
Di come il piccolo schermo si stia affidando sempre più a narrative tratte da videogiochi se n’è parlato in concomitanza di serie ben fatte e di successo come Fallout e The Last of Us. Anche l’animazione ha saputo trovare qualcosa di unico da raccontare: è il caso del successo Netflix Arcane, la serie d’animazione collegata ma non troppo dipendente da League of Legends. Questa serie ha saputo dimostrare (grazie al sodalizio tra esperienza grafica, musicale, e narrativa) come ci sia uno spazio produttivo anche importante per coloro che hanno voglia di attingere da un ricco bacino di storie e ambientazioni e presentarne una versione efficace e ben scritta; se invece non si capisce il mezzo (né quello di partenza né quello di arrivo), si ottengono prodotti come il film di qualche anno fa Assassin’s Creed o il più recente Borderlands, disastri di critica e botteghino.
Dietro Secret Level, la nuova serie antologica di Prime, c’è Tim Miller, uno di quegli autori che si è spostato con agilità attraverso media e strutture narrative diverse. Noto soprattutto per il primo Deadpool del 2016, Miller si è già occupato di una serie di animazione dai buoni risultati, ovvero Love, Death & Robots di Netflix. Come quella, anche Secret Level è formata da episodi brevi (tra i 5 e i 20 minuti), ciascuno indipendente dall’altro. A far da tratto d’unione è però l’idea che ogni episodio sia una interpretazione differente di un videogioco più o meno famoso, e che dunque racconti una storia ambientata in quell’universo. A prescindere dalla durata, alcuni episodi hanno una struttura narrativa finita, in quanto raccontano una vera e propria storia; altri, invece, servono solo a introdurre un concetto o un’idea, e non possono davvero sostenersi senza aiuti esterni (ci torniamo tra poco).

La prima cosa che si noterà è che la serie non fa molto per mostrare la ricchezza narrativa dei videogiochi, spesso accusati di focalizzarsi decisamente troppo sulla violenza e sul combattimento. Basterà guardare tre o quattro episodi per notare che quello è sempre il punto centrale del racconto: Sifu è quasi interamente una lunga sequenza di combattimento, l’episodio su D&D è praticamente incomprensibile se non si è familiari con la mitologia del gioco, e persino Pac-Man trasforma il tutto in spada e sangue. Qualche altro episodio, come quello su The Outer World 2 o New World, risulta più interessante perché ci presenta una narrazione tutto sommato conclusiva che non richiede una grande conoscenza del mondo d’appartenenza, e per questo dimostrano un maggior coraggio. Nella maggior parte dei casi, però, così non è e gli episodi in molti casi annoiano, diventando una sequenza di combattimenti dopo l’altro. Non bastano le varie guest star (riconoscibilissimo Keanu Reeves, che aveva già prestato le sue fattezze digitali a Cyberpunk 2077, con migliori risultati) a risolvere la situazione (anche se è riuscitissima la presenza di Arnold Schwarzenegger).

Incassato, però, già il rinnovo per una seconda stagione, non dovremmo chiudere qui la partita con questa serie. Non solo c’è spazio per continuare alcuni degli episodi lasciati in sospeso, ma si potrebbe trovare una tematica comune più forte e interessante di quanto si sia fatto in questa prima annata. Secret Level non è una brutta serie, quanto piuttosto vuota. Gli episodi son belli da guardare ma, tranne alcune eccezioni, non hanno niente da raccontare. È difficile scrollarsi di dosso la sensazione che l’obiettivo principale fosse incuriosire lo spettatore, che vuole saperne di più… comprando i videogiochi, non guardando ulteriori episodi. Ecco perché non c’è ragione di consigliarlo a chi non sia già di suo affezionato al mondo videoludico; tutti gli altri, non troveranno granché.
Voto: 5
