
In seguito a una seconda stagione molto discussa, criticata da una parte del pubblico per il suo carattere prevalentemente interlocutorio e per aver rimandato fino all’ultimo il vero scoppio della guerra, “Salt and Sea, Fire and Blood” ci catapulta quasi subito nel cuore del conflitto, mostrandoci in maniera spietata come i tentativi delle due protagoniste di evitarlo fossero ormai soltanto un’illusione. Rhaenyra e Alicent hanno creduto, ciascuna a modo suo, di poter ancora esercitare un controllo sugli eventi, ma la guerra ha ormai acquisito un’inerzia propria: le variabili sono infatti ormai troppe, gli interessi in gioco troppo divergenti e gli uomini che le circondano troppo determinati a combattere perché la loro volontà possa ancora bastare. La première è quindi , prima di tutto, una puntata sulle conseguenze. La serie ci ricorda infatti che la Danza dei Draghi non è un conflitto che nasce da un’unica decisione sbagliata, ma dall’accumulo progressivo di errori, a cui si sono sommati orgoglio e desiderio di vendetta.
Alla fine della seconda stagione avevamo lasciato la fazione dei Neri, guidata da Rhaenyra, in apparente vantaggio. La scelta di affidare i draghi ai cosiddetti dragonseeds aveva ribaltato gli equilibri e aperto prospettive nuove, ma già i primi minuti della puntata lasciano intuire quanto quella superiorità fosse più fragile del previsto. Se il carattere impulsivo e insofferente di Ulf continua a rappresentare una mina vagante destinata probabilmente a esplodere nei prossimi episodi, non è lì che si consuma la disfatta dei Neri. Il vero problema nasce, paradossalmente, proprio all’interno della famiglia reale. Jaecerys e Baela, spinti dall’entusiasmo e dal desiderio di dimostrare il proprio valore, decidono di impedire a Rhaenyra di partecipare direttamente alla battaglia appena esplosa nel Gullet, assumendosi un peso infinitamente più grande delle loro possibilità. Si tratta di una scelta comprensibile dal punto di vista emotivo, ma tragicamente ingenua, che avrà conseguenze devastanti per tutti.

Se Daemon rimane ancora nelle retrovie, il fulcro dell’episodio è naturalmente la Battaglia del Gullet. HBO mette in scena una delle sequenze più spettacolari mai viste nella serie, alternando combattimenti navali, assalti aerei e momenti di autentica tensione. Tra i momenti migliori spiccano senza dubbio il passaggio delle navi attraverso lo stretto e l’attacco coordinato della Triarchia ai draghi dei Neri, una sequenza che restituisce perfettamente il senso di vulnerabilità di creature che avevamo visto quasi esclusivamente come armi invincibili. Funziona meno, invece, il tentativo di personalizzare il conflitto attraverso la rivalità tra Sharako Lohar e Corlys Velaryon. L’idea di attribuire allo scontro una dimensione più personale è interessante, ma la risoluzione arriva in maniera piuttosto frettolosa e anticlimatica, con l’uccisione dell’ammiraglia da parte del figliastro di Corlys.
Più convincente è invece la gestione di Rhaena. Dopo una lunga attesa, la sua storyline trova infatti pieno compimento: la ragazza riesce finalmente a montare il drago selvatico, ma è ben lontana dall’averlo davvero domato, perdendone il controllo e portando così alla distruzione di parte della flotta di Corlys e, in definitiva, alla morte di Jace. In questo senso, la serie ci ricorda come il rapporto tra cavaliere e drago sia molto più complesso di quanto appaia e come la convinzione di poter esercitare un controllo assoluto su queste creature sia destinata, prima o poi, a scontrarsi con una realtà ben diversa.

Ed è forse proprio questo un altro tema centrale dell’episodio. Per quanto la serie venga spesso raccontata come lo scontro tra due regine, “Salt and Sea, Fire and Blood” insiste ancora una volta sul fatto che entrambe siano ormai ostaggio delle decisioni degli uomini che le circondano. Figli, consiglieri, fratelli, lord e ammiragli continuano a combattere guerre nel loro nome, trascinandole verso conseguenze che nessuna delle due sembra più in grado di controllare.
Dei cliffhanger lasciati aperti dal finale della seconda stagione, soltanto uno trova davvero una risposta: Rhaena riesce finalmente a cavalcare Sheepstealer, anche se, come abbiamo visto, il percorso per diventare una vera dragonrider è tutt’altro che concluso. Restano invece ancora fuori scena due personaggi particolarmente attesi come Daeron e Otto Hightower, la cui assenza lascia intuire che la serie stia conservando alcune delle sue carte migliori per i prossimi episodi.
Nel complesso, “Salt and Sea, Fire and Blood” rappresenta un ritorno solido e spettacolare. Non è una premiere perfetta: alcune sottotrame faticano ancora a trovare il giusto ritmo e qualche scelta narrativa appare discutibile. Tuttavia, dopo una seconda stagione accusata di aver continuamente rimandato il momento decisivo, House of the Dragon dimostra finalmente di voler mantenere la promessa fatta al pubblico. La guerra è iniziata davvero e, se questo primo episodio è indicativo della direzione della stagione, difficilmente ci sarà ancora spazio per ulteriori rinvii.
Voto: 7½
