
Finora la critica principale alla serie aveva appunto riguardato la coesione dei vari segmenti narrativi, il loro interagire non solo l’uno con l’altro ma soprattutto con la trama principale: magari con un po’ di sorpresa, ma è giusto constatare che il tentativo è riuscito e senza eccessive forzature. Ciò non toglie che si siano accumulate sbavature, ma in dieci episodi la serie ha acquisito una certa autonomia narrativa, il che non era assolutamente scontato.
Midnight presenta una struttura perfettamente binaria: Norma e Norman si muovono parallelamente, e ognuno nel proprio mondo, per poco meno di 24 ore, incontrandosi solo due volte e sempre in casa. Il loro rapporto, che in un primo momento sembra distendersi come se ognuno dovesse prendere la propria strada, ha invece le sembianze di una corda elastica: non è importante cosa succede o dove, alla fine si ritroveranno ancora e indissolubilmente insieme.
Mezzanotte è il termine temporale che Abernathy/Fioretti ha imposto a Norma per ottenere i 150mila dollari che i defunti Shelby e Summers gli devono; ed è a questo punto che (ri)entra in gioco lo sceriffo Romero. Il personaggio di Nestor Carbonell, sempre più presente negli ultimi episodi, diventa determinante in quest’ultimo frangente: non solo per l’evolversi dell’intreccio narrativo, ma soprattutto come contraltare ambiguo e misterioso di una Norma sempre più isterica e sopra le righe. Come ripetuto sin dall’inizio, la bravura della Farmiga ha eclissato molte volte il resto del cast: la sua è stata un’evoluzione, soprattutto recitativa, in continua ascesa, per rimandare chiaramente il grado di esasperazione e nervosismo crescente di Norma Louise Bates. In particolare in questo episodio la vediamo atrocemente allo sbando, pedina facile del misterioso ospite; la osserviamo arrivare a cercare conforto nello stesso psicologo che aveva odiato nello scorso episodio, che l’aveva posta davanti al suo più grave problema: l’ossessione per il controllo.


Momento centrale dell’episodio e che lo divide a metà, facendo da spartiacque, è il primo incontro tra Norma e Norman durante la giornata: sedate le urla da Dylan, le loro diverse nevrosi si fanno compagnia in salotto, finché il termine del ballo, puntualmente a mezzanotte, non rimbomba ancora una volta nella mente di Norma. La confessione a cuore aperto degli abusi sofferti da bambina li riavvicina nuovamente, bisognosi di una quota di verità fino a quel momento accuratamente evitata; la corda elastica è tornata a raggomitolarsi su se stessa, nella morsa fatale del controllo che Norma possiede sul figlio e che scatena in lui quel maniacale senso di protezione/repulsione. Ma la loro distanza non è ancora annullata totalmente: infatti Norman decide comunque di andare con Emma e, a completare la scena, c’è la Kill For Love dei Chromatics mentre entrano nel mondo teen: quel mondo che non li vuole, che li guarda come reietti. Questa non-appartenenza concorre certo a rendere a tutto tondo il personaggio di Norman, ma diventa ridondante soprattutto nel pugno gratuito che riceve dal geloso (e anonimo) ragazzo di Bradley, che funge da innesco per lasciare la festa e incontrare proprio Mrs Watson. Norma e Norman giungono separatamente ma contemporaneamente ognuno al proprio epilogo: per Norma finisce esattamente come sempre, cioè con qualcuno che si incarica di lavare i suoi panni sporchi avendone di ben peggiori; così mentre Abernathy/Fioretti è sistemato – in un face to face in stile spaghetti western di serie B -, lei può nuovamente tornare a casa e ignorare che quello da cui c’è da guardarsi bene è probabilmente lo stesso che l’ha aiutata. Ci sono quindi tutti i presupposti per un maggior spazio da dedicare allo sceriffo Romero.

Elementi da cui ripartire ci sono, e si aggiunge l’inquadratura finale che collega la storyline di Bradley e le sue ricerche sul padre con la morte di Mrs Watson: di certo non sono questi singoli tasselli a rendere interessante la serie, anche perché mancano fortemente di originalità, ma è il loro inserimento per contrasto o in funzione della storia principale, che ha trovato la sua strada, a fare da ago della bilancia e, per ora, da bussola per la prossima stagione.
Voto episodio: 7,5
Voto stagione: 7-



Dopo lo scetticismo iniziale devo ammettere che Bates Motel è stata una delle visioni più piacevoli di quest’anno, specie per l’intelligenza con cui abbraccia gli stereotipi e per la capacità di non prendersi mai sul serio fino in fondo.
E ovviamente amo Norma Bates