
La metafora artistica di questo discorso è fortemente voluta e si ricollega idealmente alla scena in cui, qualche episodio fa, abbiamo visto e sentito Diane parlare di punto giusto da cui osservare un’opera d’arte: allo stesso modo, questa puntata ci pone alla distanza corretta per guardare i personaggi nella loro completezza. Proprio come il pittore a volte fa un passo indietro per guardare l’opera nel suo insieme, così i King osservano le loro creature e tirano un po’ di somme.
Il caso
I riferimenti all’attualità in questa serie non mancano mai e questo è il caso di “The Bridge”, film del 2006 che documentava grazie a delle telecamere il Golden Gate Bridge di San Francisco e tutte le persone che decidevano di porre fine alla propria vita gettandosi da quel ponte.
Dirò subito che il caso non mi ha entusiasmato. Nonostante fosse interessante conoscere sia le conseguenze “after the fall” – cosa rimane dopo un suicidio? Cosa si può trarre da tutto ciò per aiutare altre persone in difficoltà? – sia gli eventi “after the fall” – strettamente la causa legale – spostare tutto sul classico padre che ha deciso di non finanziare più gli studi della figlia mi è sembrata una soluzione un po’ troppo facile e per nulla originale. E’ vero che lascia aperta la porta del dolore paterno (prima non riconosciuto e sotterrato da una causa legale per esorcizzare il senso di colpa, ora invece sbattuto in faccia dall’evidenza delle prove), ma è altrettanto vero che questo non basta a salvare l’interesse per questo caso. Del resto, tutto ciò che è accaduto in quell’aula di tribunale è servito a ben altro.
Caitlins & Nancies

Ecco, la scelta di Alicia di mandare avanti la ragazza, quando si accorge che al giudice piacciono quelle giovani, bionde e fintamente sceme, è una decisione inizialmente condivisibile; tuttavia le si ritorce contro quando, in modo piuttosto inaspettato, Diane promuove la neo-arrivata concedendole pure mezza segretaria della nostra good wife.

Quando il capo non c’è, i dipendenti complottano.
La parte più riuscita dell’episodio, e di quel “passo indietro di osservazione artistica” di cui prima, è proprio quella che vede David Lee, Julius e Eli scontrarsi per accaparrarsi il posto lasciato vuoto da Will. E’ incredibile quanto poco basti per vedere in azione le vere intenzioni dei tre, quegli stessi tre che ultimamente stanno determinando sempre più spesso il clima attorno alla Lockhart/Gardner.
La mossa poco simpatica di Eli nella vicenda del divorzio di Alicia passa anche da qui – per allontanare da David Lee potenziali sostenitori – e approda direttamente alle vicende personali dei Florrick, con quello che sembra essere un ripensamento da parte della nostra protagonista.
Già, perché il marcio non c’è solo nel nostro studio legale e le apparenze da conservare governano il mondo intero, compreso quello impersonato da Donna Brazile e dalle esigenze di facciata richieste per un potenziale keynote speaker della convention democratica. I due scenari che si aprono da questa decisione avranno sicuramente conseguenze a lungo termine.
Da una parte, come si diceva, Alicia mette in stand-by il divorzio, ed è al momento difficile capire se il motivo sia davvero solo un cambio di avvocato o se sia un passo indietro verso la sua condizione di Good Wife – e pure di un certo livello; d’altra parte Peter scopre che la sua decisione di gestire un “clean office” gli si sta ritorcendo contro, e che nessuno dà niente per niente (quale novità!). Il compromesso a cui scende sa di leggero ritorno al passato, sofferto eppure accettato senza troppe domande, come se per arrivare alla convention democratica questo fosse il minimo sindacabile; il dialogo con Cary, da leggersi tutto tra le righe, è tra gli scontri non verbali più intensi che ci abbiano mai mostrato – e Matt Czuchry è sempre più bravo, anche quando gli offrono un minutaggio ridicolo.
Will, after the fall.

Il suo rientro allo studio, usato strategicamente da Diane per tenere lontani gli sciacalli, sembra avvenire a pochissima distanza dagli eventi del precedente episodio, eppure si capisce che il clima è già cambiato. Si prevedono tempi duri per i due soci, che, tra l’altro, rimangono una delle coppie lavorative più belle del piccolo schermo.
In conclusione, la puntata non vuole stupirci con effetti speciali e non lo fa, aiutata in questo da un caso non tra i più memorabili; eppure gli scossoni ci sono e riusciamo persino a sentire l’eco anticipata dei terremoti che investiranno sicuramente lo studio legale – e non solo – da qui a fine stagione. Forse bisogna aggiustare il tiro su certe questioni, ma la puntata regge il ritmo delle tensioni sotterranee che, sono sicura, stanno per esplodere.
Voto: 7 ½
Note:
– Sempre stando sul tema delle piccole questioni accennate, adoro come stanno gestendo il caso di Kalinda, passato dalle mani di Will a quelle di Alicia: non ne sappiamo assolutamente nulla, ma un accenno ad ogni puntata è ormai praticamente d’obbligo.
– Una delle sorelle di Will è Merrit Wever, Zoey in Nurse Jackie: la credevo molto brava lì, poi ho scoperto che ha recitato in modo identico qui e ho cambiato idea. Un po’ di sana variatio non farebbe male, cara Merrit.
– Il regista del film-documentario è interpretato da Christian Camargo. Questo mi ha ricordato la prima stagione di Dexter e sì, ho pianto per la nostalgia.
