifuni), giunto a trovare Imma sotto richiesta di Elena. Nonostante quest’ultima non senta più alcun sentimento, permane in lei uno stato di “agitazione” e “svogliatezza”, probabili eco di un passato in cui la sola presenza di Sarratore aveva su di lei un’influenza enorme. A questo si deve anche la ricaduta in pensieri di gelosia verso Nino e Lila, che però, a differenza del passato, sembrano qui toccare Nino solo tangenzialmente, a causa della sua osservazione sulla genialità che lega Tina alla madre. Non è insomma una gelosia d’amore, ma una prosecuzione dell’eterna comparazione che Elena sente verso l’amica e che va avanti sin dall’infanzia, proprio il periodo cui Nino fa riferimento commentando la bella scrittura di Tina. Di questa osservazione ciò che interessa è la razionalità del ragionamento di Lenù, che si concentra sulle caratteristiche che, passando da un genitore a un figlio, sono capaci di risvegliare sentimenti passati. Quante volte Lila avrà visto Nino in Imma? È questa la domanda che si pone Lenù, e che verrà ribaltata dai ragionamenti di Lila, colei che “stabilisce nessi tra le cose distanti” e che individuerà sì un legame tra figli e genitori, ma in un modo completamente diverso.

E se basta la volontà a convincere persino una madre di una cosa tanto enorme, cosa può succedere se qualcuno si è davvero convinto che Tina fosse figlia di Elena Greco, e non di Raffaella Cerullo? Di nuovo, tornano i cognomi, che tanto spazio hanno avuto in questa stagione, soprattutto in relazione alle regole patriarcali che raccontano una storia spesso lontana dalla realtà. Non sapremo mai cosa sia successo a Tina, e se davvero sia stata quella foto su Panorama a dare origine a tutto: ma l’ipotesi di Lila nel suo sistema di pensiero ha senso, perché se qualcuno là fuori lo ha pensato, con la certezza di una didascalia sul giornale, allora Tina per qualcuno, per qualche ora, è stata davvero la figlia di Elena Greco: la fantasia è corsa più veloce del sangue, e le conseguenze sono state così reali da spezzare le vite di tutti.

Storia di chi fugge e di chi resta
Ci sono tanti allontanamenti da Napoli, soprattutto nell’ultimo episodio, e la decisione di dedicare così tanto tempo a quelli meno rilevanti è uno dei problemi di questo finale. Appurato che il materiale rimasto fosse moltissimo, e che inevitabilmente si dovesse tagliare (inutile chiedersi cosa si sarebbe potuto fare con dei primi episodi più sintetici), si è deciso di dedicare fin troppo tempo a Elsa e Dede: forse a necessitare di un focus più approfondito dovevano essere i “figli scambiati” – Rino che rimane a vivere con Lenù anche dopo la fine della sua relazione con Elsa, e Imma sempre in giro per Napoli con Lila (anche perché questo è un nodo fondamentale della relazione tra le due donne). Non è un caso che sia proprio questo l’episodio in cui si trova la transizione in voice-over più densa di sempre, con anni e anni riassunti in poche frasi che chiudono in fretta e furia la relazione di Elsa e Gennaro (perché allora dedicare tutto quel minutaggio alla loro fuga?), e dove persino la transizione visiva è piuttosto pigra (la camera a 360° in aeroporto non è tra le intuizioni registiche più alte di questa altrimenti ottima stagione).

L’Amica Geniale
Partiamo dal fondo: con un finale del genere è impossibile sbagliare. Il binomio che collega la sparizione di Lila e la restituzione delle bambole è un dispositivo narrativo potentissimo perché chiarisce l’origine di questa amicizia e al contempo ne decreta la conclusione, come capisce perfettamente Lenù davanti a quel gesto. È normale provare un forte senso di chiusura e commozione, perché su un piano strettamente formale viene messo in scena proprio quello che ci si aspettava. I problemi però ci sono, e si trovano in quelle omissioni che, a differenza di altre più trascurabili, depotenziano il significato completo di questo “ritorno”. Curiosamente, i due tagli riguardano entrambi la scrittura: un ipotetico libro di Lila e un concretissimo romanzo di Lenù.

La prima riguarda Lila stessa, che a distanza di anni dalla partenza di Lenù decide di perdersi nel mondo, fuggendo e cancellandosi dal luogo che per tutta la vita l’ha tenuta incatenata. C’è un legame profondissimo tra Cerullo e Napoli: si può forse ipotizzare che si sia sentita pronta ad accogliere l’Altro da sé solo dopo aver conosciuto interamente se stessa, e che quindi questo studio sulla sua città fosse una tappa obbligata per permetterle di liberarsi.
Ma è il secondo il motivo per cui questo taglio si rivela problematico, perché è connesso all’altra grande omissione della puntata. C’è una questione che la serie butta lì tra le parole di Rino senza però spiegarla: perché le due amiche non si vedono da tanti anni?
Nel romanzo di Ferrante, la fissazione di Lenù per lo scritto di Lila si mescola a un periodo di calo lavorativo, che la porta a mettersi in dubbio sempre di più, conducendola al primo vero tradimento nei confronti di Lila. Greco, infatti, torna al successo con un racconto breve, Un’Amicizia, in cui in ottanta pagine riassume “le nostre due vite, dalla perdita delle bambole alla perdita di Tina”* (pag. 443). La promessa di non parlare mai di lei viene infranta qui ed è un nodo cruciale, perché questo piccolo romanzo riporterà Elena al successo, ma le farà perdere per sempre Lila, che da quel momento in poi si rifiuterà di parlarle.

Ma soprattutto, il loro essersi allontanate per questa ragione dà alla restituzione delle bambole un senso ancora più grande. Certo, dentro al gesto di Lila c’è la confessione di essere stata lei a dare il via a tutto, la conferma di essere viva e di stare bene: ma c’era un significato ulteriore ed è questo che si perde nella serie. Nell’originale, le bambole restituite da Lila incarnano un messaggio “splendido e tenebroso” come la loro amicizia, che mescola il perdono per il tradimento di Lenù all’ammissione del suo stesso tradimento infantile, e aggiunge – come solo lei poteva fare – una provocazione diretta proprio all’amica. Lila sembra quasi dirle che sì, lei potrà anche essere la scrittrice che scrive della loro storia senza la sua autorizzazione, ma sottolinea che a farla partire, quella storia, è stata proprio lei. Se sin dall’inizio Lenù è stata l’Autrice, Lila si configura allora come la Fautrice: nessuna delle due può esistere senza l’altra, perché sostanza e forma si incontrano solo quando queste due menti geniali si uniscono nel loro modo unico e speciale.
È un peccato dunque che nell’ultimo episodio si sia deciso di tagliare dal discorso su questa amicizia alcune delle sue parti, più ostiche ma significative, che costituivano un nucleo molto più denso di amore, stima, gelosia, sprone, offese, tradimenti, perdono.

Lo show, iniziato nel 2018, ha rappresentato uno dei picchi della serialità italiana e, pur affrontando qualche intoppo sia formale che strutturale, arriva alla sua conclusione come un’opera di un’intensità davvero straordinaria, che ci fa essere orgogliosi sia del materiale d’origine che del suo adattamento.
L’Amica Geniale si è conclusa, ma la potenza di questa amicizia rimarrà, nella sua bellezza ma soprattutto nei suoi aspetti più bui: perché “a differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull’oscurità.”* (pag. 451)
Voto 4×09: 10
Voto 4×10: 7½
Voto Stagione: 9-
Voto Serie: 9
Nota:
Le pagine citate provengono dal quarto volume de “L’Amica Geniale”, “Storia della bambina perduta”, scritto da Elena Ferrante, edizioni e/o.
