
In tutto questo, Matt – alias Daredevil – e Karen riescono a reclutare i pochi agenti di polizia non corrotti o non terrorizzati da Kingpin per dare vita a quella che sembra essere una vera e propria Resistenza partigiana.
Daredevil: Born Again riparte proprio da qui, dal regno del terrore di Wilson Fisk che, come un vero e proprio dittatore, prende il potere e il controllo assoluto sulla Grande Mela, usando metodi da stato canaglia. E siate certi, per sgombrare il campo da ogni dubbio, che non stiamo usando certi termini a caso: la storia portata sullo schermo da Dario Scardapane e il suo team di sceneggiatori è una copia quasi perfetta di quello che sta accadendo negli Stati Uniti in questo momento, con le dovute differenze dettate dalle dinamiche Marvel che mal si sposano con la realtà. Ma la polizia personale del Sindaco che calpesta ogni diritto umano e civile, l’egoismo e l’egocentrismo dell’uomo forte che vuole riportare l’ordine con la forza solo per nascondere al mondo i propri meri interessi personali, la strafottenza con cui tratta le istituzioni a cui dovrebbe obbedire, non possono che richiamare a gran voce l’amministrazione Trump che sta facendo letteralmente a brandelli l’immagine degli Stati Uniti d’America. E questa serie – che per fortuna è stata ripescata dall’oblio in cui era finita – ci ridà quest’immagine sì filtrata con la patina del racconto supereroistico, ma lo fa con una certa aderenza alla realtà che fa oggettivamente spavento.
L’immensa umanità di Matt Murdock che viene fagocitata dalla violenza ci deve far riflettere: se anche un eroe mascherato, che ha sempre fatto della non-violenza e del perseguimento del bene restando fedele a certi valori i suoi punti di forza, si abbandona all’”occhio per occhio”, vuol dire che la speranza, forse, è solo una mera illusione.

La maggior parte dei personaggi ha un’anima corrotta, buia, senza un minimo di moralità o empatia a muoverla, ed è straniante notare come anche nel mondo reale l’umanità stia andando sempre di più in quella direzione. Questa nuova serie di Disney+ sul personaggio di Daredevil sembra essersi concentrata molto su questa dicotomia tra la realtà e la finzione, mettendo in estrema difficoltà il nostro eroe rosso e tutti quelli che credono ancora in ideali quantomeno umani.
Ci sono poi sempre i personaggi che girano intorno a Murdock e Fisk che rendono ancora migliore il dipanarsi della storia: sia da una parte che dall’altra, i characters sono quasi tutti interessanti e hanno un ruolo ben definito nella trama della stagione, e alcuni di loro potrebbero rivelarsi decisivi per il futuro di una o dell’altra fazione, sia in positivo che in negativo. Uno dei personaggi più interessanti in tal senso e che sta avendo un arco narrativo complesso è sicuramente quello di Heather Glenn, la psicologa divenuta Commissario della salute mentale dell’amministrazione Fisk. Il suo legame con Matt, la sua disavventura con Muse e il suo conoscere profondamente i coniugi Fisk avendo fatto loro da terapeuta la inseriscono in un triangolo veramente infuocato da cui potrebbe uscire la chiave almeno di questa stagione.
Il resto del cast come dicevamo rimane sempre di ottimo livello, i personaggi sono credibili e la loro scrittura non ha a che fare con alcuni personaggi di altre produzioni relative ai supereroi: è tutto molto reale (al netto di qualche dettaglio, soprattutto nelle scene di azione, su cui si può ampiamente sorvolare) e sottolinea continuamente come questa serie sia un prodotto che si discosta abbastanza nettamente dal resto della produzione Marvel, rimanendo in linea con la serie originale di Netflix.

Qui ritorna l’assoluta critica politica che questa serie sta portando avanti, neanche troppo sotto traccia. L’incredibile somiglianza con quello che sta facendo l’ICE negli USA e la propaganda con cui i mezzi di comunicazione conniventi raccontano la “nuova” New York (anche se il coinvolgimento di BB Urich ha un secondo scopo, come vediamo dalle clip di estrema satira e denuncia che gira travestita da Fisk) sono lo specchio di quello che ormai succede quotidianamente nella democrazia più importante del mondo.
Daredevil: Born Again torna quindi con un trittico di episodi che non deludono le aspettative, ma anzi, se possibile le alzano per il proseguio di questa seconda stagione. L’umanizzazione dei supereroi classici è ormai diventata quasi la prassi negli ultimi anni (basti pensare al Batman di Matt Reeves sul grande schermo), ma con Daredevil si sta facendo davvero un ottimo lavoro, specie dal punto di vista morale del personaggio, che, al contrario di quanto succede sempre quando ci sono di mezzo uomini con poteri fuori dal normale, non ci dà una speranza vera e propria, ma più una sensazione di donchisciottiana memoria: quella di combattere contro degli invicibili mulini a vento.
Come se non bastasse, la visione pessimistica e violenta che attanaglia la serie e il nostro eroe di Hell’s Kitchen sono ben visibili anche in maniera concreta e non solo metaforica. Uno dei costumi più iconici del mondo Marvel non è più rosso acceso, simbolo di forza e passione: adesso è diventato nero.
Voto 2×01: 7
Voto 2×02: 6/7
Voto 2×03: 7+
