The gods will always smile on brave women. Coraggio, forza di volontà, lungimiranza: sono questi gli attribuiti delle donne norrene, le protagonistemorali dell’intero episodio.
Le valchirie, secondo la tradizione nordica, erano una sorta di demoni femminili, che planavano o, per meglio dire, cavalcavano attraverso i campi di battaglia, scegliendo a quali eroi togliere la vita per portarli con sé nel Walhalla.
In questo caso la valchiria richiamata dal vecchio saggio è più una personificazione della forza e del furore delle donne coraggiose, appunto, che non può esimersi dall’essere un richiamo al personaggio di Lagertha e per estensione a quello di Siggy, la quale, con un rinnovato ardore, stabilisce con fermezza di voler riconquistare una posizione di spicco negli eventi in corso di svolgimento.
Entrambe animate da coraggio e determinazione, si distinguono senz’altro tra di loro per i mezzi utilizzati per perseguire i propri scopi. Siggy, infatti, non esita a tralasciare per un attimo la sua dignità di “donna libera” pur di cementare un’alleanza con Re Horik, di cui ancora non si prevedono conseguenze nell’immediato. Viceversa, troviamo una Lagertha che non intende subire ulteriori umiliazioni dall'”adorato” consorte e che, gettando al vento ogni buon proposito diplomatico, si riprende la sua libertà compiendo un gesto violento, istintivo, cruento, eppure condivisibile. Trattasi di un gesto di rivalsa e di conclusione di un segmento narrativo che non aveva avuto molto pathos sul piano del racconto, se non quello di sottolineare l’impeto furente di uno dei ritratti umani, a mio avviso, più riusciti dello show.
Si potrebbe, invece, definire come un “piccolo” plot-twist il riemergere della personalità di Ragnar dopo la smaccata insicurezza dimostrata negli episodi precedenti (soprattutto a proposito della scelta/non scelta tra Lagertha e la madre instancabilmente incinta della sua prole). Si tratta, anche da questo punto di vista, di una forma di rivalsa per il nostro protagonista, dato che il ritratto del combattente vichingo che ci avevano restituito le sue ultime azioni/non azioni, era una commistione un po’ deludente tra un guerriero valoroso e assetato di sangue e un essere umano intrinsecamente codardo e infantile. L’imboscata organizzata ai danni di jarl Borg è, in questo senso, un piacevole capovolgimento di quest’affermazione e, allo stesso tempo, ristabilisce gli equilibri di potere tra Re Horik e lo stesso Ragnar, aprendo la strada a (si spera) inaspettati intrecci dell’intera vicenda.
Se sul versante di questi “pagani miscredenti” molti degli equilibri interni sono giocati su uno schema che potremmo riassumere “Offesa-Vendetta del torto subìto/punizione”, in terra inglese il rispecchiamento “cristiano” del prode Ragnar, incarnato da Athelstan, si ammanta invece di un’interessante patina storico-filologica nel confronto con Re Ecbert. Quest’ultimo elegge il monaco “riconvertito” a guardiano del suo patrimonio di antica saggezza, ma nonostante l’ispirazione suggestiva del sovrano (il quale evidentemente aspira a creare un impero), non si può non rimanere perplessi circa la facilità con cui un personaggio tanto ambiguo come Athelstan possa ispirare fiducia e diventare depositario prima dell’educazione dei figli di Ragnar e poi dei manoscritti posseduti dal re del Wessex.
In conclusione la serie continua a mantenere degli standard elevati, sia per la cura della ricostruzione storica, sia per la fotografia e la resa scenica in generale; tuttavia, dal punto di vista della sceneggiatura, vengono messi in evidenza alcuni aspetti dell’intreccio che tendono a essere ridondanti, mascherati abilmente dalle sequenze d’azione e dalla sensazionalità dall’effetto “disturbante” di alcune scene (ad esempio i dettagli della crocifissione di Athelstan). Ciò conferisce comunque a Vikings una sorta di segno distintivo, per cui non si rimane mai davvero delusi dallo spettacolo che Hirst ci offre.
La fiducia negli imminenti sviluppi delle storyline che interessano i personaggi principali è alta e, anche alla luce della notizia del rinnovo per una terza stagione, non possiamo che essere ottimisti e pieni di speranza.
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