
“We were about to blow the world” – “Again?”.

Tutto si riduce ad una caccia al topo abbastanza prevedibile, con il classico inetto che risveglia il mostro perché gli va di farlo, e i soldatini semplici che muoiono uno dopo l’altro senza crearci il minimo fastidio. Una costruzione più ponderata dei personaggi secondari avrebbe invece certamente arricchito il quadro, costringendo lo spettatore ad una visione più attenta ed emozionale, mentre, in definitiva, a farla da padrone è la noia.
Pure i personaggi principali, seppure interpretati da attori del calibro di Liam Cunnigham (il Davos Seaworth di Game of Thrones) e David Warner non dicono molto a livello di psicologia ed emozione, non vi sono molti confronti anche solo di carattere intellettuale (cosa che ci si sarebbe aspettata in un episodio ambientato in un epoca piena di tensioni ideologiche e allarmismi più o meno giustificati) con un Dottore che, seppure interpretato egregiamente da Matt Smith, non riesce a regalarci un’avventura degna di nota.

“Harm one of us and you harm us all”.

Il nemico della puntata, il marziano Skaldak, è un Ice Warrior, fa parte cioè di una razza di alieni che il Dottore incontrò per la prima volta nella sua seconda incarnazione. La stessa incarnazione che incontrò per la prima volta la celebre Grande Intelligenza, il misterioso nemico citato per la prima volta nello Special Natalizio e che con molta probabilità si rivelerà uno dei punti focali di questa settima stagione.
Un’altra citazione interessante riguarda il sistema HADS (Hostile Action Displacement System), che il Dottore attiva involontariamente e che è un rimasuglio, anche questo, della sua seconda personificazione.
Divertente anche il fatto che, forse per la prima volta, una compagna obbedisca agli ordini del Dottore quando questo le intima di non muoversi. Eleven rimane stupito del comportamento di Clara perché, fin dalla prima stagione di questo nuovo corso, ha sempre avuto al fianco delle compagne pronte a fare di testa loro (Christopher Eccleston diceva: “Forse un giorno incontrerò una persona che smetterà di andarsene in giro senza il mio consenso”).
“The TARDIS is at the Pole” – “Not far then” – “The South Pole. Could we have a lift?”.

Si salva giusto Matt Smith, sempre in forma, che con la sua entrata in scena riesce a creare uno dei momenti più divertenti di sempre e a risollevare un poco l’attenzione per un episodio altrimenti difficilmente apprezzabile.
Voto: 6 –

Concordo con la recensione. Episodio incolore, che raggiunge una sufficienza stiracchiata, ma tutto sommato a questo punto della stagione ci può anche stare dopo due ottimi episodi.
Sì bè, dopo 2 episodi, anzi 3 (contiamo anche lo special natalizio che per me è stato molto bello) ottimi, un piccolo passo falso ci poteva anche stare. Certo, pur essendo un episodio minore potevano in ogni caso farlo meglio di così!
Si, ovviamente anche io concordo con sulla bellezza dello speciale natalizio. Ho detto due episodi perchè lo speciale è già datato di qualche mese.
Concordo con entrambi