Cape Fear – Miniserie


Cape Fear - MiniseriePrendete una delle storie iconiche degli anni novanta e trasportatela al giorno d’oggi, modernizzandola ma lasciando intatto quel senso di inquietudine e di disagio che ti fa stare sempre all’erta, non sapendo mai cosa ti sta per succedere. È quello che ha tentato di fare Nick Antosca con la sua rivisitazione di Cape Fear, film cult del 1991 diretto da Martin Scorsese.

Partiamo intanto da un dato di fatto e sotto gli occhi di tutti: la serie non è un remake del film. Ne prende i personaggi – i principali – e comunque li piega all’età in cui viviamo, mentre ne aggiunge altri che diventano fondamentali per questa nuova storia. Tanto per cominciare, il ruolo dei Bowden cambia radicalmente: se nel film il ruolo principale lo aveva l’avvocato Sam (interpretato allora da Nick Nolte), qui ha sicuramente un ruolo fondamentale Anna (interpretata da Amy Adams). Questo è sicuramente il primo, significativo cambio della storia, in cui il rapporto tra vittima e carnefice è molto più sfumato di quanto non si creda, ma soprattutto la serie mette al centro il tema del rapporto uomo/donna, con tantissime sfaccettature della vicenda da renderla intrigata (e intrigante) quando basta per essere molto più moderna e meno “semplicistica” da una punto di vista di narrazione thriller.

Cape Fear - MiniseriePoi c’è Max Cady, il villain della storia. Se quello interpretato da Robert De Niro è diventato uno dei personaggi più iconici del cinema di quegli anni, quello di Bardem resta inquietante ma meno “fisico” e più subdolo. Qui non entra in gioco tanto la violenza fisica, ma soprattutto quella mentale: anche in questo caso molto più calato nella realtà degli stalker, anche se qui la situazione è ovviamente diversa. Ma il non detto, le frasi sibilline, la straordinaria calma che trasuda questo Cady – e che in realtà sappiamo benissimo essere tutto solo di facciata – rendono molto più inquietante il personaggio, meno cattivo da thriller e più mostro da horror.
Inoltre, un’immersione nella realtà di oggi non poteva che passare dalla tecnologia. Rispetto al 1991 il mondo è radicalmente cambiato e oggi non sarebbe stato più credibile vedere Max Cady terrorizzare i Bowden con i mezzi di trentacinque anni fa. Se nel film di Scorsese erano più le chiamate al telefono o l’entrata in scena fisica del Cady di De Niro a tenere alta la tensione, qui il personaggio di Bardem usa ogni mezzo a disposizione nel 2026 per rendersi una costante presenza inquietante. Social Network, catfishing, deep fake vocali, droni, hacking, sono tutti mezzi che Cady utilizza (o fa utilizzare) per rendere la vita dei Bowden un inferno.
L’ultima differenza fondamentale è ovviamente nella durata e di conseguenza nei temi affrontati: dieci ore di racconto contro due permettono a chi scrive la storia di indagare molto più a fondo i personaggi – specialmente i due protagonisti – e di inserire temi come detto più attuali ma anche più approfonditi e seri che non quello di una “semplice” vendetta.

Cape Fear - MiniserieSono proprio questi i temi che fanno della serie un buon prodotto e sicuramente una scrittura ben riuscita di uno dei thriller classici del cinema americano. Perdita della privacy, manipolazione online, sfiducia nelle istituzioni, viralità e true crime, paura di non poter più distinguere ciò che è reale da ciò che è costruito sono tutte questioni che affrontiamo ogni giorno e che possono creare ansia e disagio anche solo a pensarli, figuratevi a viverli in prima persona.
Il tutto è raccontato bene e di sicuro le puntate sono costruite in modo da tenere sempre alta l’asticella della curiosità, anche se bisogna un po’ cedere alla sospensione dell’incredulità almeno su un fatto: Max Cady è senza dubbio un uomo molto furbo e intelligente, ma riesce difficile pensare che sia così ferrato su una tecnologia che si sviluppa alla velocità della luce dopo quasi vent’anni di galera. Se facciamo un rapido calcolo dovrebbe essere finito in carcere quando era appena uscito il primo iPhone: capite che è un po’ improbabile che in così poco tempo da uomo libero sia riuscito a padroneggiare perfettamente tutti gli strumenti che la tecnologia ha sviluppato dal 2008 in poi.

Oltre a una trama che come abbiamo visto è stata comunque riscritta in modo interessante, c’è da fare una menzione speciale agli attori che fanno almeno la metà del lavoro positivo.
Cape Fear - MiniserieCome sempre offre una buona prova Patrick Wilson, ma sono Amy Adams e soprattutto Javier Bardem a rubare la scena. Sapevamo già da prima la statura di questi due attori, ma bisogna ammettere che qui probabilmente si sono superati. La Adams riesce a essere una Anna Bowden perfetta con tutti i suoi scheletri nell’armadio che le si leggono solo nelle espressioni che fa con i suoi splendidi occhi, ma anche quando tira fuori l’avvocatessa che fu con quella furia e quella grinta riesce a cambiare completamente la lettura del personaggio.
Javier Bardem resta per distacco il migliore del cast. Forse interpreta il personaggio più “facile”, passateci il termine, ma con quelle lenti a contatto che gli cambiano letteralmente i connotati e con quella voce calda e profonda usata in modo assolutamente normale fa venire i brividi lungo la schiena solamente a guardarlo. I due fanno letteralmente scintille quando sono in scena insieme e devono interagire. Anche senza dire troppo, si capisce da come si guardano che c’è stata complicità una volta, e questo riescono a farlo solo i grandi attori messi nelle condizioni per interpretare dei personaggi cuciti su misura per loro.
Una menzione speciale va a Juliette Lewis, qui nei panni della sorella di Cady, che nel film di Scorsese interpretava invece la giovane figlia della coppia di avvocati, ottenendo per quel ruolo una candidatura agli Oscar come migliore attrice non protagonista a soli 18 anni.

Tirando quindi un po’ le somme di questo esperimento estivo di Apple TV+, possiamo dire che la prova è stata ampiamente superata. La riscrittura, al netto di qualche forzatura, ha immerso questa storia nella contemporaneità in modo abbastanza naturale, utilizzando un cast di prim’ordine che ha senza dubbio dato il meglio. Certo, le idee originali sono sempre più apprezzabili di remake e simili, ma questo Cape Fear ha il pregio di aver fatto riscoprire una storia interessante – e con buoni spunti di riflessione sul mondo che ci circonda – anche alle nuove generazioni.

Voto: 7


Informazioni su Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.

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