
Trasporre in serie TV un romanzo tanto complesso e ricco di descrizioni come “East of Eden”, edito in Italia da Bompiani con il titolo “La valle dell’Eden”, non è un compito facile. Il nuovo prodotto di casa Netflix dimostra fin da subito di voler prendere le distanze dalla controparte cartacea, almeno per la struttura del romanzo: sarà il prosieguo degli episodi a dimostrare se la scelta sia stata o meno vincente.
La serie, infatti, si apre in medias res, quando i due fratelli Adam e Charles (interpretati rispettivamente da Christoper Abbott e Mike Faist) danno aiuto a una donna sconosciuta che è comparsa alle porte della loro casa. Si ritorna subito indietro, raccontandoci quei due personaggi appena intravisti da bambini. Adam ha perso sua madre, che si è suicidata, e suo padre si è presto risposato; dalla seconda moglie è nato Charles. Fin da subito i due bambini vengono raccontati in netta contrapposizione l’uno dall’altro, e la scrittura della serie è fin troppo esplicita in questa giustapposizione: se Charles è il bambino più dotato per le attività da soldato, Adam è invece più debole, soprattutto di spirito, e viene punito dal padre per le sue mancanze.
La serie non nasconde di puntare l’attenzione sulle contrapposizioni tra i due fratelli, e nel farlo svela fin da subito un primo snodo di trama che è utile a incasellare i due giovani personaggi: infatti, il padre confessa ad Adam di apprezzarlo molto di più come figlio, relegando Charles alla sola figura del “cattivo”. Lo stesso padre accetta un regalo da parte di Adam con gioia, e al contrario non s’impegna neppure nel fingere di apprezzare il regalo di Charles, per il quale il ragazzo aveva lavorato duramente.

La differenza tra la trasposizione seriale e la controparte cartacea sta proprio nel modo in cui si sceglie di raccontare i personaggi: se Steinbeck sapientemente racconta un contesto di riferimento, usi e costumi, e rende questi personaggi palpabili attraverso le pagine, la serie non riesce a costruirli in un modo altrettanto avvincente. Il focus dedicato ai due fratelli passa in secondo piano già al termine del primo episodio quando, nella dimora Trask, l’arrivo di una sconosciuta dal volto tumefatto sconvolge la loro routine.
L’arrivo di Cathy (una magnifica Florence Pugh) viene anticipato all’inizio del primo episodio proprio per generare curiosità nel prosieguo; tuttavia seguire l’ordine cronologico adottato dal libro avrebbe potuto avere come effetto quello di generare sorpresa, per lo spettatore, nello scoprire che i due filoni narrativi, prima raccontati in modo completamente separato, si sarebbero uniti. Il personaggio di Cathy gode di una sorte sicuramente migliore dei due fratelli, proprio alla luce della scrittura, che ne enfatizza i tratti manipolatori e malvagi, che tanto contrastano col suo aspetto esteriore, e con la recitazione di Florence Pugh, che riesce a costruire un personaggio che buca lo schermo pur parlando poco, e il cui corpo sembra quasi distaccato dalla sua mente, come una bambola vuota.
Il personaggio di Cathy si sviluppa anche’esso a partire dalla giovinezza ma, pur dovendo rappresentare fin da subito il paradigma del male, risulta interessante perché racconta fino a che punto ci si può spingere per ottenere ciò che si vuole. Proprio queste caratteristiche così affascinanti rendono il terzo episodio della serie, “Kate”, uno dei più riusciti, nonché la sua consacrazione come personaggio unico, capace di combattere unicamente per se stessa, animato da pura malvagità. Cathy infatti escogita un piano per ottenere il controllo totale della casa del piacere dove lavora, unendo astuzia e manipolazione in un episodio affascinante, reso ancora più riuscito dal lavoro della comprimaria Martha Plimpton, che interpreta Faye.

Se purtroppo di Samuel vediamo poco, nonostante riesca a bucare lo schermo con la saggezza che esprime e nella scena toccante del battesimo spirituale dei due figli di Adam, è Lee, l’aiutante della casa Trask, a diventare un punto di riferimento per tutti i personaggi e per lo spettatore. Nascendo come cuoco per la famiglia Trask, in seguito all’abbandono di Cathy Lee diventa la madre per i due gemelli, il “marito” di Adam e il gestore della casa, e anche la guida spirituale per i suoi tre figli ( i due figli di Adam ed Adam stesso).
La Storia prosegue e arriva il momento della prima grande guerra, con i gemelli ormai cresciuti: Adam continua a compiere gli stessi errori che faceva da bambino, poiché, nonostante il passare degli anni, non è mai cresciuto davvero. Non riesce a sanare i rapporti col fratello, che muore prima che la sua ultima lettera lo raggiunga, né riesce a dire la verità ai suoi figli sul fatto che la loro madre Cathy è viva e che è a sole dieci miglia dalla loro nuova abitazione, matrona di una casa di piacere.

È indubbio che, con un materiale di partenza così vasto e così fortemente descrittivo, l’impresa di creare un adattamento fedele e che conquistasse il pubblico fosse più che ardua: la scommessa di Neflix è vinta in parte, grazie a una regia che accompagna l’avvicendarsi del nuovo secolo, e a una recitazione che racconta le sfumature che i personaggi non riescono a raccontare nei dialoghi. Tuttavia, fin dal primo episodio, è evidente che la voglia di raccontare tutto e di sottolineare cosa quei personaggi dovessero rappresentare ha reso più didascalico il prodotto, e meno naturale l’effetto finale. Netflix riesce comunque a portare a casa un risultato discreto con questo adattamento seriale, soprattutto nel raccontare e rappresentare lo spirito dell’opera e il messaggio di speranza che l’accompagna.
Voto: 7
