
Ma, se ci riflettiamo meglio, superata la fase dell’infatuazione il vero motivo per cui ci siamo innamorati della serie è un altro, anzi sono (o erano) sette: i suoi protagonisti e i diversi rapporti – costruiti sul filo dell’ironia – che li legavano gli uni agli altri; relazioni ed interazioni così vere da farci quasi gridare al miracolo e che hanno prodotto gioiellini quali Anthropology 101 o Critical Film Studies. Anzi, era proprio quest’uso così intelligente dell'(auto)ironia a determinare il successo degli omaggi più ambiziosi, sempre sorretti da un solidissimo impianto strutturale a livello di caratterizzazione dei personaggi e di definizione dell’ambiente in cui essi si muovevano.
Don’t blame it on the gas-leak year: this is a four-year process
– Jeff Winger, 5×01 Repilot –

The start of a new chapter, recitava il poster promozionale di questa stagione: ma si può davvero parlare di nuovo inizio soltanto per uno scambio di ruolo e una gradita aggiunta nel cast?
Passare dallo study group al Save Greendale Committee avrà forse cambiato la forma, ma non certo la sostanza. Harmon si è aggrappato con tutte le sue forze al Greendale in Greendale Seven, perfino quando quel numero è diventato un 5; e il risultato è stato che i personaggi sono rimasti bloccati nelle sabbie mobili, incapaci di fare anche il più piccolo dei movimenti.

Costretti ad interagire sempre secondo le stesse dinamiche, i personaggi superstiti e i loro problemi perdono ogni interesse per lo spettatore così come le stesse vicende ripetono soltanto schemi già visti senza aggiungere nulla a quanto andato in onda in passato, perché senza una vero lavoro di caratterizzazione le premesse su cui si basano sono del tutto inconsistenti. È il caso, per esempio, di Advanced Advanced Dungeons and Dragons, che non ha né la stessa vis comica, né lo stesso impatto emotivo del suo predecessore.
Certo, tra i vari bassi ci sono stati anche degli alti non da poco: tra tutti il (sorprendentemente) fresco App Development and Condiments o il fantastico Cooperative Poligraphy, che, non a caso, si è concentrato proprio sull’esplorazione dei rapporti tra i personaggi – a riprova che è in questo che Community ha sempre dato il suo meglio ( e che forse Pierce era davvero un elemento irrinunciabile per l’equilibrio del gruppo). Nel complesso, quindi, la stagione non è stata poi tutta da buttare: è l’impostazione, il progetto che c’è dietro a non convincere.

Dopo tutto questo girare in tondo, speravamo che almeno il season finale ci indicasse una nuova direzione da seguire (anche se le basi poste da Basic Story lasciavano intendere tutt’altro). Ma purtroppo anche l’ultimo episodio – che pure ha i suoi guizzi comici – di questa annata fatta di picchi altissimi e bassissimi non fa che piegarsi su stesso come, del resto, la serie stessa. O, forse sarebbe meglio dire, il flop in cui la testardaggine di Dan Harmon l’ha inevitabilmente trasformata.
Voto episodio: 5
Voto stagione: 6
P.S. Thought Jacker, comunque, sembra proprio una serie da seguire.

Purtroppo (per la serie) sono d’accordo.
E’ stata un’annata strana, con alcune puntate mi sembrava quasi di poter dire “è lui, è Harmon, bentornato!”, con altre “è lui, è Harmon, ma qualcuno smetta di prenderlo a martellate in testa!”.
E va bene, dico, non tutte le puntate possono andarti bene, però queste ultime due le ho trovate veramente improbabili. La penultima poteva ancora essere aggiustata da questa, ma qui mi sono proprio annoiata e condivido il tuo pensiero, Francesca. Addirittura i discorsi di Abed ad Annie li ho trovati così troppo esplicitamente meta che mi hanno dato fastidio.. peccato, avevo altissime aspettative!
Ok sono in ritardissimo e non so neanche perché, semplicemente questi ultimi due episodi avevo paura di recuperarli (per via di tutti i pareri negativi trovati in rete, soprattutto sul versante italiano). Devo dire che sono d’accordo con la recensione, anche se in maniera meno drastica: questa quinta stagione non mi è dispiaciuta per niente, anzi, dopo un inizio piuttosto fiacco e qualche episodio non riuscito i picchi ci sono stati, anche se non al livello delle prime 3 stagioni (e sì, come ho scritto, Advanced Advanced Dungeons & Dragons mi è piaciuto, nonostante tutto!). La caratterizzazione dei personaggi purtroppo ne ha risentito, è vero, e questi due episodi finali lo dimostrano, ma secondo me parlare di quarta stagione 2.0 non ha tanto senso perché Dan Harmon lo si sente, si sente quell’atmosfera un po’ meta, un po’ particolare, quasi alla Arrested Development che ha sempre reso la serie unica.
Non so, sarà anche l’immenso attaccamento emotivo che ho verso Community che mi impedisce di dare un’insufficienza a qualunque episodio di questa stagione, ma io a questo doppio finale avrei dato un 6/6,5, mentre alla stagione un 7 pieno: alla fine, a mio parere, se qualcuno mi chiedesse se vale la pena recuperarsi questa serie (che ormai è stata cancellata, salvo recuperoni da parte di Netflix) io risponderei ancora “assolutamente sì”, perché l’impatto che ha lasciato sulla definizione di “comedy” è stato immenso e non è stato sminuito più di tanto da questi ultimi 13 episodi.