
James Abram Garfield è stato il ventesimo presidente americano il cui governo è durato appena sei mesi, due dei quali trascorsi cercando di sopravvivere a un attentato alla propria vita. La breve durata della sua carriera politica ad altissimo livello, associata all’impossibilità di essere davvero incisivo nonostante le ottime premesse, fa sì che di Garfield si conosca ben poco. Questa serie cerca di ovviare alla questione pur non cercando di cambiare la percezione sul proprio protagonista. Death by Lightning è tratta dal libro Destiny of the Republic di Candice Millard. Questa miniserie Netflix in quattro episodi creata da Mike Makowsky cerca di rendere giustizia a una personalità molto interessante, impostando il proprio racconto su due direttrici principali: si discute da un lato sul significato della presidenza e la gestione del potere, dall’altro sul senso di grandezza personale e rapporto con la storia.

Questo diverso approccio alla politica viene esaltato ancor di più con il parallelo sviluppo della storia malata di Charles Guiteau, la persona che ucciderà il presidente. Uomo profondamente narcisista e disturbato, Charles si barcamena di insuccesso in insuccesso, inanellando continui crimini senza perdere un profondo senso di grandiosità intorno alle proprie capacità. È per questo che quando la sua mente si pone sulla politica si convince che Garfield sia una rivelazione, un leader da seguire, a patto però che il proprio lavoro venga generosamente retribuito: quando questo non accade, allora tutto il resto viene giù e l’uomo si darà all’omicidio come modo per trovare il proprio posto nel mondo. Anche Charles, in modo non dissimile da Conkling, vede nella politica solo un mezzo per ottenere benefici personali e per vedere i propri presunti metodi retribuiti: lo farà fino alla forca. Tutti i desideri di gloria e i puri ideali vengono meno rispetto alla perdita dei propri più gretti interessi. La presidenza e di conseguenza ogni posizione di potere è tale e difesa finché prevede uno scambio.

C’è poi in tutto questo un altro aspetto che contribuisce alla morte tragica del protagonista: non solo l’attentato alla sua vita, ma anche una lunga e dolorosa degenza. Nell’ultimo episodio, la serie si prende del tempo per mostrare un aspetto talvolta dimenticato di questo periodo storico: siamo un punto di svolta nella storia della medicina ma le novità arrivano troppo tardi per salvare il presidente. È ormai accettato che Garfield sarebbe sopravvissuto se i suoi medici non avessero totalmente ignorato le più moderne scoperte in fatto di germi e igiene. I due mesi spesi nel tentativo di rimuovere il proiettile dal corpo del presidente sono probabilmente ciò che lo ha ucciso davvero. Anche qui si registra il fallimento di un sistema che vede nella gloria personale (questa volta di Bliss, che rifiuta i suggerimenti del collega più giovane e nero) l’ostacolo a un più giusto risultato.
Se la trama è di per sé molto interessante (anche se avrebbe meritato più di soli quattro episodi), è il cast ad elevare il tutto al livello successivo. Dominano incontrastati i due protagonisti, ovvero Michael Shannon e Matthew Macfadyen. Gli attori hanno due personaggi e due approcci completamente opposti: da un lato Garfield è un personaggio riflessivo e difficile da inquadrare, remoto ma umano; dall’altro Charles è sempre su di giri, preda di mille pensieri e piani senza sosta. Entrambi riescono nell’obiettivo di dare al proprio personaggio uno spessore che vada ben oltre i dialoghi e le azioni, e costruiscono un mondo dietro ogni gesto e ogni sguardo. Sono entrambi magnetici per ragioni diverse, ed entrambi sorreggono sulle proprie spalle l’attenzione dello spettatore. Sono però in questo aiutati da un cast in grande forma: Offerman e Whigham brillano in un atipico duo a metà tra la commedia e la farsa, e Betty Gilpin trova nell’ultimo episodio lo spazio che merita (e ne avrebbe meritato ancor di più).
Death by Lightning è una miniserie che vale la pena recuperare. In soli quattro episodi, questa miniserie affronta un periodo poco noto della storia americana e affronta questioni come il potere e le sue diramazioni in modo interessante e ben scritto. Piacerà soprattutto a chi è interessato a racconti storici, e ancor più di storia americana, ma saprà catturare anche chi vuole godersi ottimi attori liberi di dare il proprio meglio.
Voto: 8

Bella miniserie e bravi tutti gli attori; ancora un racconto su come la democrazia più potente del pianeta abbia radici violente. Certo, fa strano vedere tanti attori provenienti da altri progetti importanti e quindi legati ai precedenti ruoli, da Boardwalk Empire a Handmaid’s Tale, da The Last of Us ad Andor…